Virtuosi sì, ma non funamboli della Musica ….

di Pierfranco Moliterni  

Siamo tornati alla nostra “avìta magione” con ancora negli occhi, nella testa e ovviamente nelle orecchie, le meraviglie musicali di un concerto tenuto a Bari, al Petruzzelli domenica 22 ottobre in occasione della serata inaugurale della stagione della Camerata Musicale Barese n.76!. Erano di scena due mostri sacri della musica italiana di questi ultimi quarant’anni: il violinista Salvatore Accardo e il pianista Bruno Canino, entrambi già abbondantemente oltre ‘gli anta’ ma non per questo meno attrezzati sul piano della resistenza psico-fisica necessaria a suonare in pubblico e in un ‘contenitore’ prestigioso come il massimo teatro pugliese. Il loro programma in duo (violino e pianoforte) prevedeva due parti distinte: una, la prima, con due Sonate romantiche di Schubert e di Schumann e con una caratura storica disegnata dalla distinzione per la ‘sonatina’ schubertiana che resta una rarità d’ascolto, in quanto l’ensemble pianoforte – violino, al tempo, e stiamo parlando del 1816, subì un capovolgimento come qui, nel senso che si scrivevano sonate chiamate «per pianoforte col violino» per mettere in evidenza i passi cantabili dello strumento a tastiera il quale si pone decisamente in primo piano come strumento solista. E sin da subito Bruno Canino ci si mostrava per quel ‘mostro’ di musicalità (oltre che di precisione) che gli riconosciamo, e non da ora. Seguiva la molto più famosa ed eseguita Sonata op. 105 di Robert Schumann pregna di quella famosa Sehnsucht tra passione e malinconia che è il tratto fondamentale della personalità di questo musicista definito a ragione ‘il romantico dei romantici’. Nel 1849 Schumann lasciava Dresda e andava a stabilirsi a Düsseldorf come direttore dei concerti della società corale, carica che non doveva procurargli grandi soddisfazioni; ma furono anni in cui la sua creatività venne contrassegnata da opere-capolavori: la Sinfonia n. 3 «Renana », il concerto per violoncello, il Manfred, e appunto questa Sonata op. 105 per violino e pianoforte in cui il richiamo dei temi da un movimento all’altro (ad esempio, la frase iniziale dell’op. 105 si riaffaccia nell’ultimo tempo) fa ancor più avvertire quel modo di comporre, tipico di Schumann, che è fatto di slanci, di improvvisi ripiegamenti, di tenerezze e insieme di impeti. Una Sonata mirabile totalmente posseduta, violinisticamente, da Accardo e che dà ancora oggi ragione alla moglie di Schumann, Clara, la quale affermò di esserne stata letteralmente «incantata e commossa» sin dalla prima lettura. La seconda parte del concerto Accardo-Canino era molto più comunicativa sul piano della immediata intellegibilità, in quanto erano di scena alcune famose composizioni di due violinisti/compositori come Fritz Kreisler e Pablo de Sarasate.

Kreisler nacque a Vienna da una famiglia ebrea, aveva studiato nella sua città perfezionandosi a Parigi sotto la guida di Delibes e Jules Massenet; era stato addirittura ‘scartato’ ad una audizione per i Wiener Philharmoniker, aveva lasciato la musica per la medicina e la pittura, aveva partecipato come soldato semplice alla prima guerra mondiale ma poi, al tempo delle persecuzioni naziste contro gli ebrei come lui, s’era rifugiato in America dove nel 1943 ebbe ad ottenere la cittadinanza statunitense. Virtuoso del violino, Kreisler compose molta musica strumentale e alcuni di quei brani li presentò al pubblico come sue opere originali (camuffate da originali): erano invece abili trascrizioni di autori classici italiani: da Tartini, a Corelli, da Vivaldi a Pugnani, come fu per il celeberrimo e bellissimo suo Preludio e Allegro (brano trascinante assai che, molti anni fa, noi stessi avevamo studiato in quel del Conservatorio di Bari…) .

Il godimento assoluto del pubblico attento e entusiasta, cresceva proprio su questi godibili brani di Kreisler (Tambourin Chinoise, Schon Rosmarin, Liebeslied, Liebsfreude) che Accardo suona da sempre e solitamente come bis, brani davvero trascinanti. Lo stesso dicasi per quelli del famoso violinista Pablo de Sarasate che, ai suoi tempi (inizio del ‘900), era forte di un repertorio brillante composto di capricci, parafrasi, danze che attingeva da temi popolari, vedi appunto la Zingaresca, la Zigeuner-weisen (arie zigane) suonata a Bari. Un concerto dunque strepitoso, impreziosito dalle mani virtuosistiche e musicalissime e dalle sensibilità di questi grandi musicisti italiani che ancor oggi tutti ci invidiano. Non sottolineiamo qui la caratura internazionale di Canino il quale ha accompagnato al pianoforte anche altri violinisti internazionali come Isthzak Perlman; ovvero l’altrettanto straordinaria apertura mentale di Accardo che si cimenta spesso anche con la musica violinistica moderna e contemporanea, oltre che con la più splendida tradizione europea del violinismo di sempre. Salvatore il ‘paganiniano’ per eccellenza, tra l’altro, che qui a Bari ha suonato sul suo prezioso Guarneri del Gesù del 1733.

Pierfranco Moliterni

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