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Stiglitz:ora lo stato basta neoliberismo

Politica

Il neoliberismo ha fallito. La sentenza, netta e senza appello, arriva da uno dei più autorevoli economisti al mondo, Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia 2001 e ospite di diverse edizioni del Festival dell’Economia di Trento.

Il professor Stiglitz immagina un mondo post-neoliberista nel quale ci sia più ecologia istituzionale e si contengano gli intenti del profitto. Servono più azioni di tutela collettiva. Il neoliberismo non è riuscito a creare quella società armoniosa che immaginavamo. E’ fallito economicamente e socialmente perché le diseguaglianze sono enormi, divisioni sociali e sfruttamento sono molto diffusi e negli ultimi anni abbiamo assistito anche a fenomeni poco edificanti come “protezionismo e egoismi” anche sul fronte vaccinale.

“Auspico un ritorno dello Stato, un maggiore impegno dei governi”. Il libero mercato non ha saputo regolare da solo la società, la distribuzione del reddito, i rischi ambientali. Il professor Joseph Stiglitz certifica la crisi profonda del neoliberismo e segnala con toni allarmati la necessità di nuovi paradigmi socio-economici. Tra disarmonie e conflitti, per il Nobel americano, serve un’inversione di rotta repentina perché ci stiamo muovendo verso l’economia del futuro che sarà basata sulla conoscenza. “Vogliamo lasciare la conoscenza nelle mani di pochi privati dediti alla massimizzazione dei profitti?” la provocatoria e retorica domanda di Stiglitz.

La conoscenza deve restare un bene pubblico, perché se i privati produrranno conoscenza cercheranno di limitarla e controllarne i benefici. Per i governi, quindi, sarà sempre più importante e indispensabile avere un ruolo nell’economia della conoscenza.

“L’abbiamo scoperto anche con i vaccini” ha rimarcato Stiglitz, “dato che i risultati scientifici così veloci sono stati resi possibili da consistenti fondi pubblici, mentre i privati hanno concluso solo l’ultimo miglio”. Per l’economista statunitense avremo sempre più bisogno di regole e norme, perché siamo sempre più sociali e urbani.

Ma anche soggetti a variabili esterne, imprevedibili, come cambiamenti climatici sovranazionali e pandemie globali, come abbiamo visto, o “rischi eccessivi presi dalle banche”, come con la crisi innescata nel 2008 insegna. L’economia di mercato non è stata in grado di affrontare il dilagare delle diseguaglianze, la crisi del lavoro. Perché il mercato, se lasciato libero, non si occupa della giustizia sociale e della redistribuzione del reddito.

L’ex presidente americano Donald Trump, ad esempio “insegnava nella sua università come sfruttare gli altri e aggirare le norme”. Al neoliberismo del passato, quindi, dobbiamo contrapporre un ritorno dello Stato, concetto che centra in pieno il titolo dell’edizione 2021 del Festival.


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