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Il mare della politica è molto agitato. Esponenti della maggioranza attaccano Conte per la gestione delle risorse del Recovery Fund e minacciano una crisi di Governo che potrebbe essere letale per il nostro Paese.

Il cielo sopra il nostro Paese è pieno di nuvole nere che fanno presagire tempeste rovinose. Se non sopraggiunge in tempi brevi il sereno, i fortunali che visiteranno il nostro patrio suolo non passeranno senza conseguenze che, anzi, saranno disastrose. La nostra rappresentanza politica in Parlamento è costituita da attori che interpretano a volte parti drammatiche altre ruoli comici. Lo spettacolo che offrono i nostri rappresentanti in Parlamento non è edificante, è diseducativo. Le giovani generazioni, che stanno subendo duri contraccolpi dalla presenza del corona virus, non sono incoraggiate a formare famiglia e a mettere al mondo figli destinatari dei debiti che stiamo contraendo per poter sanare situazioni emergenziali causate dalla pandemia. Senza la concordia necessaria in una situazione drammatica, qual è l’attuale, all’assunzione di mutui che lo Stato si vede costretto a contrarre non corrisponderebbe l’impegno a fare investimenti che contribuiscano al risanamento ambientale, alla crescita culturale del Paese, all’incremento dei posti di lavoro, all’attenuazione delle disuguaglianze sempre più stridenti e scandalose, alla creazione di maggiori occasioni per la crescita dei cittadini sia come singoli sia nelle formazioni sociali. La situazione non è, dunque, incoraggiante. Se a tanto aggiungiamo i contrasti esistenti all’interno della maggioranza avremmo un quadro desolante che ci indurrebbe a vedere una ripresa sempre più lontana, impossibile. Contrasti resi evidenti su molte questioni di vitale importanza. Ma veniamo al dunque.

L’attuale posizione del nostro Presidente del Consiglio mi ha fatto venire in mente i versi del Leopardi che paragona il viaggio della nostra vita alla foglia frale (canto XXXV – Imitazione), trascinata dal vento verso destini ignoti. Solo che questa volta è Conte che si sarebbe posto nella posizione di farsi trasportare da un iniziale venticello che, però, ora rischia di evolversi in uragano.  Almeno nelle argomentazioni dei suoi oppositori.

Alla trasmissione Otto e Mezzo, condotta da Lilly Gruber, Maria Elena Boschi ha usato una fraseologia che lascia intendere tutto e il contrario di tutto. Ha usato i verbi temere sperare per esprimere un concetto molto serio: temo che una cosa accada ma spero che non accadaTemo una crisi di Governo ma spero che non si verifichi. Concetto che nella lingua latina è espresso con efficace sintesi con l’espressione timeo ne. Cosa potrebbe accadere? La crisi di Governo troverebbe la sua giustificazione nella grave mancanza di senso dello Stato da parte di Conte, per la decisione in ordine alla cabina di regia alla quale sarebbero attribuite competenze squisitamente dello Stato e dei suoi organi istituzionali. Sarebbe una “sorta di esautoramento delle funzioni e del ruolo dello Stato”, come ha affermato la Ministra Bellanova nell’intervista rilasciata a LA REPUBBLICA del 9 dicembre 2020. Ma non sono solo quelli di Italia Viva a formulare dubbi sulla scelta di Conte, ci sono i dirigenti e i tecnici dei Ministeri che reputano incostituzionali le proposte di Conte circa la formazione della cd cabina di regia costituita, nelle presunte intenzioni del Presidente del Consiglio, da persone estranee all’amministrazione pubblica, una task force esterna di tecnici che dovrebbe esercitare il controllo sui progetti da finanziare con i 209 miliardi che l’Europa ha assegnato all’Italia. Ma cos’è e come è composta la cd task force? Il Premier avrebbe predisposto una bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza della quale farebbero parte con funzioni di dirigenza e coordinamento lo stesso Conte, il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il Ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli. La struttura si avvarrebbe di 6 responsabili, uno per ogni ambito di intervento, che avrebbero funzioni di controllo nella gestione e realizzazione dei progetti predisposti dal Consiglio dei Ministri e approvati dal Parlamento.

Dubbi sarebbero stati espressi anche da alcuni esponenti del PD che paventano vizi di incostituzionalità del piano predisposto da Conte. Tanto che si stanno muovendo per un esame sereno della struttura e per ricomporre le fratture all’interno dell’Esecutivo. Ci riusciranno? La speranza di noi tutti è che tutti gli interessati trovino la soluzione per la migliore tutela degli interessi generali.

Ma i dubbi così formulati sono fondati?

La verità, secondo il Premier, sarebbe molto diversa: la formulazione di progetti specifici avverrebbe da parte del Consiglio dei Ministri e la loro approvazione resterebbe di esclusiva competenza del Parlamento. Ergo, le linee guida sarebbero indicate dagli organi istituzionali nel rispetto delle norme costituzionali. Alla task force sarebbero riservati i controlli tecnici sulla corretta realizzazione delle linee guida.

Ora, se così fosse, non si comprenderebbero le accuse rivolte al Premier che, invece, si potrebbero spiegare diversamente: nessuno dei soggetti politici della maggioranza vuole essere escluso dalla gestione delle ingenti risorse che Conte è riuscito ad ottenere dall’Europa.

Più comprensibili sono i rilievi dell’alta burocrazia che si vedrebbe spogliata dei suoi poteri. Perchè la nuova metodologia immaginata da Conte potrebbe costituire il primo passo verso la riforma della pubblica amministrazione che tutti invocano da tempo, ma solo a parole.

Raffaele Vairo

 


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