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La diatriba sui vaccini? Destinata a non finire mai

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L’11 settembre, per la scuola italiana, è iniziato il nuovo anno scolastico. Tra nuovi insegnanti, libri ed edifici forse a norma vi è un’ultima novità: la nuova legge sui vaccini approvata lo scorso luglio.

Cosa prevede la norma: l’obbligatorietà di 10 vaccini dai 0 ai 16 anni (6 contenuti nella funzione esavalente – difertite, polio, pertosse, tetano, Heamophilus influenzae di tipo B e epatite B – e 4 della tetravalente – morbillo, varicella, rosolia e parotite). In più vengono consigliati fortemente (e gratuitamente offerti) quelli contro rotavirus, pneumococco e meningococco B e C. Cosa succede per chi non ha provveduto: i bambini da 0 a 6 anni non potranno effettuare l’iscrizione a scuola, mentre i genitori dei soggetti da 6 a 16 anni saranno sanzionati. Come potersi iscrivere: bisogna presentare la certificazione dei vaccini eseguiti o l’attestato di vaccinazione (rilasciati dall’Azienda Sanitaria Locale), o la copia del libretto oppure quella della prenotazione dell’appuntamento presso la Asl. Solo per quest’anno è possibile presentare un’autocertificazione che poi verrà confermata dalla presentazione del libretto. Questa azione è stata decisa pochi giorni prima dell’apertura della scuola dal Garante della Privacy allo scopo straordinario di semplificare l’iter a tutti quei soggetti interessati al processo di adeguamento alle nuove norme. Proprio quest’ultima decisione è stata oggetto di polemiche da parte di una mamma di Latisana, nel Friuli Venezia Giulia che si è rifiutata di firmare l’autocertificazione poiché contraria all’utilizzo dei dati personali della figlia da parte di persone diverse dal dirigente scolastico. Secondo la donna, che si è sfogata tramite un post su Facebook, l’iniziativa non è stata fatta poiché contraria ai vaccini, ma per difendere la privacy della figlia (anche se sul suo profilo campeggiano loghi del movimento “No Vax” e l’iscrizione ad una miriade di gruppi dello stesso tema). Una privacy che è stata comunque calpestata dalla stessa nel momento in cui, nello sfogo sui social, inserisce fotografie e nome della piccola. Di conseguenza la bambina non è stata fatta entrare nella struttura e la donna è stata poi allontanata dall’asilo dalle forze dell’ordine, nonostante si sia rivolta ad un legale.

Un episodio simile è accaduto a Milano dove una coppia ha tentato di far entrare il proprio figlio nell’istituto senza vaccinazioni o autocertificazione. Seppur essi abbiano invocato il diritto alla scuola, il bambino è stato rimandato a casa. Lo stesso è avvenuto anche a Sesto San Giovanni.

Ciò che ha comportato la necessità di una nuova normativa è stata la rilevazione, secondo Pier Luigi Lopalco, professore di Igiene all’Università di Pisa, “che i livelli di copertura vaccinale della popolazione italiana stanno diminuendo, a ciò segue un aumento dei casi di malattie che un tempo costituivano un’eccezione”. Seppur la libertà di scelta sia tutelata e ammessa dalla nostra normativa, in materia di salute la decisione di non vaccinare i propri figli avrà una ripercussione anche su coloro che hanno rispettato le direttive.  Si continua ad avere paura di uno strumento che ha impedito la morte di migliaia di persone da malattie che in passato decimavano la popolazione. Secondo molti genitori non serve la vaccinazione per delle malattie che non costituiscono più un pericolo. A questo si aggiunge una radicata propaganda su internet di gruppi e movimenti anti-vax che sostengono che siano proprio questi a causare le malattie da cui (in teoria) dovrebbero proteggere.  La libertà di espressione è sacra e inviolabile ma il rischio è che soggetti senza alcuna preparazione o conoscenza del settore si ritrovino ad essere creduti alla stregua di un medico professionista. Internet rimane una risorsa sacra del sapere, bisogna tuttavia fare attenzione a ciò che circola, su quali portali vengono lette le informazioni che si radicano nelle convinzioni dei lettori. I vaccini hanno salvato molti, bisogna impedire che la mancanza di essi possa ucciderne altrettanti.

 

Sara Carulli

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