Noi e la Salute

Sanità senza tutele: degrado, immondizia, pozze d’acqua nel Policlinico di Bari

Tanti i disagi per operatori e cittadini

Di Riccardo Guglielmi

L’ingresso in un ospedale per i non addetti ai lavori genera incertezza e paura, ma deve creare un’assoluta sensazione di sicurezza. Noi affidiamo la salute nostra e dei nostri cari a donne e uomini che lottano in ogni ora del giorno e della notte per garantirci la messa in sicurezza del corpo e della psiche. Dobbiamo pensare alla nave in avaria, magari sfuggita alla tempesta alle spalle che entra nel porto.

Purtroppo questo non accade più nel Policlinico di Bari. Grande rispetto e comprensione sono e saranno riservate a medici e infermieri la cui professionalità e lo spirito di servizio non sono in discussione. Purtroppo, oberati da carichi di lavoro sempre più intensi e avviluppati dalla burocrazia, ci appaiono “sull’orlo di una crisi di nervi”.  Politici e amministratori tentano di scaricare su figure professionali che andrebbero al contrario, incoraggiate in progressione economica e carriera, le tante criticità derivanti da burocrazia, piani di rientro, blocchi del turnover, chiusura di ospedali periferici, riduzioni di reparti e posti letto. Logistica e gestione non sono più di casa in un ente che è Azienda Ospedaliera Universitaria.

L’Ospedale è da anni un cantiere perenne. Il degrado della viabilità interna è sotto gli occhi di tutti. Ci sono meno auto parcheggiate, non entrano più le vetture dei dipendenti anche in urgenza e si entra solo con permessi speciali, ma bastano poche gocce di pioggia per trasformare in pantani i viali. Se non si prenderanno provvedimenti saranno presto necessari mezzi anfibi. Una sola auto funge da navetta interna per la movimentazione di utenti con ridotte capacità motorie. Ascensori che non funzionano nell’autosilo, segnaletica carente, sporcizia, mancanza di controlli, disagio per ammalati e familiari sono all’ordine del giorno.

 Il Pronto Soccorso è diventato un girone dantesco; è sovraffollato in tutte le ore del giorno e della notte e sono segnalati casi di persone che attendono anche 20 ore prima di essere assistite o ricoverate in situazione precaria; posti letto pochi, richiesta e necessità di ricovero tante. Accedi al sognato ricovero solo se alzi la voce, minacci denunce, sbandieri parentele o per intercessione di qualche anima buona.  

Le immagini sconvolgenti che sono presentate lasciano allibiti giacché, nel XXI secolo, le condizioni della viabilità interna e quelle igieniche sembrano essere medievali. L’elenco delle situazioni degradanti all’esterno degli edifici che dovrebbero garantire pulizia ed efficienza per i malati è impressionante. Immondizia non raccolta, ratti che passeggiano nelle scale o sui davanzali delle finestre, mozziconi e sporcizia prima di entrare nei reparti, familiari trasformati in ausiliari che spingono barelle e sedie a rotelle. A questo aggiungiamo cani randagi nelle ore serali e notturne, bagni allagati, muri e finestre rotte, formiche che camminano addosso ai pazienti, corridoi di servizio abbandonati e vani tecnici prospicienti ai terrazzi trasformati in dormitori notturni per senza fissa dimora.

Il degrado è tanto, lo sconforto dei dipendenti è preoccupante, il menefreghismo di chi comanda è palese. Saremmo giunti a questa situazione se ci fosse stato un vero controllo da parte di chi ha il dovere del bene pubblico. Sicuramente no perché la politica da anni nella nostra Regione ha abdicato al ruolo strategico d’indirizzo, ma si è arroga, senza avere capacità, quello gestionale.

   redazione@corrierenazionale.net

 

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