Estero

Venezuela, la procura generale vieta a Guaido’ di lasciare il paese

 Il Tribunale supremo di giustizia del Venezuela ha congelato i beni e proibito di lasciare il paese a Guaido’, accusato di essere il leader delle proteste. Gli Usa intanto minacciano “serie conseguenze” per chiunque tenti di colpire il leader dell’opposizione autoproclamatosi presidente ad interim. Mosca accusa Washington e i suoi alleati di volere un golpe.

Maikel Moreno, presidente del Tribunale supremo di giustizia (Tsj) del Venezuela ha proibito di lasciare il paese a Juan Guaido’, il presidente del Parlamento che ha assunto i poteri dell’Esecutivo, e gli ha congelato anche i beni, come richiesto dal procuratore generale Tarek William Saab.
Nella sua richiesta al Tsj, Saab aveva spiegato che l’indagine della magistratura ha individuato in Guaido il leader delle proteste che “hanno comportato gravi danni alle famiglie venezuelane”. Moreno, in una dichiarazione letta alla tv pubblica, ha detto che le misure restrittive si manterranno finche’ durera’ l’inchiesta della Procura.

Il consigliere per la sicurezza nazionale Usa, John Bolton, ha minacciato “serie conseguenze” per chiunque cerchi di sovvertire l’ordine democratico in Venezuela danneggiando l’autoproclamato presidente Juan Guaido’. “Denunciamo le illegittime minacce dell’ex procuratore generale venezuelano contro il presidente Juan Guaido. Permettetemi di ribadire: ci saranno serie conseguenze per coloro che tentano di sovvertire la democrazia e danneggiare Guaido’”, ha scritto Bolton sul suo account Twitter ufficiale.
Parlando in conferenza stampa, il procuratore ha dichiarato che dal 23 gennaio – data in cui Guaido’ si e’ autoproclamato presidente – “ci sono stati episodi violenti, dichiarazioni da parte di governi stranieri e il congelamento di beni della Repubblica, crimini gravi che attentano all’ordine costituzionale”. Per questo, ha aggiunto, e’ stato deciso di aprire un’inchiesta preliminare. Il procuratore ha inoltre chiesto al Tribunale supremo di giustizia (Tsj) di approvare tre misure cautelari nei confronti di Guaido’: divieto di uscita dal paese, divieto di alienazione dei beni e blocco dei conti. L’obiettivo, ha sottolineato, e’ di consentire alla Procura della Repubblica di continuare a raccogliere “elementi di condanna sufficienti per fermare questi atti, che hanno danneggiato la pace della Repubblica, la nostra economia e il patrimonio nazionale”.

La Russia continua a difendere Maduro a spada tratta e a lanciare pesanti accuse agli Usa: il Cremlino ha definito “illegali” le sanzioni contro la compagnia petrolifera venezuelana, Pdvsae, e ha ha accusato Washington di volere un colpo di Stato. La Cina, di solito molto cauta, ha messo in guardia da “interferenze straniere” che rendono “solo la situazione piu’ complicata”. Colpire la Pdvsae e’ una svolta nella politica americana delle sanzioni al Venezuela, finora indirizzate solo verso Maduro e i suoi accoliti. Gli Usa, primo acquirente del greggio venezuelano, hanno congelato i fondi della Pdvsae negli Stati Uniti, l’equivalente di circa 6 miliardi di euro, e stimano una perdita di 11 miliardi di dollari per l’anno prossimo. Maduro ha reagito definendo le sanzioni “illegali, unilaterali, immorali e criminali” e ha promesso non ben specificate “azioni legali” contro gli Stati Uniti.

Il giornalista Rodrigo Pérez e il cameraman Gonzalo Barahona, inviati di ’24 Horas’ per la Televisión Nacional de Chile, sono stati arrestati da funzionari della sicurezza presidenziale mentre si trovavano nei pressi di Palacio de Miraflores, sede del governo e ufficio del presidente del Venezuela. Lo rende noto il sito dell’emittente cilena. Perez e Barahona si trovavano con colleghi venezuelani, ha comunicato Marco Ruiz, segretario generale del Sindacato venezuelano dei lavoratori della stampa (SNTP), parlando con ’24 Horas’: “Denunciamo l’arresto arbitrario di quattro operatori della comunicazione audiovisiva, tra loro due colleghi della Televisione nazionale del Cile che si trovavano in compagnia di due giornalisti venezuelani, Maiker Yriarte e Ana Rodríguez”. “Sono stati fermati alle 22 di ieri. E’ accaduto nei dintorni di Palacio de Miraflores. C’era una piccola concentrazione di seguaci di Nicolás Maduro, convocati ad una veglia permanente. I giornalisti si sono avvicinati al luogo e sono stati arrestati da funzionari della sicurezza presidenziale”. “Si tratta di un episodio intimidatorio nei confronti dei media locali ed internazionali”, ha affermato.


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