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Tutti i problemi di artigiani e piccole aziende alle prese con il green pass

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 L’Ufficio studi della Cgia lancia l’allarme per le imprese più a rischio: quelle del settore metalmeccanico, dell’edilizia, del tessile e della calzatura, dove già ora molti posti di lavoro sono scoperti perché mancano i candidati 

© Francesco Fotia / AGF 
– Una bottega di artigiani restauratori in via Margutta, a Roma

AGI – “Molti artigiani e altrettanti piccoli imprenditori sono preoccupati e sperano nell’effetto annuncio; ovvero che entro il prossimo 15 ottobre la gran parte dei 3,7 milioni di dipendenti del settore privato che non si sono ancora vaccinati lo facciano. Se ciò non dovesse avvenire, tante aziende potrebbero trovarsi nella condizione di dover bloccare l’attività lavorativa, perché impossibilitate ad avvalersi dell’apporto, in particolar modo, di tecnici e operai altamente specializzati che costituiscono l’asse portante di queste realtà”.

“Figuriamoci se poi – insiste la Cgia – fosse necessario sostituire tecnici e operai specializzati, così come prevede il decreto per le imprese con meno di 15 dipendenti: trovare alcune figure professionali, infatti, è da tempo un’impresa quasi impossibile, soprattutto in alcune aree del Paese. Ricordiamo, altresì, che in Italia il numero degli addetti medi per azienda è pari a 4 (un titolare e 3 dipendenti). L’impossibilità di rimpiazzarne anche uno, implicherebbe al titolare dell’attività di non disporre per un determinato periodo di tempo di un terzo della forza lavoro”.

Insomma, prosegue la riflessione, “per le aziende con pochi o pochissimi dipendenti, lo stop per uno di loro significa il fermo della produzione. Certo, per ottenere il certificato verde c’è la possibilità che, in alternativa al vaccino, il dipendente si sottoponga periodicamente al tampone; ma quanti saranno disposti a sostenere un costo mensile di almeno 180 euro al mese?”, si chiede l’associazione degli artigiani.

Saldatori, fresatori, lattonieri non si trovano quasi più

Nel comunicato stampa del 17 settembre scorso – ricorda la Cgia – Unioncamere e Anpal hanno presentato i dati del Bollettino del Sistema informativo Excelsior. Tra quelle professioni che presentano la percentuale di difficoltà di reperibilità più elevata, vale a dire che nel 60 per cento dei casi si faticano a trovare, scorgiamo molti tecnici specializzati che operano nel settore metalmeccanico: saldatore; fresatore; tornitore; fabbro; manutentore e riparatore macchine fisse e mobili; addetto alle macchine a controllo numerico.

Altrettanto interessato da questa criticità è il comparto casa/costruzioni. Le figure che presentano grosse difficoltà di reperimento sono: montatore di infissi; gruista; piastrellista; elettricista; lattoniere; cappottista; dipintore. Come nei due precedenti settori, anche gli imprenditori del tessile/abbigliamento e calzature che, sebbene più degli altri abbiano subito gli effetti della crisi pandemica, nel 60 per cento circa dei casi denunciano di faticare a trovare le seguenti professionalità: orlatrice; tagliatore; prototipista; tintore; tessitore; addetto al finissaggio.

Si chiede la Cgia: “Quanti lavoratori dipendenti attualmente assunti con queste mansioni non sono stati ancora vaccinati? Ovviamente, non lo sappiamo, come non conosciamo nemmeno quanti di questi operatori, dopo il prossimo 15 ottobre, non si recheranno in azienda perché sprovvisti del lasciapassare. Tuttavia – rileva – il problema almeno in linea teorica si pone, eccome, visto che a metà di questo mese erano 3,7 milioni i dipendenti privati non ancora immunizzati. Per tanti piccoli imprenditori, pertanto, rimpiazzare una parte di queste figure potrebbe non essere possibile. Un rischio che dobbiamo mettere in preventivo, anche se siamo convinti che per evitare che la curva epidemiologica torni a crescere – scongiurando così nuove chiusure e ulteriori limitazioni alla mobilità – è indispensabile allargare il più possibile la platea delle persone vaccinate”.

Un dipendente privato su 4 non è vaccinato

Secondo i dati diffusi verso la metà di questo mese dal Governo Draghi, i lavoratori dipendenti del settore privato che si sono vaccinati ammontano a 11 milioni, mentre quelli che non l’hanno ancora fatto sono 3,7 milioni. Pertanto, la percentuale dei non “protetti” sul totale della categoria è pari al 25,1 per cento.

Tra i disoccupati, invece, gli immunizzati sono 1,8 milioni, quelli che non lo hanno ancora fatto sono mezzo milione (21,7 per cento dei non vaccinati). Fra la popolazione inattiva, 10,8 milioni sono in possesso della certificazione verde, 2,7 milioni ne sono ancora sprovvisti (20 per cento del totale).

dipendenti pubblici in possesso del green pass, invece, sono 2,9 milioni, quelli senza poco più di 400 mila (tasso dei non vaccinati è al 12,1 per cento)

Chi controlla i lavoratori in nero?

Nel ribadire che solo attraverso l’incremento del numero degli immunizzati possiamo sconfiggere la pandemia e agganciare stabilmente la ripresa economica, l’Ufficio studi della Cgia segnala un’altra categoria che il certificato verde non riuscirà a “intercettare”: ovvero i lavoratori irregolari. Ebbene, chi controllerà il lasciapassare alle centinaia e centinaia di migliaia di finti artigiani che ogni giorno si recano abusivamente nelle abitazioni degli italiani per aggiustare un rubinetto, cambiare la serratura, fare una messa in piega o sostituire una tapparella?

In Italia, ricordano gli artigiani mestrini, il numero dei lavoratori in nero è di poco superiore ai 3,2 milioni. Sono persone che arrotondano le magre entrate per qualche ora o per l’intera giornata lavorando in maniera irregolare: vale a dire senza versare imposte e contributi previdenziali. Oltre 1,2 milioni è al Sud, quasi 781 mila a Nordovest, quasi 724 mila nel Centro e poco più di 525 mila nel Nordest.

Le regioni che ne contano di più sono, ovviamente, quelle che registrano il numero di abitanti più elevato, ovvero la Lombardia con 504.300 unità, il Lazio con 421.100 e la Campania con 361.200. 

 

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