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Tracce russe nel referendum catalano: un “primavera spagnola”?

Mondo

Il “Sì” all’indipendenza della Catalogna ha vinto con il 90,09% dei voti nel referendum degli scontri e della violenza. Al “No” il 7,87 per cento. L’affluenza alle urne è stata del 42,3%, secondo quanto ha reso noto il portavoce del governo locale, Jordi Turull. Più di due milioni di persone hanno espresso la loro preferenza. Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha definito il voto una “messa in scena” della democrazia, sottolineandone il carattere illegale: “Non c’è stato un referendum per l’autodeterminazione della Catalogna”.

Ma gli eventi che hanno portato alla controversa votazione sembrano essere legati ad attori che operano ben oltre la penisola iberica. Uno degli argomenti centrali, attivamente discussi dai media spagnoli, si basa sul presunto coinvolgimento della Russia. Questa accusa è apparsa per la prima volta in un articolo investigativo pubblicato il 28 settembre dal tabloid spagnolo El País, che accusava le forze pro-russe di essersi adoperate e di essere ancora attive per suscitare gli eventi in Catalogna.
Tra l’altro, la relazione ha messo in risalto alcuni sviluppi:

  • Alcuni notevoli individui, tra cui il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, e Edward Snowden, il contrattista che ha trafugato informazioni classificate all’Agenzia Nazionale per la Sicurezza americana (NSA), hanno ripetutamente gravato sul referendum catalano, infatti entrambi hanno usato Twitter per inviare messaggi altamente provocatori che condannano il governo spagnolo per una sua presunta violazione della democrazia e dei diritti umani. Allo stesso tempo, illustri figure popolari hanno invitato la comunità internazionale a non opporsi alla “libera scelta di una popolazione”.
  • I bots pro-russi hanno deliberatamente acuito la situazione usando le piattaforme dei social media Facebook, ma soprattutto, Twitter. La ricerca presentata da El País si riferisce ai risultati ottenuti con il cosiddetto progetto “Hamilton 68”, sviluppato dal Fondo Marshall Tedesco. L’analisi di Hamilton 68 ha scoperto e tracciato, durante il periodo appena antecedente il referendum catalano, più di 600 conti pro-Kremlino (sia reali che falsi) che continuativamente pubblicavano news e riempivano lo spazio informativo in linea.
  • Al tempo stesso, gli hacker hanno impedito al governo spagnolo di bloccare i portali e le pagine web che incitavano al “separatismo”. Fonti della Guardia Civile Spagnola, hanno reso noto che il tentativo delle autorità spagnole di arginare i siti internet “ostili”, ha portato alla chiusura di 144 siti Internet (con sede nell’Unione Europea), mentre molti siti web sono rimasti attivi perché sono alimentati dall’estero, molto probabilmente hanno sede in Russia o in altre parti dello spazio post-sovietico: per carenza di accordi bilaterali che disciplinano il cyberspazio, le autorità spagnole non possono perseguire questi siti pro-separatisti.
  • Infine, le edizioni in lingua spagnola dei principali mezzi di “comunicazione” sostenuti dal Cremlino, tra cui Sputnik e RT, mentre si sono sbizzarriti a pubblicare apertamente e costantemente materiale anti-Madrid, hanno riportato gli eventi in Catalogna come una violazione dei diritti fondamentali democratici. Per esempio, dal 28 agosto, RT ha pubblicato sul suo sito web 42 pezzi inerenti il referendum catalano. Gli articoli hanno ripetutamente caratterizzato titoli altamente provocatori, come “L’Unione europea rispetterà l’indipendenza della Catalogna, ma dovrà attivare un procedimento di adesione”. In breve, i centri controllati dal Cremlino hanno cercato in tutti modi di acuire la divisione tra la posizione ufficiale di Madrid e quella delle autorità locali.

Oltre agli elementi prima descritti, vale anche la pena di dare una sfogliata alle reti apparentemente indipendenti russe, (come brevemente accennato in un post di ieri), che hanno diffuso e disseminato informazioni simili in lingue diverse dallo spagnolo. Tra le più attive ci sono state “Russia News Now”, “Fort Russ” e “News Front”, che hanno pubblicato articoli in inglese, raggiungendo così un più ampio pubblico. Una rivista araba ha mirato a stabilire un parallelo tra gli eventi in Crimea e Catalogna, dando giudizi di “sole risposte sbagliate degli Stati Uniti” e del più ampio Occidente, mentre, allo stesso tempo, ha elogiato le azioni russe in Ucraina. Il pezzo, scritto in inglese, è stato tradotto in russo e distribuito massicciamente in quasi tutte le maggiori reti informative russe.

