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Web: guru, fuffa-guru e anti-guru, qual è la verità?

Attualità & Cronaca

Il Covid e la pandemia hanno dimostrato che il web, oggi più che mai, è parte integrante e necessaria delle nostre vite, anche professionali.

Sempre più aziende stanno investendo in innovazione e questo crea per i formatori in web strategy un bacino potenziale di utenti pressoché infinito. Webinar, corsi on line, conferenze di aggiornamento, in questo periodo c’è stato il boom di partecipazioni, che ha rimesso in circolo nuove energie e aperto diverse prospettive di crescita aziendale e personale.

Ma chi ci si cela dietro a questi nuovi guru italiani della formazione e del web marketing?

Secondo qualcuno sono dei venditori di sogni o di illusioni, per altri volti puliti di ragazzi, nella maggior parte dei casi trentenni, che parlano in modo suadente, che vantano una formazione in scuole prestigiose ed esperienze all’estero, soprattutto negli Stati Uniti, patria di marketer e guru dai guadagni a 7 zeri.

Per molti versi, quello italiano è un mercato ancora vergine per chi ha idee, capacità di comunicare e soprattutto di convincere la vasta platea di clienti (dalle aziende alla ricerca di visibilità sul web ai giovani aspiranti milionari) che, grazie ai loro corsi e alla loro assistenza, chiunque possa aspirare a uno stile di vita milionario, fatto di auto di lusso, aerei privati e case in luoghi da sogno. E così come negli Stati Uniti operano anti-guru che usando youtube o tiktok smascherano chi, mischiandosi ai veri marketer, si spaccia per quello che non è vendendo il nulla o quasi, anche in Italia sta crescendo l’attenzione per questa tematica.

Programmi televisivi come Le Iene o la rubrica MCM di Striscia la Notizia hanno messo in guardia in merito alla presenza di personaggi che millantano algoritmi infallibili per avere successo sui social, ma che in realtà usano bot e comprano follower, oppure come su 2 milioni di influencer analizzati a livello mondiale, oltre la metà falsifichi i numeri, acquistando a poco prezzo like, follower e commenti automatici. 

Anche sul fronte delle testate online è possibile trovare diverse inchieste nei confronti dei più seguiti esponenti del web marketing italiano; l’autore è molto spesso sempre lo stesso giornalista, tanto da essersi guadagnato la nomea dello “smaschera guru” per eccellenza, a volte ospitato come esperto anche in tv.

Una sorta di protettore degli indifesi, punto di riferimento della cultura anti-guru in Italia, pronto a combattere a suon di articoli, dirette social e botta e risposta degni dei talk politici, per impedire ai “fuffaguru” di costruirsi un’immagine grazie ad articoli benevoli a pagamento sui giornali e sul web, puntando spesso l’indice su colleghi giornalisti compiacenti o che si limitano a prendere per buono quello che trovano online, senza approfondire, verificare.

L’altra accusa rivolta ai guru del web è quella di vendere a prezzi esorbitanti corsi che in realtà valgono poco e servono ancor meno, di non seguire attentamente i loro clienti dopo aver venduto il prodotto e di fare promesse ingannevoli o contratti trappola, con clausole che celano taciti rinnovi e costi aggiuntivi. Infine, di sbandierare guadagni inesistenti, di avere società con bilanci introvabili e spesso e volentieri con capitale sociale non interamente versato, di millantare di aver organizzato e diretto corsi universitari, di rilasciare falsi certificati accademici e di aver spostato l’attività delle loro aziende all’estero (quasi sempre Dubai) per non pagare le tasse.

Insomma, per lo smaschera guru il mondo della formazione e degli info prodotti online è popolato da veri e propri truffatori, millantatori e ciarlatani.

Ma è davvero così?

Abbiamo voluto approfondire, scoprendo che spesso la realtà è ben altra e le inchieste in questione non si basano su fonti e dati solidi. I bilanci esistono e risultano in regola, così come il capitale sociale versato, le lezioni in atenei d’oltreoceano sono reali e documentate, le accuse di truffa o utilizzo di strumenti finanziari illegali sono infondate.

Ma quel che più risulta interessante è che lo smaschera – guru numero uno in Italia sia a capo di una società che si occupa di formazione per imprese, enti e professionisti su e-commerce, Web Content e Social Media Marketing, insomma attività molto simili a quelle svolte dai guru tanto demonizzati. Ma quel che più fa cadere il castello di credibilità e autorevolezza di queste inchieste è che la società guidata dallo smaschera guru non goda di ottima reputazione. Bilanci poco chiari, debiti verso le banche, fornitori e lo stato, ma soprattutto un pessimo gradimento dei clienti che lamentano la presenza di clausole contrattuali ben nascoste e mai citate al momento dell’acquisto, che prevedono, in caso di mancata disdetta entro la data fissata, il tacito rinnovo dell’accordo. Anche gli ex dipendenti reclamano spesso commissioni non evase, mansioni diverse da quelle indicate nel contratto e un modus operandi poco rispettoso dei diritti del cliente.

Resta da capire come mai lo smaschera-guru non abbia mai raccontato nelle sue inchieste dell’esistenza di una società di consulenza tanto pericolosa per i naviganti.

È il caso di dire che non sempre è oro quel che luccica, e che spesso chi si erge a tutela degli indifesi non è del tutto senza macchia e senza peccato. Il nostro articolo non vuole difendere a spada tratta chiunque si occupi di formazione e info prodotti sul web: ci sono i guru, che agiscono nel rispetto delle regole, offrendo davvero dei contenuti utili alla crescita professionale dei clienti, così come esistono i fuffa-guru.

Come riconoscerli ed evitare fregature?

Una premessa è doverosa, trattandosi di un sistema di fatto nuovo e contemporaneo, è bene non farsi trarre in inganno dalla giovane età di molti degli operatori del settore. Per prima cosa è utile controllare il percorso di formazione del formatore e gli info prodotti gratuiti che mette a disposizione, da youtube, ai social, ai webinar, per testarne la validità. Ma quel che più conta sono le testimonianze legate al professionista, in particolar modo i commenti sulla user experience dei servizi acquistati e il grado di soddisfazione, per capire se il programma sia ben fatto, di facile comprensione e che fornisca i giusti strumenti per ottenere i risultati desiderati.

 


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