Nasce LILAP – Lega Italiana per la Lotta all’Alienazione Parentale

Il 25 aprile è la giornata dedicata all’alienazione parentale , una sindrome ormai documentata ma ahimè ancora sottovalutata . In questo contesto nasce LILAP – Lega Italiana per la Lotta all’Alienazione Parentale, creatura fortemente voluta dalla Presidente Dott.ssa Irma Capece Minutolo, dall’Avvocato Nicola Todisco e dal Dottor Alessio Cardinale supportati da un Team medico/scientifico/culturale di primario rilievo e caratura internazionale. Un soggetto forte, un gruppo di pressione che, nella più totale trasparenza, raccoglierà adesioni e fondi, per promuovere programmi di studio e di prevenzione dell’Alienazione Parentale, fenomeno , come sottolinea la Lega stessa, ancora sottovalutato dal sistema nella sua globalità.

La Lilap vuole fare chiarezza sulla sindrome e sulle sue devastanti conseguenze per capire al meglio quali dinamiche si innescano in tali situazioni e quanto sia doveroso utilizzare professionalità mirate per arginare un fenomeno che colpisce i minori e le loro famiglie.

Quello che i figli , in situazione di divorzio , più vogliono e hanno bisogno è mantenere relazioni sane e forti con entrambi i genitori e essere schermati dai conflitti degli stessi. Alcuni genitori, tuttavia, nel tentativo di rafforzare la propria identità parentale, creano un’aspettativa, che i figli scelgano chi è il migliore. In situazioni più estreme, favoriscono il rifiuto del bambino dell’altro genitore e nei casi ancora più estremi, i bambini vengono manipolati da un genitore per odiare l’altro, nonostante il desiderio innato del minore di amare e essere amato da entrambi.

L’alienazione genitoriale comporta la “programmazione” di un figlio da parte di un genitore per denigrare l’altro genitore “alienato”, nel tentativo di minare e interferire con il rapporto del figlio con lo stesso , ed è spesso un segno dell’incapacità di separarsi e concentrarsi sulle esigenze del bambino. Tale denigrazione produce il rifiuto emotivo del figlio verso il genitore alienato e la perdita di una figura capace e amorevole nella vita del bambino. Lo psichiatra Richard Gardner ha sviluppato 20 anni fa il concetto di “sindrome di alienazione genitoriale “, definendolo come “un disturbo che sorge principalmente nel contesto delle controversie di custodia dei figli. La sua manifestazione primaria è la campagna di denigrazione del minore contro un genitore, una campagna che non ha alcuna giustificazione, derivante dalla combinazione di un indottrinamento del bambino che contribuisce alla falciatura del genitore bersaglio “. Il genitore alienato è demonizzato e visto come un male.

Come scrive Amy Baker, l’alienazione parentale coinvolge un insieme di strategie, tra cui limitare il contatto con quel genitore, cancellandolo dalla vita e dalla mente del bambino costringendolo a rifiutare l’altro genitore, creando la convinzione che sia pericoloso, costringendo il bambino a scegliere per mezzo di minacce di ritiro di affetto riducendo e limitando il contatto con la famiglia estesa del genitore alienato.

L’alienazione parentale è più comune di quanto spesso si supponga : Fidler e Bala (2010) riportano un un’aumentata incidenza sia dai dati giudiziari che da quelli sociali.

E’ scientificamente provato ormai che una grave alienazione nei confronti dei bambini (Fidler e Bala, 2010), è una forma palese di abuso infantile (Bernet et al., 2010), in quanto il benessere dei minori viene talvolta sottovalutato. Secondo quanto riferito da molti casi , la tattica dei genitori alienanti equivarrebbe ad un estremo maltrattamento psicologico dei bambini, inclusi spronare, terrorizzare, isolare, corrompere o sfruttare e negare la sensibilità emotiva (Baker, 2010). Per il bambino, l’alienazione parentale è una condizione mentale grave, basata su una falsa convinzione che il genitore alienato è un genitore pericoloso e indegno. Gli effetti gravi dell’alienazione parentale sui bambini sono ben documentati, bassa autostima e odio, mancanza di fiducia, depressione e abuso di sostanze e altre forme di dipendenza, fenomeni comuni che si manifestano poiché i bambini perdono la capacità di dare e di accettare l’amore da un genitore. L’odio creato è particolarmente inquietante nei confronti dei minori colpiti, poiché essi sono condotti a credere che il genitore alienato non l’amasse o li desiderasse . La loro depressione è radicata e il sentimento di essere non amato viene aggravato dalla negazione di piangere la perdita di quel genitore o di solamente parlarne.