L’articolo, che porta il titolo “Crimea, Kosovo, Catalogna, Corsica e Kurdistan”, afferma che “l’Occidente applica doppi standard per quanto riguarda i referendum”, e aggiunge che gli eventi in Catalogna indicano l’esistenza di una profonda crisi strutturale della società occidentale. Questo concetto, ha portato l’autore ad affermare che nel mondo contemporaneo ci sono solo i modelli “governativi adottati dalla Russia e dalla Cina” che sono praticabili e gestibili. Infine, l’articolo ha suggerito che il referendum catalano rappresenti solo l’inizio di una lunga sequenza di movimenti d’indipendenza, e la sua conclusione è stata che “alcuni Stati americani” decideranno di andare al voto per ottenere una secessione.

Mosca tradizionalmente ha sempre negato il suo presunto coinvolgimento in tali campagne di informazione. L’ambasciatore russo in Spagna, Yuri Korchagin, ha scrollato le spalle per le accuse, ed ha sostenuto che il Cremlino non è implicato negli eventi della Catalogna.
In entrambi i casi, il referendum catalano ha scatenato un’esperienza isterica tra i propagandisti russi, che si sono precipitati a fare confronti tra la Catalogna nel 2017, e la Crimea nel 2014. I media russi, oltre che celebrare la “indecisione europea” e la “mancanza di consolidamento” del continente, si sono serviti del linguaggio che avevano precedentemente già sperimentato a Kyiv, per profanare Madrid per la sua “operazione punitiva a Barcellona” (karatelnaya operatciya).

Nel frattempo, alcuni esperti russi si sono lamentati che i catalani non potranno “esprimere la loro volontà democratica” come hanno potuto fare i residenti della Crimea “il cui processo democratico è stato possibile perché sostenuto dalle truppe russe presenti”. Altri commentatori si sono persino affrettati a definire gli eventi come “l’autunno catalano” (in evidente riferimento alla “primavera russa” nell’Ucraina sudorientale del 2014). È interessante notare che i media russi sono ultra certi che i burocrati europei riconosceranno l’indipendenza catalana e manterranno questo nuovo stato all’interno dell’UE, libero di “evolversi in Europa occidentale”.
Infatti, è estremamente difficile riuscire a dimostrare che la “traccia russa” ha avuto un fattore decisivo negli eventi in Catalogna. Ciò che è ovvio però, (anche se completamente ignorato dalle élite europee), è che il “mondo russo” sta diffondendo la sua influenza in tutta l’UE. E, nonostante la grande distanza geografica dalla Russia, sembra che la Spagna sia uno dei nuovi principali obiettivi di Mosca. I sentimenti pro-russi / sovietici (di solito molto confusi) sono piuttosto forti in questo paese mediterraneo, questo è dovuto principalmente ad una frequente e sui generis interpretazione locale del ruolo dell’Unione Sovietica nella seconda guerra mondiale.

Inoltre, i simboli sovietici sono molto diffusi in Catalogna, soprattutto nelle grandi università, che sono permeate di sentimenti di sinistra e antiamericani. Grazie alla Russia World Foundation (e all’Ambasciata russa), una delle più grandi università europee, l’Università di Granada (80.000 studenti) ha aperto un “Centro Russo” per “diffondere” la conoscenza “della Russia tra gli spagnoli”. Centri analoghi sono attivi a Madrid e Barcellona. Inoltre, quest’anno, la diaspora russa in Spagna ha organizzato massicce commemorazioni per il 9 maggio (l’anniversario festeggiato a Mosca della vittoria dell’Unione Sovietica sulla Germania nazista) a Barcellona, Alicante, Valencia, Tenerife, Isole Canarie e Maiorca.

Le risorse propagandistiche russe hanno creato una mappa delle regioni europee permeate da “movimenti secessionisti”, includendo anche la Spagna. Quando si presenta il momento, Mosca è sempre pronta ad usare “le scissioni, manifestazioni, lamentele, scioperi e informazioni provocative” a proprio vantaggio per pregiudicare sempre più la coesione europea.

Bedris


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