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Intervista esclusiva al Professore Roberto Marchesini

Scienza&Tecnologia

Il professore Roberto Marchesini, nato a Bologna nel 1959 etologo e zooantropologo di fama, insegna in diversi atenei, tenendo conferenze in tutto il mondo sulla relazione tra l’uomo e le altre specie animali.

È considerato uno dei massimi esponenti mondiali della zooantropologia, I suoi articoli sono apparsi sulle pagine culturali dei maggiori quotidiani nazionali, dirigendo inoltre prestigiose riviste accademiche come Animal Studiese molte altre.

Ecco alcune delle sue pubblicazioni che vi consiglio di leggerle, non sto ad elencarli tutte ma vi posso assicurare che sono molto interessanti.

Istruzione Cinofila

Eco-Ontologia. L’essere Come Relazione

Il Bambino E L’animale

Le Radici Del Desiderio

Roberto Marchesini, l’intervista.

Professore ci racconti linizio del suo percorso

Il mio interesse nei confronti degli animali mi ha accompagnato fin dall’infanzia e poi con il tempo si è andato arricchendo in una serie di esperienze che alla fine hanno influenzato le mie scelte in termini di formazione professionale e di stile di vita.

Da bambino ero semplicemente affascinato da tutti gli animali, anche da quelli che normalmente le persone rifuggono, come gli insetti e i ragni. Crescendo ho sviluppato una vera e propria passione per l’ornitologia, in particolare per i fringillidi e gli estrildidi, che osservavo e allevavo spesso condividendo con loro la mia cameretta. Quindi quando è stato il momento di scegliere la facoltà universitaria non ho avuto dubbi al riguardo e ho intrapreso il percorso della Medicina veterinaria.

Stiamo parlando degli anni ’80 e proprio in questo periodo ripresi l’interesse per gli insetti e la macrofotografia, un’attività che mi portò a contatto con il professor Giorgio Celli della facoltà di Agraria, che considero il mio maestro per l’etologia.

Di certo i libri di Konrad Lorenz e Niko Tinbergen erano da me già conosciuti, ma è stato con Celli che ho potuto sviluppare l’osservazione sul campo, specializzandomi sulle vespe sociali. Insieme a lui ho realizzato poi dei progetti per l’educazione ecologica nelle scuole e questo mi ha dato la possibilità di constatare come la relazione con gli animale avesse una ricaduta importante sulla formazione del bambino.

Sempre in quegli anni fui chiamato a studiare il benessere animale negli allevamenti: questa esperienza è stata molto importante per capire come una grande fonte di sofferenza fosse causata dall’impossibilità di questi animali di esprimere la loro natura etologica.

All’inizio degli anni ’90 nasceva all’interno del mondo veterinario un più acceso interesse verso l’etologia e nacque la Sisca (Società di scienze comportamentali applicate) dove fui invitato a far parte del consiglio direttivo e di cui divenni presidente. Il mio amore per i cani e per i gatti era già forte, ma in questo decennio sviluppai l’osservazione e lo studio del comportamento interattivo di questi animali, comprendendo l’importanza di un nuovo approccio relazionale. Fondai, allora, la Siua, come Istituto di formazione per coloro che volevano diventare consulenti di relazione ed educatori. Era il 1997 e fu subito un grande successo.

Mi meravigliavo, tra l’altro, del fatto che mentre nello studio delle api si parla tranquillamente di mappe cognitive e capacità di problem solving, nel mondo cinofilo si fosse ancora legati all’impostazione behaviorista. Proposi perciò un approccio cognitivo all’apprendimento e i risultati non tardarono ad arrivare.

Nel frattempo, le attività nelle scuole andavano crescendo e sempre più c’era la consapevolezza di quanto importante fosse il rapporto con gli animali per i bambini. La disciplina che si occupava del valore della relazione con le altre specie era la zooantropologia e io diedi un forte contributo per il suo sviluppo in Italia, soprattutto di tipo applicativo.

Ci spiega che cosa è un etologo e cosa sia la zooantropologia?

L’etologo è uno studioso del comportamento animale, interessato soprattutto a costruire una sorta di carta d’identità comportamentale della specie, il suo repertorio etografico. Conoscere la dimensione sociale di una specie, il modo di percepire il mondo e di comunicare, le caratteristiche del corteggiamento e delle cure parentali, il modo di procacciarsi le risorse alimentari e di difendere il proprio territorio rappresentano gli argomento o, se vogliamo, i capitoli fondamentali di questo repertorio.

Trateggiarlo non è facile perché signifia trascorrere molte ore a osservare come una certa specie si comporta nel suo ambiente di vita, come risponde a particolari stimoli, come modifica l’habitat costruendo una propria nicchia. Per far questo l’etologo si avvale di ricerche sul campo e di strumentazioni particolari che gli consentono di filmare e registrare le espressioni della specie presa in esame.

Si tratta di un lavoro affascinante ma anche molto stancante, che richiede tanta pazienza e un’altrettanta dose di precisione e diligenza nel raccogliere gli indizi. L’etologia è una scienza e quindi si avvale del metodo scientifico nella rilevazione e interpretazione dei dati raccolti e nella capacità di avrre campioni statisticamente rilevanti rispetto alle considerazioni e alle ipotesi che si fanno.

La zooantropologia è la disciplina che studia la relazione tra l’essere umano e le altre specie, vuoi nei termini di semplice interazione o convivenza vuoi in quelli più articolari di affiliazione, come nel caso del rapporto con il cane e con il gatto. Innanzitutto per la zooantropologia il rapporto con le altre specie è un valore che non va banalizzato e allontanato dalle sue specificità, per esempio attraverso forme di umanizzazione o strumentalizzazione dell’animale stesso. La zooantropologia poi si avvale di altre ricerche, come quelle antropologiche, sociali o psicologiche per focalizzare sempre con maggiore precisione quelle che sono le peculiarità di questo rapporto e come esso abbia contribuito allo sviluppo stesso della cultura umana.

Che gli animali fossero stati da sempre dei veri e propri maestri per l’essere umano era cosa risaputa, la zooantropologia semplicemente affronta questi temi cercando di capire i perché e l’entità di questo processo. In tal senso la zooantropologia presenta ampie possibilità di traduzione pratica, come l’applicazione nell’educazione cinofila – per cui in Siua abbiamo dato vita all’approccio cognitivo-zooantropologico – nella Pet Therapy e nella didattica. 

Come vede il futuro degli animali?

E’ difficile fare pronostici perché la nostra società presenta delle grosse contraddizioni. Da una parte si registra un unanime interesse verso gli animali, perlomeno a parole, e una particolare sensibilità nei confronti del benessere. Nel rapporto con il cane e il gatto, per esempio, le persone dichiarano di considerarlo a tutti gli effetti un membro della famiglia e sicuramente negli ultimi trent’anni si è visto un incremento di questi animali nelle famiglie e una maggiore sensibilità nei loro riguardi.

Per contro, le persone sembrano sempre più disgiunte dalla natura, chiuse all’interno del loro mondo virtuale fatto di web e social-media, di giochi eletronici e serie televisive, e ormai non conoscono più neppure quegli animali che viceversa dovrebbero essere abituali, come le rondini, le api, i fringuelli, le capre.

Anche nei confronti del cane e del gatto si tende ad antropomorfizzare e a negare la natura di questi animali, cioè si vuole il gatto ma non la felinità, e questo è un guaio. Molte persone credono di viziare il loro beniamino a quattro zampe, in realtà lo stanno maltrattando, perché il diritto fondamentale di ogni essere vivente è il poter esprimere la propria natura.

Silvia Pastorello


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