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Una settimana particolare: siamo transnazionali! Facciamone tesoro

Arte, Cultura & Società

Una settimana diversa, in un periodo solitamente di bonaccia. Quest’anno non sono mancate notizie e titoloni sui giornali: Afghanistan, Covid, rave di Viterbo/Grosseto e Haiti. Una linea attraversa questi quattro argomenti: la transnazionalità.

Quella dopo Ferragosto è mediamente la settimana più “rilassata” dell’anno. Lo si nota in genere da titoli stantii, e già preparati di default, da parte dei media e dal basso traffico veicolare urbano.

Forse quest’anno è stata rotta la tradizione.

Due gli argomenti principe: Afghanistan e Covid. Seguiti dal rave di Viterbo/Grosseto e Haiti.

Una linea attraversa questi quattro argomenti: la transnazionalità. Tutte questioni relative alla nostra vita di tutti i giorni e che sono legate all’essere noi in condivisione, collegamento ed interdipendenza col resto del mondo.

L’Afghanistan ci sta facendo discutere come non mai di politica internazionale, guerre, civiltà, religioni, immigrazione e diritti umani e individuali. Noi italiani connessi con questo lontano Paese fornitore principale, tra l’altro, dei derivati illegali dell’oppio che invadono le nostre comunità.

Del Covid sappiamo tutti come si rapporta col resto del mondo.

Il rave di Viterbo/Grosseto, al di là di alcune prese di posizioni opportunistiche e propagandistiche sui danni e l’inciviltà che avrebbe creato ai residenti sul territorio, e anche al di là dell’opportunità di un simile raduno in era covid, è un evento musicale che ha coinvolto persone da tutta Europa e dove, per fortuna di tutti, le nostre forze dell’ordine sono state in grado di tenerlo sotto controllo senza alimentare tragedie.

Haiti, per coloro che se ne sono accorti, ci ha ricordato la fragilità oltre il covid: terremoti ed eventi atmosferici estremi. E da qui l’opportunità di una comunità mondiale che faccia fronte anche a queste emergenze, purtroppo più frequenti.

Facciamone tesoro. I nostri diritti e i nostri doveri non sono quelli della difesa del nostro giardino, ma di quel giardino (di nature e civiltà) che si chiama Terra.

Vincenzo Donvito, Aduc


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