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Trump è il mandante degli squadristi

Mondo

NEW YORK – “Non è la prima volta che Washington è stata messa a ferro a fuoco da un attacco di nemici (1814) o terroristico (2001), ma è la prima volta in due secoli e mezzo di democrazia degli Stati Uniti che l’attacco sia stato pianificato, organizzato e guidato dal presidente degli Stati Uniti!”. Uno sguardo sugli ultimi scioccanti avvenimenti a Washington arriva dall’editoriale di Stefano Vaccara che campeggia in primo piano sul portale di informazione bilingue da lui diretto, La Voce di New York.
“Nel demenziale discorso tenuto mercoledì davanti alla Casa Bianca prima che la folla di trumpisti si muovesse contro il Campidoglio, Donald Trump ha platealmente aizzato la massa di supporter a indirizzarsi verso il Congresso per sostenere il gruppo di senatori e congressmen che stavano portando obiezioni per bloccare le certificazione di Biden a presidente eletto, e a sua volta minacciare quella maggioranza di legislatori che invece stavano portandola avanti. È stato Trump, visto in diretta, il capo mandante dell’azione squadrista fascista!”, che, per la cronaca, ha causato 4 morti, 13 feriti e 50 arresti.
Quello che è successo nella capitale della più potente nazione della terra il 6 gennaio sarà chiamato per sempre “il giorno dell’infamia”, come il Senatore Chuck Schumer, leader della nuova maggioranza democratica al Senato, ha detto nel suo discorso che ha ripreso i lavori dopo poche ore l’invasione dei teppisti-terroristi. Il senatore che rappresenta New York, ricordando come il presidente Franklyn Roosevelt chiamò “the Day of Infamy” quel giorno dell’attacco giapponese a Pearl Harbor, non ha avuto esitazione ha indicare il “mandante” di questa giornata infame: Donald Trump.
Mentre, purtroppo, abbiamo notato che sia il vice presidente Mike Pence che il leader dei repubblicani Mitch McConnell, nel condannare senza riserve il raid dei teppisti al Congresso, non hanno accusato con altrettante parole chiare e nette, direttamente il presidente Trump come il vero responsabile dell’azione di attentato alla democrazia.
Mentre scorrevano le drammatiche immagini di oggi pomeriggio (il 6 gennaio per chi legge, ndr) su quello che stava accadendo a Washington, il mondo dei social mostrava tutta la sua incredulità: come era possibile che questo accadesse negli Stati Uniti? Per chi legge questa column, ritrovarsi sorpreso da quanto accaduto non credo sarebbe così giustificato: scrivere continuamente di Trump come il peggior presidente degli Stati Uniti d’America non era una ossessione personale, ma il dovere giornalistico di suonare l’allarme su quello che oggi è arrivato come epilogo inevitabile di una tragedia annunciata. Metti un egocentrico psicopatico instabile alla Casa Bianca e prima o poi…
Ma che Trump potesse arrivare ad aizzare una folla di supporter ad assaltare il Congresso? Una insurrezione lanciata dal presidente?
Certamente ed era proprio questo il senso, meno di una settimana fa, di scrivere che il brindisi per celebrare il nuovo anno lo rinviavamo a dopo il 20 gennaio… Era una certezza che Trump, bestia ferita dalla sconfitta del 4 novembre che non vorrà mai ammettere, stesse preparando qualcosa di terribile. Il 6 gennaio ne abbiamo avuto una dimostrazione. Ma oltre al giorno dell’infamia a Capitol Hill? Cosa altro potrebbe ancora combinare? Molto di più e peggio…
Altro che indugiare, ora il Congresso unito, insieme al vicepresidente Mike Pence, deve cambiare atteggiamento nei confronti di Trump non solo con le loro parole di condanna per quello che è successo, che stiamo ascoltando mentre scriviamo, ma soprattuto con i fatti affinchè si eviti che nei prossimi 14 giorni possa accadere di peggio. Ormai Trump è totalmente impazzito, come gli ultimi consiglieri rimasti si sarebbero confidati con i giornalisti corrispondenti dalla Casa Bianca, e quindi sempre più mina vagante pronta ad esplodere nel cuore della democrazia americana.
Bisogna licenziare il presidente, non c’è più tempo. Quando gli squadristi stavano vandalizzando gli uffici del Congresso e terrorizzando i legislatori e i loro collaboratori difesi dalle coraggiose guardie armate rimaste a difenderli, Trump, dicono più fonti, avrebbe tentennato nel richiedere subito lo schieramento della guardia nazionale. Da quanto si sta sapendo in queste ore, sarebbe stato solo il pronto intervento di Pence a togliere ogni indugio. Il presidente degli Stati Uniti è diventato ormai il più grande pericolo alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
Lo hanno capito anche i social, del pericolo che reca, con twitter che dopo l’ennesimo tweet in cui Trump praticamente giustificava la violenza al Congresso, gli ha sospeso l’account.
Trump era già per chi scrive il peggior presidente della storia degli USA, ora è già il pericolo più grande che esiste per la nazione, perché alla Casa Bianca c’è un commander in chief impazzito. Il 25esimo emendamento della Costituzione è lo strumento per Mike Pence, con una maggioranza dei componenti del governo, per richiedere la rimozione immediata del presidente per incapacità manifesta di esercitare le sue funzione in difesa del paese e della costituzione. Uno strumento che dovrebbe essere attivato prima che sia troppo tardi. Trump rifiuterebbe le ragioni delle suo licenziamento portate dalla maggioranza dei ministri del suo governo? Certo, ci vorrebbe allora la partecipazione della maggioranza di 3/4 del Congresso per confermare la sua rimozione. Ma se non si vorrà avere un’altra chiamata squadrista aizzata da Trump mentre è ancora presidente, questa volta con conseguenze ancora più gravi, bisogna che Pence e il Congresso agiscano al più presto. Il 20 gennaio, il giorno della liberazione da Trump, potrebbe essere troppo tardi”.
Ultim’ora: il Congresso ha proclamato Biden presidente degli Stati Uniti. L’insediamento suo e di Kamala Harris ci sarà proprio il 20 gennaio. 



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