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Il secolo dei Lumi

Arte, Cultura & Società

di Rossella Cerniglia

 Radici storiche e ideologiche 

   Il secolo cosiddetto “dei lumi“ fu quello in cui si sviluppò un movimento ideologico e culturale – detto appunto Illuminismo – che informò di sé tutto il Settecento.

   Lo si può vedere, infatti, avanzare e diffondersi  per l’ampiezza dell’intero secolo, sulla base dello sviluppo del pensiero e della progressiva affermazione della scienza nell’età moderna.

   Indicativamente  lo si colloca in un arco temporale che parte dai tempi dell’incruenta rivoluzione inglese del 1688 e arriva a quella francese, sconvolgente e sanguinosa, del 1789.

   Suo intento fu quello di estendere i lumi della ragione in ogni ambito del sapere e dell’attività umana, rinnovando cultura e istituzioni, e contrastando, con una critica demolitrice, gli innumerevoli pregiudizi che ostacolavano il cammino della civiltà e si opponevano, secondo la loro visione, al progresso e alla diffusione del benessere tra gli uomini.

   Questo crogiolo di idee innovative rappresentò la maniera organica per mezzo della quale la borghesia cercò di affermarsi nella lotta per la conquista del potere politico ed economico, rivendicando la propria egemonia culturale e ideologica.

   In Inghilterra, grazie a un nuovo equilibrio, instauratosi tra classi aristocratiche e borghesi, si affermò un clima favorevole al conservatorismo ideologico, in virtù del quale l’Illuminismo ebbe un sviluppo  meno radicale e impetuoso che in Francia. 

   Qui la prosperità economica e la crescente coscienza di classe della borghesia ebbero una funzione propulsiva alla quale tenacemente si opposero i consolidati poteri politici e i privilegi civili e sociali dei nobili e del clero, sostenuti da uno stato assolutistico e monarchico.

   Rispetto alle grandi matrici dell’Illuminismo francese ed anglosassone, risultano minori e complessivamente tributari – per via di una relativa arretratezza economica e sociale dei territori – l’Illuminismo tedesco e quello italiano, pur contando personalità di spicco come Lessing e Wolf in Germania; i fratelli Verri e Beccaria a Milano, come pure Genovesi e Galiani, Giannone e Filangeri a Napoli.

   L’Illuminismo presenta un aspetto decisamente unitario nella sua “pars destruens” mentre ci appare denso di contrasti interni, mosso e composito nella sua “pars costruens”, poiché diversi erano  gli interessi e le aspirazioni della variegata compagine borghese di cui gli illuministi si facevano interpreti.

                                                                                        Didero

In ambito filosofico, i bersagli della critica furono principalmente la metafisica della Scolastica e la dottrina cartesiana delle idee innate. Mentre nella generale avversione al fanatismo e al fideismo dogmatico delle religioni confessionali, osserviamo, all’interno del movimento, una spaccatura tra deisti, come Voltaire, e materialisti atei come Diderot e D’Holbach.

   Ancora più articolate e diversificate ci appaiono le posizioni in ambito politico: a Montesquieu, teorico del liberalismo moderato si contrappone un altro grande pensatore illuminista, Rousseau, ispiratore, col suo Contratto sociale, delle più avanzate forme di democrazia borghese.

   Un’etica, disancorata dalla religione, prometteva – in virtù del trionfo della ragione e della scienza – “felicità per il maggior numero possibile di individui”, rivendicando la potestà dei sensi e dei sentimenti, e additando l’utilità sociale come massima espressione e funzione dell’agire pratico.

   Da parte idealista e romantica venne poi stigmatizzato, come antistoricistico, il brutale antitradizionalismo e le nette posizioni controcorrente di certi illuministi, e tra queste, quella portata avanti soprattutto da Voltaire, che giunse ad elaborare una categoria fondamentale per l’interpretazione della storia: quella di progresso umano che escludeva ogni intervento provvidenziale o divino in essa.

   Così, in quanto creazione umana, non si poteva pretendere che la Storia avesse uno sviluppo facile e lineare, e il suo cammino non poteva che apparire incerto e faticoso.

    Con tale affermazione, l’Illuminismo veniva ancora una volta ad esaltare l’uomo, facendolo creatore del suo destino. Gettava, inoltre, ancor più incisivamente – di quanto non avesse già fatto l’Umanesimo e il moderno pensiero scientifico – le basi per uno sviluppo in senso materialistico e modernista di tutta la cultura, orientandosi a un culto dell’uomo e della terrestrità con l’esclusione, sempre più palese, del divino da essa.

    Le sue idee rappresentano i prodromi di futuri sviluppi che condurranno alla realtà di oggi.  

         Riforme politiche e sociali

   L’Illuminismo operò le sue prime conquiste politiche e sociali nella sua stessa terra d’origine, l’Inghilterra, varando una nuova concezione del diritto dello Stato che determinò l’ascesa della borghesia e la sua affermazione in campo politico ed economico.

