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Nel 2020 in Italia ci sono stati 400 mila nati in meno 

Attualità & Cronaca

E quest’anno caleranno ancora. Il presidente dell’Istat Blangiardo agli Stati Generali della Natalità ha spiegato che senza interventi si arriverà a 350 mila nati nel 2050 con conseguenze per il sistema pensionistico e della sanità

© Stati generali della Natività 
– il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo 

Il calo della natalità in Italia è un fenomeno che va avanti dal secondo dopoguerra e che è arrivato nel 2020 a registrare 404 mila nati con una stima per il 2021 che diminuisce ancora fino alle 384 mila unità.

L’analisi è stata illustrata dal presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, nel corso degli Stati Generali della Natalità che si sono svolti a Roma alla presenza di Papa Francesco e del presidente del Consiglio Mario Draghi.

Per il presidente dell’Istat senza adeguati interventi capaci di contrastarne le cause, il costante calo della natalità è destinato a persistere anche quando si saranno esauriti gli effetti negativi della pandemia.

Lo scenario inquietante per il nostro Paese ipotizza “attorno alla metà del secolo la possibilità di scendere anche sotto i 350.000 nati annui”. Prospettiva che creerebbe seri conseguenze sul piano pensionistico e sulla possibilità di garantire un efficiente sistema sanitario per tutta la popolazione.

“Nel 2021 il confine dei 400mila nati raggiunto nel 2020 è destinato a essere superato al ribasso – ha spiegato Blangiardo – per il domani ci sono tre possibilità: una ottimistica, una intermedia e l’altra pessimistica. Noi ci stiamo incamminando nel percorso più pessimistico che prevede 350mila nati in un paese di 60 milioni di abitanti”.

“Dal 2014 al 2019 l’Italia ha perso 705mila residenti, prima dell’effetto Covid, poi nel 2020 la riduzione della popolazione è stata di quasi 400mila unità, l’equivalente di una città come Firenze – ha aggiunto il presidente dell’Istat – in queste condizioni il sistema degli equilibri nel sistema previdenziale è estremamente delicato.

Ci sono 5.620 comuni che hanno perso popolazione, su circa 7.500 comuni italiani, ovvero più della metà – ha sottolineato – e meno popolazione vuol dire meno consumi e meno Pil, vuol dire spopolamento. In 4.572 comuni, più della metà, ci sono più bisnonni che pronipoti”.

Altra causa della natalità per il presidente Blangiardo è legata al calo dei matrimoni in Italia: “Nel 2020 i matrimoni si sono dimezzati, un fatto negativo se pensiamo che le nascite in Italia avvengono per 2/3 nei matrimoni”, ha precisato. In base ai dati Istat nel 2018 i matrimoni in Italia sono stati 184.088, mentre nel 2020 sono scesi a 96.687. 

allarme natalita nel 2021 meno di 400 mila nati
© Istat 

L’obiettivo di raggiungere 500mila nati non è solo un sogno ma una realtà possibile – ha detto Blangiardo – avere mezzo milione di nati in più vuol dire inserire iniezione di futuro”.

“Per raggiungere questo risultato occorrerebbe accrescere il numero medio dei figli per donna di 0,6 unità in 10 anni – ha aggiunto – recuperando entro il 2022-metà 2023 il crollo dei matrimoni che si è registrato nel corso del 2020. E agendo sull’intensità e sui tempi per compensare l’effetto riduttivo (-11%) derivante dai cambiamenti nella struttura per età della popolazione in età feconda”.

“Si arriverebbe a un aumento di 130mila nati in dieci anni – ha evidenziato Blangiardo – raggiungendo circa 517mila nati in più nel complesso del decennio”.

“Occorre un percorso con una triangolazione tra gli attori, costituito dalle famiglie, il privato, il sociale e le imprese – ha rilevato il presidente dell’Istat – con le idee e i progetti, le risorse, le norme e la cultura. Facciamo crescere la cultura e diamo il giusto valore ai bambini.

Dobbiamo capire che non sono un disturbo ma il nostro futuro, coloro che ci garantiscono la continuità. L’obiettivo delle 500mila nascite non è impossibile ed è un risultato estremamente importante, avere mezzo milione di nati in più vuol dire inserire iniezione di futuro”. agi


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