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Primo step raggiunto. Dagli inferi della D ad una resurrezione

Il Bari, dunque, compie la sua prima resurrezione dalla croce insanguinata della D al purgatorio della Lega Pro. Un ritorno tra i professionisti di una società sciaguratamente decaduta negli inferi più profondi dove c’era stata una volta sola sessanta anni fa ma non per demeriti propri ma per una nuova configurazione del torneo di C dell’epoca e, come quella volta, anche stavolta il Bari, che è miserabilmente e colpevolmente fallito per la seconda volta (questa volta più tragicamente), lo hanno infilato nella serie D e non, dunque, per demeriti sul campo. Corsi e ricorsi storici, quindi, e così come quella volta di sessanta anni fa, anche questa volta il Bari è stato promosso in serie C, con due turni di anticipo e con qualche affanno causato dal fiato della Turris che non ha mai abbandonato le spalle dei baresi. Onore, comunque, a loro che sportivamente hanno evitato la monotonia del girone. Trasferte mai sfiorate prima di queste giocate su campi che chiamarli tali è difficile, campi messi male, spalti ridotti all’osso, sintetici consumati, terreni ridotti a meno di novanta metri, insomma il Bari non si è fatto mancare niente quest’anno. Per contro occorre dire che ovunque sia andato, è sempre stato accolto dalle varie società calcistiche con grande rispetto ed anche un pizzico di onore.  Ma nonostante tutto il Bari ce l’ha fatta con una grande cavalcata dove è sempre stato primo in classifica. Una vittoria annunciata e assolutamente meritata nonostante qualche timido affanno dovuto a qualche momento di difficoltà, causato da un evidente calo fisico e di concentrazione manifestatisi nel girone di ritorno da quale, comunque, Cornacchini ha saputo sempre gestire per il meglio senza particolari sbavature. Se si è partiti in testa e si è finiti in testa con un notevole margine di distanza dalla seconda, un motivo ci sarà stato.

De Laurentiis, dunque, è stato di parola e più di questo non gli si poteva chiedere. Almeno per quest’anno. Una società solida che ha scelto di ripartire da Bari dove c’è una miniera ancora inesplorata di potenzialità socio-economiche, non può che proseguire per raggiungere traguardi prestigiosi.

C’è da festeggiare una promozione, comunque la si pensi, un addio – si spera per sempre – dai dilettanti, anche se ieri la festa è passata un po’ in sordina tranne che in aeroporto dove un centinaio di tifosi si è dato appuntamento lì per attendere la squadra e tributare ad essa il giusto applauso. Certo, questo è il primo step che dovrebbe prevede l’immediato ritorno in serie B possibilmente l’anno prossimo. I mezzi non mancano, gli uomini esperti in tal senso, pure, la società avendo deciso di investire a Bari sicuramente non si tirerà indietro ove sarà necessario, naturalmente il tutto con oculatezza e professionalità, senza sperperare quattrini inutilmente. Abbiamo la fortuna di avere De Laurentiis come presidente e tale opportunità va sfruttata a pieno consapevoli che anche lui, il Presidente, voglia far diventare grande questa società in quanto ad agosto scorso ha scelto con il preciso intento di iniziare il percorso col Bari per arrivare il più in alto possibile, perché non avrebbe senso, viceversa, la scelta. Poi si penserà alla serie A. Dunque questa promozione è da considerarsi non come un arrivo ma una base di ripartenza verso lidi più consoni al blasone del Bari.

Un anno partito tra mille difficoltà, una squadra costruita in fretta e furia, senza particolari criteri, un ritiro estivo fatto alla Borghesiana di Roma dopo che tutte le squadre lo avevano terminato, un tentativo di assemblare la squadra a disposizione nel più breve tempo possibile, senza attrezzature, senza scarpe, senza asciugamani, senza una sede, senza un terreno per allenarsi, con lo studio in fretta e furia repentino del territorio nel quale avrebbe dovuto insediarsi e assembrarsi con criterio.

Va, dunque, in archivio questo torneo vissuto sempre sul pezzo e con qualche apprensione di troppo sempre, però, tenuta sotto controllo dal bravo Cornacchini che ha il merito di aver creato il gruppo e di averlo modellato a dovere.

Un campionato condotto sempre in cima alla classifica dove si sono sovrapposte le strade del Bari con le società di antipatici antipodi che l’hanno sfidato giocando la partita della vita, quella per la quale, un giorno, potranno dire di aver affrontato il Bari una volta e, perché no, anche di aver segnato un gol. Decisamente un gran bell’onore per quanti hanno affrontato il Bari e gli hanno fatto pure gol. Ovunque è andato, il Bari, ha richiamato il gran pubblico, sebbene calcolato in qualche centinaia, al massimo, un paio di migliaia di spettatori ma sempre col tutto esaurito nei vari campetti dove è sceso a giocare.  Un giusto premio a chi milita in una categoria dove si gioca più che altro per passare il tempo senza particolari stipendi, insomma quasi a “pizza e birra” rispetto ai giocatori del Bari che sono stati pagati diversamente. Un tipo di calcio, quello a cui abbiamo assistito, fatto di grande umanità e poco tecnico.

Per noi, della stampa, rimarrà il ricordo di una nuova esperienza vissuta ai confini della realtà a cui, il precedente Bari ci aveva abituato, e come tale rimarrà un ricordo comunque positivo. Non si finisce mai di imparare nella vita. Soprattutto sarà una esperienza che, almeno per chi scrive, ha formato e, forse, completato una professionalità già assodata.

Non si sa ancora se Cornacchini rimarrà alla guida del Bari. Certo, i “numeri” che – si sa – non sbagliano mai, conducono inevitabilmente ad una sua fisiologica riconferma senza dimenticare che, di fatto, la meriterebbe pure in quanto ha portato il Bari, sempre primo in classifica, in serie C in un anno solo tra molti alti e qualche basso inevitabile relativamente al gioco espresso. Il suo lavoro, occorre dire, non è stato semplice al di là della rosa icastica messagli a disposizione. È stato reclutato per vincere il campionato e ce l’ha fatta, questa la verità, al di là delle critiche che, nel corso del torneo, gli sono state mosse, ma si sa che le critiche, spesso, fortificano chi le riceve ed, anzi, servono per migliorarsi e Cornacchini stesso ha detto di averle accettare e che sono state importanti per lui per migliorarsi strada facendo.  Tuttavia la scelta di una sua permanenza cadrà sulla società che, presto, deciderà in tal senso.

Infine una particolare menzione va ai tifosi che, a suon di diecimila presenze a gara in casa e con una media di 200-500 in trasferta, non hanno mai smesso di dare il loro appoggio dimenticandosi di essere in serie D. Tifosi che fino a qualche anno fa riempivano l’Olimpico di Roma in diecimila, San Siro, San Paolo e tanti altri prestigiosi stadi, senza dimenticare quelli non meno prestigiosi della serie B e che quest’anno si son trovati a fare i conti con campetti di paesi, con grande dignità, rispetto per le tifoserie avversari (rispetto, per la cronaca, corrisposto, anzi, sono nate belle amicizie tra le tifoserie), senza alcun pregiudizio. I diecimila del San Nicola dovranno essere il fondamento per ripartire. Presto. Tremate, dunque, professionisti: il Bari sta tornando.

Massimo Longo

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