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“Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA”

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Pubblicato da:

alle ore: 21:05

di Raffaele Romano

SINOSSI

Il tentativo del libro è quello di tracciare e raccontare il “filo rosso” dell’ingerenza americana, in primis, e britannica, poi, in Italia dal 1941 al 1992. Il titolo a cui penso è “Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA” in quanto, come disse un giorno l’on.le Paolo Cirino Pomicino: “La tesi era: I socialisti corrotti e I democristiani mafiosi” da cui i fenomeni meglio noti come tangentopoli e mafiopoli entrambi esplosi con virulenza nel 1992.

Si scopre che già fra gli anni sessanta e settanta da documenti ufficiali desecretati, c’erano stretti rapporti fra molti alti dirigenti del Pci e l’ambasciata americana a Roma quando, visto il periodo storico, si riteneva fosse la DC l’unico partito depositario di una speciale relazione con gli USA. Invece c’erano sistematici e numerosi incontri con Luciano Barca, Giorgio Amendola, Sergio Segre, Alfredo Reichlin, Giuseppe Boffa, Giorgio Napolitano solo per citarne alcuni e da un articolo di Marroni si apprende della cena con lo spione della CIA a cui partecipa l’inflessibile Giancarlo Pajetta.

Fu in seguito l’ex ambasciatore USA R.N. Gardner in un suo libro del 2004 che rivela le dimensioni del rapporto USA-Pci esso includeva ben 9 dei 32 membri della Direzione del Pci e 25 dei 169 membri del Comitato centrale oltre ai molti rapporti dei vari consoli sparpagliati per la penisola con dirigenti locali.

Fra i tanti documenti desecretati c’è il deflagrante testo di un telex di Allen Holmes vice di Gardner e anche Deputy Chief of Mission a Villa Taverna in cui definisce l’Italia una nazione a sovranità limitata dovuto all’interventismo americano che  spesso adottava il Dipartimento di Stato: “in base a quale diritto presumiamo di avere tale ruolo e pensiamo di sapere cosa è meglio per l’Italia rispetto agli italiani stessi?” concludendo che un’ingerenza di tale portata “sarebbe impensabile in un’altra nazione dell’Europa Occidentale”.

Tutto ciò legato all’altra ingerenza quella britannica che, come documentato da Fasanella e Cereghino, aveva “l’obiettivo strategico di sabotare con un’azione di forza il compromesso storico tra Dc e Pci” mentre a loro insaputa gli statunitensi  stavano tessendo la loro rete coi comunisti. Senza contare, poi, la rilevanza della documentazione di Henry Gonzalez, presidente della Commissione sulle banche della Camera dei rappresentanti a Washington, e Guido Gerosa vicepresidente della Commissione d’inchiesta sulla Bnl in Italia, laddove emergono gli stretti rapporti fra CIA e narcos sudamericani e lo stesso Saddam Hussein al quale era stato posto l’embargo ma, allo stesso tempo, lo si alimentava tramite la filiale di Atlanta.

Ho collocato, nella loro illuminante dimensione, le due belle ed importantissime interviste all’ex ambasciatore Reginald Bartholomew e quella a Peter Semler ex console a Milano fatte da Maurizio Molinari nel 2012 quando era corrispondente della Stampa di Torino e dal quale ho ottenuto un’intervista che non ho utilizzato in quanto il mio direttore a New York, Stefano Vaccara, me ne ha fornita lui un’altra fatta per gli stessi motivi a Molinari in quegli anni. Da esse emergono alcune sconcertanti novità in cui Bartholomew ammette che c’era un legame fra l’ex console di Milano e la procura di Milano che, quando lui arrivò a Roma nel ’93, spezzò definitivamente ma i giochi ormai erano fatti. Inoltre candidamente ammise che, approfittando della presenza a Roma di Antonin Scalia della suprema Corte USA, decise di convocare a Villa Taverna sette importanti e mai nominati giudici italiani per spiegare loro le gravi violazioni dei diritti della difesa nelle indagini di tangentopoli. L’intervista con Semler, console USA a Milano, fu ancora più esplosiva allorchè, con nonchalance, questi ammise di aver saputo da Di Pietro cinque mesi prima dell’inizio di mani pulite, siamo nell’autunno del ’91, che avrebbe arrestato l’allora sconosciuto presidente del Pio Albergo Trivulzio Mario Chiesa e, che da lui, sarebbe arrivato a Craxi e alla DC.

Fino a giungere all’intervista di Paolo Mastrolilli, succeduto negli USA a Molinari, a Daniel Serwer, incaricato d’affari e quindi capo della rappresentanza diplomatica americana a Roma, che come autore di un rapporto su tangentopoli afferma che un protagonista di tangentopoli «potrebbe essere un pupazzo manovrato dagli Usa» e all’ovvia replica dell’intervistatore su chi fosse il pupazzo la risposta è imbarazzante:

“Non ricordo con esattezza, ma, come sapete, chiunque potrebbe essere accusato di esserlo in Italia, specialmente durante quel periodo!”, anche a Mastrolilli ho fatto una breve intervista.

C’è, inoltre, nello stesso arco temporale italiano la tangentopoli tedesca, francese e spagnola col coinvolgimento diretto di Helmut Kohl, Francois Mitterand e Felipe Gonzales che, come si vedrà, si chiuse in modo completamente opposto a quella Italiana ovvero nessun processo mediatico e né tantomeno giudiziario.

Il filo rosso dell’inchiesta tocca l’agente Richard Fallis Stolz specialista in regime change; Giuseppe De Tomaso, all’epoca direttore della Gazzetta del mezzogiorno;

George Herbert Walker Bush 41° Presidente; Francesco Cossiga; Paolo Guzzanti; A Cardboard Castle? – An inside story of the Warsaw Pact 1955-1991; Stanton H. Burnett; Carlo De Benedetti; Salvatore Ligresti; Enrico Cuccia; Paolo Cirino Pomicino; Franco Viezzoli; Forum The European House – Ambrosetti; Vincenzo Scotti; Peter Secchia; Piero Sansonetti; Gerardo Chiaromonte; Kgb; Giovanni Falcone; Paolo Borsellino; Anatoly Adamishin; Giancarlo Lehner; Valentin Stepankov ecc.

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