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Vaccino Covid italiano, bocciato dalla Corte dei conti

Economia e Finanza

La via dove si trova il palazzo della Corte dei conti è via Mazzini a Roma.

Progettato il Palazzo, da due architetti Pasquarelli e Poggi, inaugurato dal Presidente della Repubblica Segni quasi sessanta anni fa.

Ricordo un testo, “La Corte dei torti “scritto da uno dei più grandi studiosi di diritto, il compianto Avv. Prof. Ivone Cacciavillani.

Nel testo, un’acuta e serrata critica dell’assetto e del funzionamento della Corte dei conti. Il grande Giurista denuncia lo scempio di giurisdizione praticato dalla sua giurisprudenza, che rivendica un’assoluta autonomia da ogni altra giurisdizione.

Testo e contenuto sono riemersi nella mia mente, dopo la constatazione che il vaccino italiano contro covid 19 della società ReiThera non effettuerà la fase 3 di sperimentazione, per l’intervento della Corte dei conti che ha bloccato lo stanziamento di 80 milioni di euro che lo Stato aveva promesso.

Voleva conoscere maggiori dettagli sull’investimento, per lo sviluppo del vaccino. Gli studi della fase 1 e 2 hanno dimostrato una buona tolleranza con efficacia del 93% dopo una singola dose e 99% con due dosi.

ReiThera aveva investito su tecnologie innovative, che consentono di produrre il vaccino in grandi quantità. Invece non se ne fa nulla.

La domanda che mi pongo è perché al vaccino italiano un no agli 80 milioni di euro mentre una sorta di insopportabile struzzismo ha colpito la Corte dei Conti su altra vicenda.

Su circa 17,6 miliardi di euro assegnati a trattativa privata, contestati in una relazione dall’avvocato della Corte di Giustizia UE, machiavellicamente evitato il pronunciamento della Corte di Giustizia e beffa finale la corresponsione, in un lodo arbitrale di ulteriori soldi pubblici a questi costruttori perché la vicenda “Corte di Giustizia” gli aveva fatto perdere tempo.

Le infrastrutture sono: la linea alta velocità Treviglio/Brescia/Verona km 137 costo 5480 milioni di euro, costruttore Cepav capogruppo Eni, Verona/Padova Km 81,5 costo 5303 milioni di euro costruttore Iricav 2 ora Webuild (Salini, Cassa Depositi e Prestiti, Intesa, Unicredit, BMP) e infine la Genova/Milano alta velocità costo 6853 milioni di euro per 53 Km 36 dei quali in galleria (altro che riduzione della CO2!) sempre Webuild.

 

Facendo il “conto della serva ovvero dividendo costo totale 17,63 miliardi per totale km che sono 254,5 conosciamo il costo medio di un km pari a 69,27 milioni di euro.

In concreto 1154 metri di alta velocità costano l’equivalente del finanziamento “negato” per il vaccino italiano, a un’azienda italiana e sperimentato presso lo Spallanzani di Roma.

La sequenza degli eventi e lo struzzismo degli organismi di controllo?

Il Governo nel 2006 annulla le concessioni per i tre costruttori che si rivolgono al Tar del Lazio.

La vicenda: il Governo vuole le gare di appalto perché i costi dei progetti sono spropositati e per legge toglie le concessioni di costruzione ai costruttori.

Questi si rivolgono al Tar e per caso il presidente della sezione è stato anche consulente di due delle tre società di costruzione.

Rinvia la questione alla Corte di Giustizia UE. L’avvocato Generale nella relazione afferma che in coerenza con i trattati UE ci vuole la gara.

Prima che la Corte si pronunci, i ricorrenti dichiarano che non sono più interessati al ricorso. Potevano a questo punto opporsi sia RFI sia il Governo. Nessuno dei due lo fece.

Ritornò tutto al Tar del Lazio dove “quel” presidente risolse la questione rinviando a un lodo arbitrale.

Lodo che ha riconosciuto ai tre costruttori una sorta di riconoscimento di danno perché si sono allungati i tempi.

Decine di milioni di euro riconosciuti ai tre costruttori, sborsati dallo Stato. Interventi della Giustizia contabile? Zero. Immediato invece l’intervento sul vaccino italiano.

Link relazione avv generale Corte di Giustizia Verica Trstenjak (causa C- 351/07) dell’11 settembre 2008-

Erasmo Venosi


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