Ogni bambino ha un diritto fondamentale ,ossia la necessità di un rapporto amorevole con entrambi i genitori e negarglielo, senza giustificazioni sufficienti come l’abuso o l’abbandono, è di per sé una forma di abuso di minori. L’odio non è un’emozione naturale per un bambino, deve essere insegnato. Un genitore che insegnerà ad un bambino ad odiare o temere l’altro genitore rappresenta un grave e persistente pericolo per la salute mentale ed emotiva di quel minore. I bambini alienati non sono meno danneggiati di altre vittime infantili di conflitti estremi, come ad esempio bambini vittime di rapimenti, che si identificano con i loro torturatori per evitare il dolore e mantenere un rapporto con loro, anche se abusivo.

Purtroppo in alcuni casi e spesso, vi è la erronea convinzione che la sindrome di alienazione parentale sia solo una strategia legale utilizzata dal genitore alienato per coprire le sue “ colpe”-

Linda Gottlieb scava un po ‘più in profondità nel fenomeno della tendenza dei professionisti ad incorrere in questo errore. “La ragione principale di questa tendenza, scrive, è che i casi di alienazione parentale sono contraddittori e anche i più esperti hanno talvolta naturalmente interpretato in modo errato le dinamiche familiari in queste situazioni. Questo malinteso porta ad un certo numero di errori cognitivi che a sua volta portano a errori nel processo decisionale professionale. Di conseguenza, molti professionisti incolpano il genitore alienato per aver contribuito al suo rifiuto e il genitore alienante è ampiamente assolto.” Jennifer Harman e colleghi (2016) hanno individuato una polarizzazione di genere nella percezione dell’alienazione e finché i professionisti non raggiungeranno una comprensione approfondita delle dinamiche effettive dell’alienazione parentale , i casi di grave alienazione continueranno ad essere scontati e le richieste di aiuto si ignoreranno.

L’alienazione parentale è un’area altamente specializzata nella pratica professionale, una sottospecialità nell’ambito della terapia familiare che richiede conoscenze e competenze speciali. La maggior parte dei professionisti della salute mentale e legale che lavorano con i bambini e le famiglie in fase di separazione e divorzio, secondo la Lega – hanno ricevuto poco o nessuna formazione specialistica in questi settori.

Purtroppo erroneamente si crede che se un bambino ha rifiutato un genitore, il genitore deve aver fatto qualcosa per giustificarlo. Si ha difficoltà a credere che un bambino si alleasse con un genitore abusivo e alienante. Inoltre, si confonde l’enfasi patologica con un legame sano. All’ osservatore ingenuo, la vicinanza e la caratteristica di aggrapparsi alle relazioni ingombranti genitori-figli sembra normale. Ma non lo è. Come risultato di questa relazione disfunzionale, i bambini alienati perdono la loro individualità, sopprimono i loro sentimenti naturali di amore e la necessità del genitore bersaglio e vengono manipolati per seguire l’offerta del genitore alienante. Questo è estremamente pericoloso e dannoso per il bambino.

