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Bullismo ovvero l’ignoranza di essere forti

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E’ evidente come non ci sia un giorno in cui non accada un episodio di violenza legato ad un uso improprio dei social e quindi al fenomeno del bullismo più evoluto, ossia il cyberbullismo. Siamo di fronte ad un fenomeno che, per quanto analizzato e per quanto conosciuto, sfugge spesso al controllo degli adulti ,sia alla famiglia che alla scuola. Questo dovrebbe  indurci a riflettere sulla necessità e urgenza di un’azione sinergica tra scuola e famiglia che si traduca in un colloquio costante e sincero, aperto e profondo. Ma il dialogo a cosa dovrebbe mirare, quale dovrebbe essere l’obiettivo alla base di questo scambio tra quelli che sono i pilastri e i punti di riferimento di un adolescente, o almeno dovrebbero esserlo, ovvero la scuola e la famiglia. 

Cosa manca oggi ad un adolescente e pre-adolescente, perché questa è la fascia d’età da prendere in considerazione. Cosa potremmo dare loro, come insegnanti e come famiglia, come istituzione che rappresenti un reale punto di riferimento e di arricchimento ? Quello che viene a mancare a questi giovani è il senso di appartenenza ,la sensibilità di essere anche l’altro, ovvero la propria vittima. In fondo il bullismo non è altro che una grave violazione dell’essere umano.

E in quanto violazione, si rappresenta come la mancata capacità di sentire l’altro come parte di sé. Quindi  l’urgenza a cui siamo chiamati è quella di istruire ed educare ai SENTIMENTI. Di fondamentale importanza è l’educazione emotiva. In fondo chi è il bullo se non un non ancora-adulto che non conosce il valore dell’essere? Allora abbiamo il dovere ,da adulti consapevoli , di educare i giovani, soffocati da questo analfabetismo emotivo, ad una alfabetizzazione dei sentimenti.

E’ importante  focalizzare l’attenzione sull’interazione educativa che diventa interazione emotiva prima di tutto. A partire dalla metà degli anni ‘90 Daniel Goleman ,quasi ad arginare lo straripante potere riduttivo di un pragmatismo sempre più mediato dalla tecnologia digitale, non solo afferma l’esistenza di un mondo emotivo da salvaguardare, ma soprattutto che la rivalutazione di tale mondo costituisce l’unica strada percorribile per contrastare la crescente disconnessione tra esseri umani.

E’  qui il punto di snodo: da qui si parte per poi arrivare al disagio che noi quotidianamente siamo chiamati a gestire. Dalla  perdita della consapevolezza dell’ essere ovvero dalla perdita della dimensione emotiva e della sua importanza .Goleman evidentemente non immaginava quanto le sue ricerche e le sue teorie potessero suscitare interesse e soprattutto generare altre ricerche. Per molto tempo la dimensione emotiva delle persone è stata trascurata dalle scienze psicologiche, preoccupate maggiormente dal definire e studiare altre variabili come l’apprendimento, la motivazione, la percezione e le molteplici funzioni del pensiero. Goleman, intuendo il pericolo di un eccessivo abbattimento di relazioni profonde in famiglia, a scuola, negli ambienti di lavoro e nei diversi luoghi dove normalmente ci si incontra, riuscì a porre al centro dei suoi studi “ l’intelligenza emotiva “ ovvero quell’insieme di competenze affettive, empatiche e di rispecchiamento reciproco così fondamentali per creare e ricreare un clima di profonda condivisione tra le persone. Partendo da questa teoria possiamo giungere alla elaborazione più duttile e utile di “educazione emotiva”  .

E’ necessario anche ripensare al nostro ruolo di adulti in rapporto ai cosiddetti nativi  digitali. Se i ragazzi di oggi sono cambiati rispetto a quelli di venti anni-trenta anni fa, è perché in realtà sono cambiati anche gli adulti. In fondo gli adolescenti e pre- adolescenti sono cresciuti in questo mondo di adulti. I figli di oggi sono figli di questa società popolata da questi adulti. E un poco quindi responsabili di quello che sono dobbiamo pur sentirci. Ma trasformiamo la responsabilità in consapevolezza dell’agire . Educazione emotiva :  la carta da giocare potrebbe essere questa.

Forse nel passato la scarsità dei beni materiali e la mancanza di tante opportunità induceva i bambini a inventare, esplorare, costruire, fantasticare e desiderare. Attraverso l’esercizio di queste competenze, oggi inibite dalla saturazione dei livelli di gratificazione e dall’eccessiva programmazione dei tempi e delle attività dei bambini, da un lato i figli di un tempo evitavano la formazione di sentimento di onnipotenza e dall’altro erano in grado di percepire con più competenza e senso di realtà le inevitabili frustrazioni e delusioni e i normali conflitti. Non si stava meglio prima, ma evidentemente erano diversi i parametri di sviluppo e le dinamiche di crescita.

All’interno di un quadro sociale  e culturale decisamente cambiato, la responsabilità dei docenti è quella di credere che sia possibile incidere sulla crescita dei propri alunni in modo positivo.

Oggi si parla tanto di “integrazione” . Si dovrebbe parlare ancor più di “aggregazione”, nel senso di adottare dei comportamenti pedagogici finalizzati ad aggregare negli alunni le più adeguate competenze psicologiche per favorire capacità quali:

lo sviluppo dell’autocontrollo,

 la consapevolezza emotiva,

 l’attitudine ad una comunicazione chiara, efficace ed assertiva

l’affermazione del proprio sé attraverso il confronto e la cooperazione

lo sviluppo della curiosità, del desiderio, del senso di appartenenza

Il bullismo e tutti i nuovi disagi, sono prevalentemente il risultato di una difficoltà o addirittura incapacità a identificare, gestire e modulare le proprie emozioni. La scuola può e deve dare ai giovani la possibilità di recuperare, per così dire. Tale recupero sarà più sostanziale quanto più la scuola è disposta a dare opportunità in tal senso: opportunità di ascolto soprattutto che diventa opportunità di crescita. La scuola ha il compito di implementare il senso di autonomia o di favorirla qualora fosse scarsa, creando spazi e tempi qualificati di riflessione comune con i genitori.

EDUCAZIONE EMOTIVA dunque. PROMOZIONE DEL BENESSERE attraverso l’ascolto, l’empatia, il saper discutere per stare meglio insieme in un’ottica di educazione tra pari.

Prof.ssa Scarati Milena

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