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Un bel colpo a questa Italia del cappio

Politica

L’importanza delle proposte della ministra Cartabia è che si sta andando in controtendenza rispetto agli ultimi trenta anni, gli anni nel segno del Cappio dell’on. Orsenigo.

16 Marzo 1993: a Montecitorio, in un clima infuocato, il deputato della Lega, Luca Leoni Orsenigo sventola un cappio verso i deputati democristiani, socialisti e di tutto il pentapartito. Cioè, verso le vittime designate del golpe mediatico-giudiziario che eliminerà una intera classe politica e di governo, aprendo la strada ad una degenerazione della democrazia italiana che ancora non si è arrestata e limitando diritti e garanzie dei cittadini, schiacciati sempre di più dal potere delle procure.

Quel gesto aberrante è l’emblema più efficace di una nuova Italia: più cattiva, manettara e in procinto di smontare i capisaldi della civiltà giuridica e indebolire la funzione della democrazia. Una degenerazione che ha avuto la sua vetta ingloriosa con la cosiddetta riforma del ministro Bonafede, approvata appena un paio di anni fa. Si faccia attenzione ai tempi. Tre anni fa, il 33% degli Italiani consegnarono al Movimento 5Stelle una ampia maggioranza relativa di deputati e senatori.

Due anni fa, il governo Conte 1, sostenuto da 5 Stelle e da una Lega su posizioni ultrapopuliste, regalò al Paese una riforma in campo penale basata sulla eliminazione della prescrizione e, quindi, sul potere della magistratura di imprigionare i cittadini nella feroce gabbia dell’imputato a vita. In questi giorni, il governo Draghi, con la ministra Cartabia, ha dato un primo micidiale colpo di maglio a questa Italia del cappio. Micidiale non perché rivoluzionaria, anzi: a giudizio di chi scrive si tratta di emendamenti alla legge Bonafede abbastanza timidi.

Ma l’importanza è che si sta andando in controtendenza rispetto agli ultimi trenta anni, gli anni nel segno del Cappio dell’on. Orsenigo. E che la distanza con la legge che si intende modificare, si valuta addirittura in pochi mesi dalle norme entrate in vigore. E che, in aggiunta, si stanno raccogliendo firme in tema di giustizia per una serie di referendum abrogativi che lasciano sperare che gli emendamenti della ministra Cartabia siano solo l’inizio di un lungo percorso.

Contro il ritorno ad una giustizia più serena si sono schierati, naturalmente, una parte di magistrati, politici e giornalisti che da questo clima di terrore hanno tratto largamente vantaggio. Ci consola constatare che non sono così numerosi come un tempo: gli effetti devastanti hanno lasciato per strada molti antichi sostenitori del giustizialismo sfrenato. Ma, sotto sotto, c’è anche chi rema contro per ragioni squisitamente politiche: una parte del PD che teme gli effetti negativi sulla possibile alleanza con i 5Stelle.

Entrambi tentano di screditare i referendum per il sostegno offerto da Salvini. Ma, come insegna Confucio, non importa di che colore sia il gatto. Importa che prenda i topi.

E se, poi, dobbiamo registrare che la Lega che raccoglie le firme per i referendum è lo stesso partito dell’uomo che agitava il cappio, il problema non può essere di chi ha sempre creduto ad una giustizia giusta e civile.

Nicola Cariglia


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