Maxi truffa di farmaci, giro da 19 milioni

Un giro d’affari che fruttava fino a 19,5 milioni di euro l’anno. Tanto valeva il traffico illecito di farmaci smascherato dall’indagine condotta dai carabinieri del Nas di Milano, che ha portato oggi, nell’ambito di un procedimento penale coordinato dalla procura di Milano con l’aggiunto Laura Pedio, a 13 arresti (12 misure in carcere e una ai domiciliari).

Al centro della rete ricostruita dagli inquirenti la farmacia Caiazzo, già nota “anche per altre indagini da parte della Direzione distrettuale antimafia di Milano”, spiega il pm David Monti durante un incontro stampa in cui sono stati resi noti i dettagli dell’operazione. Il titolare calabrese, Giampaolo Giammassimo, è – come ricorda il maggiore Salvatore Pignatelli, comandante del Nas di Milano – il “nipote di Giuseppe Calabrò, capostipite della famiglia Calabrò” di San Luca. E fra gli arrestati c’è anche il figlio di quest’ultimo, Sebastiano Calabrò, direttore tecnico della struttura. Le misure cautelari detentive sono scattate anche per il direttore amministrativo, per quello commerciale e per altri dipendenti che lavoravano all’interno della farmacia, “così come per i broker che giravano per facilitare i contatti, per cinesi ed egiziani che si occupavano della ricettazione dei farmaci e di mandarli all’estero”.

Ma in manette è finito anche un maresciallo dei carabinieri, in attività, fino al 2013 in forze proprio al Nas. “Una persona che aveva fornito delle consulenze per la normativa di riferimento”, sottolinea Pignatelli e che, secondo Monti, proprio per la sua attività “non poteva non sapere con chi aveva a che fare”.

Le persone coinvolte nell’organizzazione criminale “acquistavano farmaci ospedalieri a prezzo ex factory, fingendo che fossero destinati a strutture sanitarie private risultate del tutto ignare, e li rivendevano all’estero a prezzo maggiorato – continua Pignatelli – con un differenziale di circa il 35%. Oppure ancora prendevano farmaci anche di fascia un po’ inferiore, li rivendevano a personaggi del tutto estranei al mondo farmaceutico, per esempio in un paio di casi un ristoratore o una persona impiegata in banca, che si occupavano tramite container e corrieri della spedizione in Paesi esteri. C’era tutta una fatturazione falsa e, in questa modalità, il margine di guadagno avveniva sul credito Iva, perché queste persone simulavano operazioni estere, esenti da Iva, e alla fine ci guadagnavano anche 1,8 mln di euro in alcuni anni”.

Sono dunque due i meccanismi illeciti ricostruiti dai militari nell’ambito dell’indagine nota come ‘Contramal’, perché partita proprio da anomalie segnalate su questo farmaco, un antidolorifico oppioide. “I Nas sono stati sensibilizzati su un’anomala prescrizione del Contramal* e in generale di farmaci antidolorifici, in Italia e in particolare nella nostra zona – chiarisce Pignatelli – Farmaci poi destinati a mercati esteri. Poiché il Contramal è noto come ‘droga del combattente'”, usata per esempio da militanti dell’Isis, “e i contesti in cui si vedeva la presenza di questo farmaco erano particolari, abbiamo approfondito”.

Fra i Paesi di destinazione del traffico intercettato figurano infatti Egitto, Iran e Iraq. “Nord Africa, ma anche Cina e Paesi Europei come Germania, Gb e Spagna”, aggiunge Pignatelli. Indagando sul percorso del Contramal, però, “ci siamo accorti che era solo uno dei farmaci e il problema era piuttosto il meccanismo fraudolento messo a punto per la vendita di medicinali appetibili”.

Farmaci molto costosi, come – elenca Monti – antitumorali, antipsicotici, medicinali per trapianto di cellule staminali o per terapie cardiache, e così via. Ma anche, aggiunge Pignatelli, “farmaci di uso quotidiano che, essendo con marchio italiano, proprio per i controlli che li garantiscono sono molto richiesti all’estero”. Gli accertamenti su questi farmaci “hanno mostrato movimentazioni sospette proprio sulla farmacia Caiazzo e su medici che ruotavano intorno alla farmacia”.

“Partendo dunque dal fenomeno dello smercio di alcuni particolari antidolorifici – evidenziano gli inquirenti – si è risaliti a un medico che aveva prescritto questi farmaci a una serie di soggetti e, da questo medico, alla rete”. I destinatari dei provvedimenti sono ritenuti a vario titolo responsabili di “associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dell’erario, truffa ad aziende farmaceutiche” – fra le quali figurano big come Roche, Celgene, Bayer – “autoriciclaggio, ricettazione di farmaci, somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica ed emissione di fatture per operazioni inesistenti”.

Undici le perquisizioni locali eseguite nelle province di Milano, Monza Brianza, Roma, Napoli e Lucca, con la collaborazione nella fase esecutiva dei militari dei locali comandi provinciali, e 37 gli ordini di esibizione di documentazione notificati a persone giuridiche legate in vario modo all’organizzazione. “Ci saranno anche altri sviluppi d’indagine”, osservano gli inquirenti. “Abbiamo documentato un anno e 4 mesi – evidenzia Pignatelli – Le verifiche in corso ci porteranno a ricostruire anche eventuali anni precedenti. L’ipotesi è che” le attività illecite intercettate “siano partite intorno al 2015. E queste persone riuscivano ad avere, grazie ai broker, un accreditamento estero che aveva pochi eguali nel panorama italiano”.

Print Friendly, PDF & Email