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Quadrante: Scambio di prigionieri e più armi da Londra

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alle ore: 03:00

Il premier britannico Johnson ha promesso a Zelensky 120 blindati e di nuovi sistemi per colpire le navi-

© Ambasciata di Ucraina nel Regno Unito – Boris Johnson e Volodymir Zelensky

AGI – Un nuovo scambio di prigionieri, il terzo dall’inizio dell’offensiva russa in Ucraina giunta al suo 45/mo giorno, ha portato alla liberazione di 26 fra militari e civili ucraini “su ordine del presidente Zelensky”, come ha annunciato la vicepremier Iryna Vereshchuk. Dopo che la Russia si è affidata al generale Alexander Dvornikov, veterano della guerra in Siria, per migliorare il coordinamento delle sue unità sul terreno e riorganizzare le operazioni in Ucraina, il premier britannico Boris Johnson si è impegnato a Kiev, dove ha incontrato il presidente Volodymyr Zelensky, a fornire all’Ucraina nuovi carri armati e missili. Si tratta di 120 blindati e di nuovi sistemi per colpire le navi; già ieri, il Regno Unito aveva annunciato la fornitura di missili antiaereo e anticarro, oltre a droni per attacchi di precisione.

Negli ultimi giorni, le truppe russe si sono ritirate dal Nord per concentrare i loro sforzi nel Donbass; l’intelligence della Difesa di Kiev ha stimato che i rinforzi arriveranno a Est passando da Kharkiv, lasciando intendere che potrebbero utilizzare come base la vicina Bielorussia. I separatisti filorussi che combattono nell’Est dell’Ucraina hanno una grande esperienza sul terreno e conoscono bene i loro avversari, contro i quali combattono da otto anni.

I combattimenti si sono quindi fatti sempre più intensi, al fine di impadronirsi dell’intero territorio degli oblast di Donetsk e Lugansk, in larga parte in mano ai secessionisti, che vi hanno fondato due autoproclamate repubbliche. L’obiettivo chiave, ovvero la presa di Mariupol, appare però ancora lontano. Lo strategico porto sul Mare d’Azov, catturato il quale verrebbe creato un corridoio di terra tra la Crimea e il Donbass, continua a resistere, nonostante i pesantissimi bombardamenti e le settimane di assedio che hanno creato una situazione umanitaria catastrofica. La “città di Maria” è ormai ridotta a un cumulo di macerie, ma ciò gioca a favore dei difensori, che resistono ancora nell’area del porto e dell’acciaieria e impegnano gli invasori in una guerriglia urbana che abbatte lo svantaggio numerico.

Mentre a Nord le forze di Kiev consolidano il controllo della regione di Sumy, abbandonata dai russi, un coprifuoco è stato dichiarato nella città di Odessa, che durerà da stasera a lunedì. Tramontato per ora il pericolo di uno sbarco da mare, il porto sul Mar Nero rischia di essere soggetto ad attacchi missilistici sempre più intensi. Infine, l’operatore nucleare ucraino ha lanciato un preoccupante allarme: nell’area attorno all’ex centrale di Chernobyl, occupata dai russi a inizio invasione, si registrano livelli radioattivi anormali, dovuti probabilmente allo scavo di trincee da parte delle truppe russe prima del ritiro.

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