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Cardinale Parolin alle Nazioni Unite: l’istruzione sia “integrale”, senza divisioni tra scienza e etica

Oltre Tevere - Vaticano

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Cardinale Parolin alle Nazioni Unite: l’istruzione sia “integrale”, senza divisioni tra scienza e etica
Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (GMMR) che verrà celebrata domenica prossima, 25 settembre.
I nuovi vescovi dal Papa: dialogo aperto e l’invito a essere “pastori” vicini ai poveri

Cardinale Parolin alle Nazioni Unite: l’istruzione sia “integrale”, senza divisioni tra scienza e etica

Nessuna paura di rinnovare i percorsi formativi se l’obiettivo è un “villaggio educativo” che promuova i valori del rispetto, del dialogo e della solidarietà. Questo il messaggio centrale dell’intervento del segretario di Stato al vertice delle Nazioni Unite “Transforming Education Summit. Il richiamo alle parole di Papa Francesco: “L’istruzione è uno dei modi più efficaci di rendere più umani il nostro mondo e la nostra storia”

“Lo scoppio della pandemia di Covid-19 e ora la guerra in Ucraina per non dimenticare i tanti altri conflitti in corso in diverse regioni del mondo, – ha sottolineato il cardinale Parolin – rendono sempre più urgente la necessità di un patto educativo globale”. E il Segretario di Stato ha parlato della necessità di creare un “villaggio educativo”, in cui tutte le persone, secondo i rispettivi ruoli, condividano il compito di formare una rete di relazioni aperte e umane. Ha ricordato il proverbio africano che avverte: ci vuole un intero villaggio per educare un bambino. Per poi ribadire che dobbiamo creare un villaggio del genere prima di poter educare” e spiegare che in primo luogo, occorre sgombrare il terreno dalle discriminazioni e lasciare che la fraternità fiorisca.

Il cardinale Parolin ha ricordato che la Chiesa Cattolica, che dalle sue origini ha sempre accompagnato l’evangelizzazione con la trasmissione di saperi, cultura e scienza – attraverso i monasteri come centri di cultura, attraverso innumerevoli scuole legate alle Chiese locali e con la fondazione delle prime università del mondo occidentale – continua impegnarsi in prima linea nell’istruzione con quasi 220 mila scuole e 1.365 università sparse in tutti i continenti, dove oltre 70 milioni di studenti, molti dei quali non cattolici e non cristiani, ricevono un’istruzione di qualità.

PER APPROFONDIRE

Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (GMMR) che verrà celebrata domenica prossima, 25 settembre.

I giovani devono essere protagonisti del futuro. A dirlo è Papa Francesco nel nuovo video pubblicato dalla Sezione Migranti e Rifugiati (M&R) in vista della 108a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (GMMR) che verrà celebrata domenica prossima, 25 settembre. Il Santo Padre parla di futuro, un futuro che “comincia oggi e comincia da noi”. Non si può lasciare alle prossime generazioni la responsabilità delle decisioni. Ad accompagnare le parole di Papa Francesco, la testimonianza di due giovani Ambasciatori di Talitha Kum impegnati nella lotta alla tratta di persone. I due ragazzi raccontano la piaga della tratta in Asia e come stanno lavorando per aiutare chi è nel bisogno impegnandosi così a costruire un futuro migliore. Proprio per conseguire questo futuro Papa Francesco ci domanda: Quali decisioni vanno prese subito per costruire già oggi un futuro inclusivo e migliore per tutti? Siamo chiamati a rispondere personalmente e per contribuire a questa riflessione è possibile inviare un breve video o una foto con la risposta a media@migrants-refugees.va oppure andando direttamente sui social media della Sezione M&R. Per celebrare la GMMR, sulla pagina del sito internet dedicata è possibile trovare un kit in diverse lingue contenente: spunti per la Celebrazione Eucaristica, preghiere, attività per giovani e adulti e molto altro.

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I nuovi vescovi dal Papa: dialogo aperto e l’invito a essere “pastori” vicini ai poveri

Ieri mattina udienza riservata di Francesco nel Palazzo Apostolico con circa 200 presuli ordinati nell’ultimo anno che hanno partecipato al secondo turno del corso all’Ateneo Regina Apostolorum organizzato dai Dicasteri per i Vescovi e per le Chiese Orientali

Un incontro informale, seduti tutti in cerchio, scandito da testimonianze, suggerimenti e dall’incoraggiamento a servire i poveri, a sugello di giornate trascorse ad ‘imparare’ come essere vescovi, quali sfide affrontare, quali temi portare avanti. Circa 200 nuovi vescovi partecipanti al corso di formazione promosso dai Dicasteri per i Vescovi e per le Chiese Orientali sono stati ricevuti questa mattina da Papa Francesco in Sala Clementina. L’incontro, al quale era presente il cardinale Marc Ouellet, è stato riservato in modo da permettere una conversazione libera tra il Papa e i presuli (numerosi i latinoamericani), in questo caso coloro che hanno preso parte al secondo turno del corso, svoltosi dal 12 al 19 settembre nell’Ateneo Regina Apostolorum di Roma.

Un altro gruppo di vescovi è stato ricevuto in udienza sabato scorso: i pastori delle terre di missione che hanno partecipato a Roma a un altro seminario di formazione, quello organizzato dal Dicastero per l’Evangelizzazione. In un dialogo aperto, il Papa – nell’udienza privata – ha esortato i presuli a vivere la vicinanza dei pastori, prima di tutto con Dio, poi la comunione tra gli episcopati e con i sacerdoti, senza dimenticare i fedeli. Come riferito ai colleghi della redazione di lingua spagnola dal vicario apostolico di Caroní in Venezuela, monsignor Gonzalo Ontiveros, i vescovi hanno avuto l’opportunità di condividere con il Papa le loro esperienze di lavoro missionario, dando così spunto al Pontefice per la sua riflessione. In particolare, Francesco ha ribadito l’importanza della preghiera nel ministero episcopale perché se un vescovo non prega, si allontana da Dio e “si inaridisce”. Anche, riferisce Ontiveros, il Papa ha auspicato una maggiore unità tra i vescovi come “fratelli nell’episcopato” e una più stretta vicinanza con sacerdoti, collaboratori, parrocchie comunità: “Rispondi, chiamali. Sii attento alle loro esigenze”, ha detto Francesco. Tra le raccomandazioni, anche quelle di stare lontani da manie di protagonismo e autoreferenzialità e dal proselitismo che è diverso dalla “evangelizzazione” da portare avanti “nello stile di Gesù”.

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