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Si riapre a Bari il tempio della Musica

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di Pierfranco Moliterni

BARI – Era il 2009 quando fu posta la prima pietra per i lavori di ristrutturazione dell’auditorium intitolato a Nino Rota che cinge dal suo interno il conservatorio di musica statale ‘N. Piccinni’. Lavori che sarebbero dovuti terminare in tre anni ma che si sono protratti fino al 2014: finalmente l’auditorium sembra riaprire per davvero. La spesa? In totale la ristrutturazione è costata 7 milioni di euro, divisi tra Regione- Provincia di Bari e Ministero dell’Istruzione. La struttura è stata rimessa a nuovo, si è proceduto al rifacimento delle due sale, la più grande da 700 posti, e la più piccola di 150, dei soffitti, dell’antico organo, del foyer e di tutti gli impianti da quello elettrico all’antincendio. Sostituiti anche gli arredi, a cominciare dalle poltroncine e dal rivestimento delle pareti che erano fatti di materiale facilmente attaccabile dal fuoco. Quel ‘fuoco’ sacro che sta dietro la faticosa ristrutturazione, in quanto l’incendio del teatro Petruzzelli avvenuto nel 1991 procurò, a cascata, la chiusura immediata di tutti gli spazi teatrali e dello spettacolo “non a norma”.  Pertanto, la città di Bari non ha avuto per ben 27 anni una vera sala per la musica sinfonica, stante la perdurante chiusura del teatro comunale Piccinni (altro ‘scandalo’ italiano) e la inadatta acustica del rinnovato teatro Petruzzelli per i concerti. A rendere ancor più prezioso il salone a gradoni del rinnovato auditorium è la presenza di un organo a canne – un maestoso strumento della ditta Zanin, anch’esso sottoposto a lungo restauro e tornato finalmente a splendere insieme alla sala. Finalmente ci siamo? Dopo annunci, aperture imminenti e subito rinviate, polemiche e veleni, l’auditorium del Conservatorio riapre i battenti. L’inaugurazione si terrà il 22 settembre con un grande concerto affidato all’orchestra sinfonica del conservatorio diretta dal maestro Giovanni Pelliccia.

L’auditorium è dedicato a Nino Rota, l’indimenticabile suo direttore scomparso nel 1979, quindi è stato chiuso per ben 22 anni di ristrutturazione per via di avvitamenti burocratici, capziosi stop dei finanziamenti che ora ci sono e… ora non più; all’evento dovrebbe prendere parte, in qualità di ospite d’onore, Carla Fracci e sempre nel ricordo di Rota in quanto la famosa ballerina fu la prima Gelsomina dell’omonimo balletto La strada dato alla Scala di Milano. Non è che questa presenza, a nostro modesto parere, stia a pennello nella serata inaugurale… ma tant’è, una Carla nazionale, pur ‘incartapecorita’ dalla rispettabile età anagrafica, non si discute, mai. Il programma della serata sarà tutto di musiche di Nino Rota e verranno anche eseguite le musiche composte per il balletto «Rappresentazione di Adamo ed Eva» praticamente inedite dopo la prima rappresentazione a Perugia nel 1957. Insomma, un evento che si preannuncia indimenticabile. Certo, il sindaco metropolitano Antonio Decaro aveva detto che la cerimonia di inaugurazione dell’auditorium si sarebbe tenuta con l’esibizione dell’Orchestra della Città metropolitana (e cioè l’ex Orchestra sinfonica della Provincia – l’ente che ha svolto il ruolo di stazione appaltante per i lavori di ristrutturazione dell’auditorium). E qui salta fuori un’altra grana che potrebbe render tutto vano la inaugurazione di questo spazio che ha avuto, è bene sottolinearlo, due ‘padrini’, due ostinati e determinai facitori: il direttore del Conservatorio, il m° Giampaolo Schiavo, e il suo presidente, il prof. Marida Dentamaro. La questione è presto detta. Questo auditorium, come tutti quelli consimili annessi ai conservatori musicali statali italiani, sono infatti dello Stato (MIUR) in quanto strutture adibite alla didattica. Ma cosa fare e come permettere alle associazioni musicali ‘esterne’, ovvero alle orchestre ‘esterne’ di poter usufruire di tale spazio? In altre città, ad esempio a Milano il suo prestigioso Conservatorio ‘G. Verdi’ ha stabilito apposite convenzioni per cui (a pagamento) le orchestre cittadine non-scaligere possono là esibirsi, ma fatte salve le primarie esigenze didattiche dell’istituto. Tutto qui, Una ‘scappatoia’ barese potrebbe regolamentare la presenza della ICO (orchestra provinciale-metropolitana) per quattro ore al giorno ininterrottamente (orario previsto dagli accordi sindacali nazionali, per altro): quindi la struttura, poi liberata dalla ICO, sarebbe ogni giorno restituita alla sua ineludibile funzione didattica. Tutto qui? Magari perché siamo a Bari, nello ‘sprofondo Sud’ dove tutto diventa complicato.

Pierfranco Moliterni

 

 

 

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