   In Francia i medesimi principi rappresentarono la premessa ideologica della Rivoluzione che portò alla famosa proclamazione dei “Diritti dell’uomo e del cittadino”.  

   In Germania Federico II di Prussia accolse il credo illuminista e razionalizzò le strutture del suo Stato, affrancandolo dal perdurante feudalesimo agrario, utilizzando le classi nobiliari nella nuova organizzazione militare e permettendo alla borghesia di integrare liberamente le attività agricole  e  quelle commerciali.

   Il successo di questa politica costituì un esempio, imitato poi da Caterina II di Russia e da Maria Teresa e Giuseppe II d’Austria. Esperienze consimili, ispirate all’Illuminismo, si ebbero anche in Spagna, in Italia e in Portogallo, come pure in Svezia e in Danimarca.

 Voltaire

Orientato a un preciso disegno di accentramento dello Stato, l’Illuminismo di questi sovrani – definiti appunto “despoti illuminati”- condusse accortamente ad una maggiore tolleranza religiosa –  che ridusse di fatto il potere della Chiesa cattolica – limitò i privilegi della classe aristocratica, favorendo l’individualismo e la libera iniziativa economica della borghesia, sia in campo agrario che per le nascenti attività industriali.

    Anche le amministrazioni locali e la farraginosa burocrazia statale subirono un positivo riassetto. E con l’eliminazione di  dazi e dogane,  si orientò anche il commercio verso la forma del non-intervento statale e della libera circolazione delle merci.

   Altri provvedimenti furono decisi in favore dell’incremento demografico, per la bonifica di aree malsane che poterono essere sfruttate economicamente, e la colonizzazione di territori spopolati e incolti. Anche l’istruzione ebbe i suoi benefici con l’apertura di essa a nuovi ceti sociali.

   In Italia, riforme ispirate all’Illuminismo furono attuate in Lombardia, in Toscana e nel regno di Napoli. Portarono a un potenziamento dell’istruzione, a riforme amministrative locali, all’abolizione di vecchie istituzioni come il diritto d’asilo e i tribunali dell’Inquisizione, e  favorirono l’economia e il libero commercio. Anche qui, gli Stati si trovarono rafforzati, e la popolazione meno misera e oppressa.

   In generale, possiamo affermare che lo sviluppo di un pensiero economico che negava il dirigismo statalista, ritagliandosi all’interno dello Stato un’area di azione sempre più indipendente, portò all’avvio di quei processi che, rafforzarono il capitalismo e  lo aprirono alla visione neoliberista.

         I Lumi in letteratura 

   Il culto della ragione, l’avversione per il fanatismo religioso e per un fideismo dogmatico rivolto al trascendente; l’esigenza di riforme politiche e sociali – conseguenza pratica dell’asse teorico illuminista – trovarono ampia rappresentazione in letteratura.  

   Si riscoprirono gli autori classici come esempio di saggezza che disciplina e argina l’erompere scomposto della fantasia, incanalando la creatività  in forme che concedono ampi spazi alla ragione.

   Alle nuove idee illuministe furono ispirate le opere di J. Swift, improntate ad una  corrosiva satira della società, la Favola delle api di Mandeville, e il Robinson Crusoe di De Foe, che veniva ad esaltare l’uomo in quanto costruttore di un mondo in cui sopravvivere, e di un destino che egli stesso aveva generato.

                                                                                     Rousseau

In Francia si ispirarono a forme ed elementi più incisivi dell’Illuminismo il dramma borghese di Diderot e Le lettere persiane di Montesqueu. Ebbe grande sviluppo anche il cosiddetto romanzo filosofico , come pure, i panmphlet, brevi saggi o trattatelli di natura polemica e/o satirica, animati spesso dallo stesso spirito divulgativo, di informazione, partecipazione e diffusione capillare della cultura, che era stato alla base di quella creazione grandiosa  quale fu l’Enciclopedia di Diderot e D’Alambert.

   In Italia, il mito illuminista ebbe presa sulle profonde esigenze di rinnovamento civile, testimoniate dalla satira del milanese Giuseppe Parini  e dagli assunti umanitari presenti nelle opere di Muratori e Beccaria.

   Così, per effetto dell’Illuminismo, l’Arcadia tornò alla ragione, e i suoi autori espressero nei loro scritti l’amore per la natura e una consapevole predilezione per le opere di pace in seno alla società.

   In Germania, il maggiore esponente dell’ideologia illuminista fu Lessing. Il suo pensiero, di ispirazione prevalentemente religiosa, appare intrinsecamente fondato su presupposti illuministici che approdano a un concetto di religione naturale – tenacemente riproposto nell’odierna cultura – e ben visibile anche nella sua produzione più propriamente letteraria ( Laocoonte,  Nathan il saggio L’educazione del genere umano ).                                                                       


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