Secondo Gottlieb, “essendo caduti nell’errore cognitivo, alcuni professionisti che mancano di esperienza di alienazione subiscono altre tendenze che li portano a concludere che il genitore alienante è competente e il genitore alienato non lo è. Ad esempio, il genitore alienato esporrà sintomi di ansia, depressione e paura, portando molti professionisti a diagnosticare un disturbo di personalità. Quello che non riescono a capire è che questi sintomi sono situazionali e mantenuti dall’alienazione, un esempio di errore di attribuzione fondamentale. Allo stesso modo, è comune per i professionisti concludere che la rabbia di un genitore alienato è il risultato di un difetto di carattere anziché in alcuni casi risultato di un trauma causato dall’alienazione stessa. Essendo stato maltrattato dal coniuge e dal figlio , accusati falsamente di abusarne e spesso deprivati anche delle risorse finanziarie o spinti al fallimento, anche i genitori più emotivamente stabili sarebbero diventati ansiosi e rabbiosi di fronte a tali attacchi.” Si capisce pertanto quanto la LILAP sia nata per contribuire a ridurre questo fenomeno dilagante, a comprendere meglio le dinamiche a sottolineare quanto sia importante che il sistema stesso non cada negli errori cognitivi e raggiunga maggiore professionalità e trasparenza per arginare il fenomeno. La LILAP è l’unica Lega italiana che combatte l’abuso dell’alienazione parentale, è una realtà in rete e sinergia con le principali associazioni mondiali contro questo abuso, in quanto accoglie le realtà associative che intendano essere unificate e coordinate in un obiettivo comune.

La sede di Lilap è in pieno centro storico di Napoli, in piazza Carità (Via Tommaso Caravita 14) a Palazzo Todisco, splendida casa/museo pronta ad accogliere le iniziative dedicate che presto partiranno. L’Avvocato Nicola Todisco padrone di casa conosce approfonditamente e da vicino il problema dell’alienazione parentale della quale ha grande esperienza ed attenzione. Per questo ha deciso di mettere a disposizione di Lilap questa splendida sede: la Tartaruga, partita dal Golfo di Napoli, ha già toccato le coste di mezzo mondo dal momento che la pagina di Lilap aperta da soli 4 giorni su facebook conta già ben 4000 iscritti da tutto il mondo! Grazie !

La lega si avvale di professionisti esterni del settore che formano l’organigramma della lega stessa :

Organigramma:

Presidente: Irma Capece Minutolo

Vicepresidente: Armando Grimaldi

Coordinatore Nazionale: Alessio Cardinale

Responsabile e Coordinatore Legale: Avv. Nicola Todisco

Responsabile Area Scientifica per gli Stati Uniti ed Europa: Dott.ssa Cristina Vardi

Comitato scientifico:

Professor Matteo Villanova (Neuropsichiatra Infantile, docente presso l’ Università Roma Tre e Presidente dell’Osservatorio Laboratorio Tutela Rispetto Emozionale Età Evolutiva (O.L.T.R.E.E.E.).

Dottor Danilo Moncada Zarbo di Monforte (psicanalista, psicologo. Aree di elezione: psicoterapia analitica e sessuologia clinica)

Dottoressa Stefania Jade Trucchi (psicologa, psicoterapeuta. Specializzata in casi di violenza, disturbi d’ansia, attacchi di panico)

Comitato Culturale:

Dottor Antonio Sammartino (ricercatore Alienazione Parentale)

Dottor Olivier Doria d’Angri (Economista di fama Mondiale)

Dottoressa Patrizia Ciava (Ufficio Diplomatico del Ministro, MIUR)

Dottor Massimiliano Gobbi

Dipartimento Prevenzione ed Informazione nelle scuole sull’Alienazione Parentale. Responsabile Dott.ssa Patrizia Ciava (MIUR)

Dipartimento Mediazione familiare . Responsabile: Dott.ssa Maria Pia Iurlaro

Dipartimento Legale. Responsabile: Avv. Nicola Todisco

Dipartimento per la prevenzione dei suicidi nei genitori alienati. Responsabile: Armando Grimaldi

Dipartimento Economia. Responsabile: Dott. Olivier Doria d’Angri

Tesoriere: Margherita Catalini

Delegato per il Nord Italia: Alessandro Pachera

Delegato per il Centro/Nord Italia: Alessandra Benfenati

Delegato per il Sud America: Manuel Ossa

Delegato per l’Asia: Pasquale (Packi) Valente

Fonte :  Psychology Today – Edward Kruk Ph.D

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