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Il DEF e lo spread..l’eterna tenzone

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La salita dei tassi non è nell’interesse di nessuno e quindi andrebbe contrastato.

-La reazione dell’Europa a tale fenomeno è stata morbida; come dire: “se volete farvi male da soli e perdere ulteriormente competitività (nel settore privato) e credibilità (in quello pubblico) fate pure a Germania & co. non può che fare piacere”. Riduzione del valore dei titoli di stato fa crescere la necessità di ricapitalizzazione delle banche; con quali soldi? Li dobbiamo chiedere ad America e Germania?

-Le quotazioni delle banche sono crollate più del resto del mercato perché parte significativa dei loro patrimoni sono in titoli di stato dai quali ottengono parte significativa dei proventi. Le autorità del settore hanno favorito tale situazione folle e adesso non si sa come uscirne: se le banche vendono i titoli aumentano i tassi se non lo fanno sono coinvolte dai loro prezzi… comunque congelano parti enormi di mezzi finanziari che diversamente potrebbero essere destinati al settore privato. Una domanda: come mai i titoli di stato italiani non sono stati venduti nel periodo del QE quando le loro quotazioni erano altissime e quindi era ragionevole farlo???? La Banca d’Italia dove era?

-Sembra che il governo consideri la comunità finanziaria una componente minore nell’attuale panorama politico e tale è sul piano dei voti, ma è evidente che insistendo in questa considerazione la si vuole accompagnare al ridimensionamento nella sua influenza sulla politica e anche sulla economia; cosa santa, ma con quale progetto?

-Aiutare gli azionisti “truffati” con soldi del contribuente significa pubblicizzare un settore immenso con il rischio di falsare quotazioni che invece andrebbero riportate alla normalità persa fin dai lontani anni 80 quando si abolì la materialità dei titoli, i saldi a fine mese…..

-Oggi la credibilità dei titoli di Stato è data dalla capacità di quest’ultimo di riscuotere tasse, quindi se il Pil scende o non sale, scende o non sale la credibilità del debitore Stato. Quindi i detentori di titoli di Stato (ormai solo banche) sono “percettori di tasse” sia quando prendono interessi che quando riscuotono il capitale; cioè sono assistite e quindi costituiscono un peso netto, un costo enorme, per la parte produttiva dell’economia. Circostanza non più tollerabile; mi chiedo: al governo lo sanno? A pagare le tasse sono solo le Pmi; come si pensa di onorare gli impegni di bilancio senza un rilancio fortissimo (e reale, cioè non assistito da spesa pubblica) di queste ultime?

-Spostare il deficit di alcuni decimali è stato un modo per rimanere nel campo in cui la finanza e i suoi sodali della politica italiana si muovono a proprio agio e quindi si è continuato con i loro metodi; così come è continuare con i loro metodi pensare di fare sviluppo con investimenti o con formazione professionale verso i disoccupati; in cosa ci si distingue dal vecchio sistema già fallito con Renzi, Berlusconi, Letta, Prodi…? per il fatto che funziona meglio? Con più onestà? Secondo noi non basterà.

La mia tesi.

Se incriniamo questo legame tasse-credibilità legando i titoli alle privatizzazioni mobiliari ed immobiliari facciamo una cosa certamente nuova e quindi in linea con “il cambiamento” che tutti (anche i banchieri) intuiscono come necessario immediatamente. Se cioè statuiamo un semplice principio che è, ripeto, nuovissimo (in quanto non ipotizzato da nessuno al mondo) ma che è vecchissimo in quanto è presente da sempre in ogni manuale di contabilità per il quale ogni privatizzazione potrà essere regolata (cioè pagata) solo con titoli di stato che saranno apprezzati al valore nominale, avremo risolto ogni problema di spread. Certo, va perfezionato in molti aspetti in quanto si tratta di cosa altamente complessa, ma non urta alcuna regola europea o bancaria ed è vecchia in quanto si tratta di una regola fondante della buona amministrazione pubblica e privata. Oggi basterebbe dichiarare una cosa simile per ridare fiducia al mercato rischiando, se la si comunica con criterio, di azzerare lo spread (sempre che la si sappia anche applicare con criterio).

Alla fine serve maggiore coraggio a fare cose nuove. Coraggio che viene solo se si è sicuri di quello che pensi; la individuazione di percorsi nuovi non è una opzione: tutto l’Occidente è in attesa di qualcosa di nuovo; se non la si trova la dittatura non sarà evitabile; in ogni parte. Quindi per superare le asperità di oggi, quelle stesse che hanno fatto vincere alle elezioni “il cambiamento”, ci si deve confrontare con grande umiltà ma anche con grande determinazione; le soluzioni sono molto più vicine di quanto non sembri; un po’ di coraggio nell’uscire dalle formule imposte dal vecchio sistema per la propria salvaguardia significa credere che cambiare si può. Si tratta di mera cultura: si deve superare il “pensiero unico econometrico” che ha affossato il sistema e che domina nelle università. Non cambiare con sufficiente ardimento può essere un premio al vecchio sistema; che non va preso di petto come si è tentati di fare ma si deve svuotarlo dal proprio interno introducendo formule spesso vecchie (ma tenute fuori e quindi dimenticate) ma salvifiche; cioè con la forza della cultura!.

Infine:

-L’attuale differenza dei tassi praticato in Europa è perversa: i tassi sono più alti dove c’è più disoccupazione e deflazione mentre sono più bassi dove c’è meno disoccupazione e più inflazione; fenomeno che si autoalimenta. Non si può non ammettere che si tratta di una patologia grave che ha già condannato il sud l’Italia al sottosviluppo nell’ambito della Italia unita. A moneta unica dovrebbe corrispondere un tasso unico (come effettivamente è, nominalmente) invece abbiamo un tasso diverso a seconda del debitore e del suo Pil. Il mercato interbancario europeo è azzerato ormai da anni e nessuno lo rimpiange forse perché la Bce gode per il fatto di comandare questo settore in modo dittatoriale. Non è pensabile che il governo del cambiamento non apra una trattativa su questo punto e non inviti tutti gli stati europei a rivisitare i Trattati evidentemente errati su questa questione. È un argomento di importanza e risonanza almeno pari a quella dell’emigrazione… e così forse si riesce a salvare l’Europa.

Canio Trione

 redazione@corrierenazionale.net

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