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Trasportare l’energia sarà la fine del Medio Oriente?

Politica

L’ipotesi di una modifica radicale della produzione energetica è una battaglia che investirà tutto il ventunesimo secolo ed avrà delle conseguenze enormi. Paesi oggi ricchissimi un domani potrebbero ritornare a condizioni para desertiche e di estrema povertà. Di Giacomo Pproperzj

Con l’arrivo dell’inverno si aggravano oltre che i problemi sanitari della pandemia anche quelli del maltempo che viene addebitato alle condizioni di inquinamento generali del pianeta.

Ci è già capitato di osservare che le difficoltà ambientali sono prettamente collegate con l’energia e il modo con cui essa viene prodotta prevalentemente attraverso la combustione di materiali fossili.

Abbiamo anche osservato che una delle strade per poter risolvere la situazione dovrebbe essere quella di recuperare produzione energetica attraverso l’opzione nucleare fino ad oggi, soprattutto dopo i fatti di Chernobyl, molto demonizzata anche per mezzo di referendum popolari.

Ma un altro problema su cui si deve studiare attentamente per ricuperare valori energetici è la conservazione dell’energia la quale fino a poco tempo fa era scarsamente conservabile se non con pile poco potenti ma che oggi, grazie soprattutto alla produzione di automobili con motori elettrici, sembra trovare soluzioni più interessanti: oggi ci sono già automobili che hanno un’autonomia di centinaia di chilometri e quindi batterie notevolmente potenti.

Se si potesse trovare un materiale che riducesse al minimo il logorio dell’energia conservata attraverso il costante rapporto degli elettroni tra polo positivo e polo negativo probabilmente si potrebbe arrivare a poter conservare quantità consistenti di energia elettrica.

Ora si deve pensare, per esempio, che quasi tutta l’Africa è collocata su un altipiano mediamente tra i 1000 e 1500 m di altezza e da questo altipiano scendono fiumi importanti, vedi il fiume Congo, e che il solo lago Vittoria, grande 68.000 mq e a 1.100 metri di altezza sul livello del mare, è un bacino naturale di enormi proporzioni. L’Africa quindi si presterebbe alla produzione idroelettrica in quantità colossali che laddove si trovassero sistemi di trasporto non dispersivo potrebbe rifornire da sola tutta l’Europa che ha poche materie prime ma un’alta tecnologia e quindi una forte esigenza energetica.

Si potrebbe immaginare un giorno, al posto delle grandi petroliere, l’arrivo di grandi contenitori di elettricità analoghi a una centrale elettrica vera e propria che alimentino in modo non inquinante le reti nazionali.

Naturalmente si oppongo a questi progetti interessi consolidati di enormi proporzioni cioè tutta la produzione petrolifera e gasifera nonché carboniera: sono interessi di fortissimi gruppi economici ma anche di tipo politico collegati a grandi Nazioni come per esempio la Russia e, soprattutto, i Paesi del Medio Oriente a partire dall’Arabia Saudita.

Paesi questi collegati sotto forme varie anche da fattori religiosi che hanno alimentato in passato e alimentano tutt’oggi forme di propaganda che in alcuni casi è arrivata al terrorismo. 

Dunque l’ipotesi di una modifica radicale della produzione energetica è una battaglia che investirà tutto il ventunesimo secolo ed avrà delle conseguenze enormi se solo si considera il fatto che Paesi oggi ricchissimi un domani potrebbero ritornare a condizioni para desertiche e di estrema povertà da cui sono usciti con la violenza delle loro conquiste, nell’alto Medioevo, e con la forza economica della loro produzione petrolifera nell’epoca moderna.

Ci sono oggi nazioni come gli Emirati che paiono collodianamente veri e propri paesi dei balocchi dove non si pagano tasse e dove tutte le grandi multi nazionali collocano i loro centri commerciali in un clima di ricchezza straordinaria: tutto questo può anche rapidamente finire ma certamente non senza strascichi violenti poiché si tratta di alterare un equilibrio economico che ha improntato tutto il ventesimo secolo con le sue guerre, le sue persecuzioni e la sua cultura.

Avremo modo di parlarne per lungo tempo.

Giacomo Properzj


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