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“Tutto torna”: scienziati convinti di aver trovato la creatura più antica sulla Terra

Scienza&Tecnologia

 CC BY 3.0 / Fvanrenterghem / 

I fossili di 890 milioni di anni ritrovati nel Canada nordoccidentale potrebbero essere i resti del più grande animale pluricellulare della Terra. Si tratta di 350 milioni di anni prima di quanto si pensasse.

Ciò significa che l’ampiamente accettata storia dell’evoluzione degli organismi viventi potrebbe necessitare di alcune correzioni. Tuttavia, non tutti gli esperti giudicano convincente questo ritrovamento.

Un mistero inaspettato

Due anni fa, analizzando al microscopio alcuni frammenti di antichi fossili provenienti dal Canada nordoccidentale la paleontologa Elizabeth Turner notò un complesso di fini “rametti” calcarei che ricoprivano uno degli esemplari. Formavano una micro-struttura molto peculiare a forma di lombrico e che ricordava lo scheletro delle spugne cornee contemporanee. Questo mistero sarebbe rimasto tale se non fosse stato per due elementi. 

Anzitutto, si trattava di spugne prive di spicula, ossia nelle quali lo scheletro è composto unicamente da proteine che naturalmente non si conservano allo stato fossile.

Tuttavia, quando finiscono nel terreno al loro interno possono crearsi dei sedimenti di sali di calcio che creano appunto una struttura calcarea di sottili righe. È esattamente ciò che ha visto al microscopio la ricercatrice. Oggi sono pochi i fossili noti di questa tipologia. Il più conosciuto è di una spugna del Fanezoroico che ha 485 milioni di anni.

In secondo luogo, la datazione indicativa dell’esemplare canadese (890 milioni di anni) si discostava parecchio rispetto a quella dell’animale contenuto all’interno del fossile: e comunque molto prima rispetto a quando si crede siano comparsi i primi animali pluricellulari.

L’epoca a cui, secondo Turner, apparteneva la spugna preistorica è il Toniano e la maggior parte dei paleontologi non crede possibile che in quel periodo esistessero delle creature pluricellulari. Ma l’articolo di Turner è stato pubblicato su una delle riviste scientifiche più autorevoli al mondo, Nature. Pare che l’età effettiva del regno animale potrebbe essere anche il doppio rispetto a quanto credevamo. Ne è scaturito un acceso dibattito.

Pre-paleontologia oscura

Vi sono due punti di vista a proposito della evoluzione degli organismi pluricellulari. Secondo una versione, a cavallo tra l’Ediacarano (l’ultima fase del Precambriano) e il Cambriano (la prima fase del Fanerozoico) comparve improvvisamente un gran numero di animali afferenti a diverse linee evolutive. Questo evento è noto come “esplosione cambriana”. Tuttavia, secondo gli esperti, non vi fu in realtà nessuna esplosione. Infatti, la graduale e nascosta evoluzione dei principali gruppi di organismi pluricellulari era cominciata già durante il Precambriano. E all’inizio del Fanerozoico crebbe il numero di questi organismi i quali svilupparono degli scheletri. Grazie a questi ultimi abbiamo traccia ancora oggi di questi organismi sotto forma di fossili. Il fatto che dei loro predecessori non siano rimaste tracce materiali non significa che non esistessero affatto.

Tanto più che il metodo dell’orologio molecolare (cfr. i biologi misurano la rapidità evolutiva in base al numero di scambio nucleotidici rilevati nei geni antichi) dimostra che le principali ramificazioni dei gruppi di organismi pluricellulari si manifestare durante il Precambriano. Ma questo vuol dire che il loro antenato comune sia vissuto durante il Toniano.

In un commento alla rivista Nature il noto geobiologo David Gold ha osservato che, se le spugne fossero esistite 890 milioni di anni fa, avrebbero dovuto vivere in condizioni estremamente sfavorevoli alle quali difficilmente è possibile adattarsi. Infatti, quasi tutta la superficie del pianeta era ricoperta da uno spesso strato di ghiaccio e nell’atmosfera si registravano bassissimi livelli di ossigeno. È il cosiddetto periodo della “Terra a palla di neve”.

 
Tuttavia, le tracce della presunta spugna più antica del mondo sono state rinvenute tra i resti di stromatoliti, ossia strutture sedimentarie create dai cianobatteri che emettono ossigeno. Inoltre, le spugne potevano alimentarsi con i prodotti organici dell’attività dei loro vicini, osserva l’autore dello studio.
Considerato che i resti di questi animali sono stati rinvenuti negli stromatoliti di età più tarda, la spiegazione risulta verosimile.

Alcuni esperti sono inclini a pensare che proprio le spugne furono i primi organismi pluricellulari dai quali poi si generarono tutti gli altri. Non presentano né sistema nervoso né organi, si alimentano grazie al filtraggio dell’acqua. Si ritiene che i primissimi animali conducessero uno stile di vita sedentario. A un certo punto questi animali cominciarono a svilupparsi e a riprodursi autonomamente. Così comparvero le specie in grado di muoversi liberamente.

Nessuna traccia delle spugne

Tra i paleontologi vi sono alcuni i quali ipotizzano che nei fossili studiati da Turner non vi siano nemmeno traccia di spugne. Andrey Zhuravlev, docente di Biologia presso l’MGU, commenta così il lavoro di Turner.
 

“Nelle strutture fossili ricavate dagli stromatoliti di 890 milioni di anni non c’è nulla di insolito. Quei reticolati (così vengono definiti sulla rivista Nature, NdR) si formano in esito al decadimento dei rivestimenti batterici che compongono gli stromatoliti. Poi le pareti si riempiono di cristalli di calcite di nuova formazione come in questo caso. Reticolati analoghi sono visibili anche in molti altri stromatoliti batterici dal primo Proterozoici ai giorni nostri. Non vi sono in questo caso segni che ci consentano di distinguere in maniera affidabile delle spugne. Inoltre, tutte le spugne più antiche (quelle del primo Cambriano che vissero tra 535 e 510 milioni di anni fa) presentano uno scheletro molto regolare con una corretta disposizione delle sezioni scheletriche. Le spugne con una conformazione scheletrica irregolare compaiono molto dopo”.

Secondo Zhuravlev, la pubblicazione di Turner non fornisce alcun fondamento in grado di indurre a rivedere globalmente le scoperte fatte sinora.
Un simile punto di vista è condiviso da Graham Budd, ricercatore dell’Università di Uppsala (Svezia) e uno dei massimi esperti del Cambriano. In un’intervista rilasciata a The New York Times Budd ha paragonato la scoperta di spugne di 890 milioni di anni con il ritrovamento di un chip in un monastero del XIV secolo.

di Alfia Enikeeva


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