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La cura della musica

Musica&Spettacolo

(Intervista, di Fedele Boffoli, a Gianluca Micheloni)

Gianluca Micheloni, musicista-organista, musicoterapista, organizzatore di eventi d’arte e culturali, è attivo da vari anni sul territorio del Friuli Venezia Giulia; ha, da poco, promosso, nel campo della musicoterapia, con Chiara Maria Bieker e l’Associazione Culturale “Aulos”, un percorso, presso l’Ospedale di Gorizia (San Giovanni di Dio), per l’accompagnamento a, gravi, malati cerebrolesi, a partire dal corrente mese; ci dice?

La Musica in ogni suo aspetto ha delle componenti molto importanti, influenti, che vanno a toccare e a stimolare molte parti del nostro corpo, in musicoterapia questa pratica è fondamentale laddove, ad esempio, ogni forma di comunicazione è interrotta, anche il linguaggio verbale, come nel caso specifico delle GCA, presenti in questa nuova SUAP dell’ospedale di Gorizia, inaugurata nel 2015. Attualmente ci sono 11 ospiti di diversa età e di entrambi i sessi; la struttura già prevede un percorso particolare, mirato, ed ora si aggiunge la Musicoterapia: andrò a sviluppare, insieme alla collega e musicista, Dott.ssa Chiara Bieker, un progetto musicoterapico, specifico, mirato, focalizzato su ognuna di queste persone, principalmente basato sulla stimolazione sonora. La pratica musicoterapica risale sin dalle antichità (non si chiamava certamente così), semplicemente le persone utilizzavano la musica con scopi diversi, come ad esempio gli egizi che suonavano per portare ad una sensazione di rilassamento. Non vorrei dilungarmi tanto su questo, invito qualsiasi persona a digitare la parola “musicoterapia” su di un qualsiasi motore di ricerca, e si renderà conto di cosa è veramente. Posso dire con orgoglio che si tratta di un progetto unico in regione, oltre alla nostra caparbietà nel raggiungere l’obiettivo che ci eravamo fissati, dobbiamo assolutamente dire grazie a persone con una visione ampia ed aperta, come il dirigente della Ass nr 2 Dott. Giovanni Pilati, il primario del reparto Marsilio Saccavini, la Dott.ssa Mara Pelizzari, alla Dott.ssa Susanna Compassi, le quali hanno analizzato tutto il percorso che avevamo già fatto in precedenza con alcuni di quei pazienti, e visti i risultati e le testimonianze dirette dei parenti interessati, si è pensato di partire con un nuovo percorso musicoterapico.

Il suono, attraverso particolari vibrazioni, frequenze e modulazioni, è in grado di riarmonizzare il pensiero e la materia vivente, un campo tutto da esplorare…

Ogni essere vivente, dalle piante alle cose che ci circondano, i colori che compongono ogni giorno lo scenario della nostra vita, non sono altro che intensità diverse di elementi che vibrano ad una frequenza particolare, tanto da generare ad esempio una gamma diversa di colori e di suoni. La materia stessa ha una sua frequenza, per non parlare del nostro corpo: noi siamo vibrazione, siamo un corpo che emette dei suoni con una ritmicità propria, singolare, che comincia già nel ventre della mamma, se pensiamo al nostro cuore che batte seguendo un ritmo binario, alla respirazione stessa, sempre in modo binario, scandiscono il passare della nostra esistenza, insomma queste nostre componenti hanno una valenza fisica e musicale importantissima, ci appartengono da sempre. Il suono, considerato come un insieme di componenti consonanti e dissonanti (come il rumore), è parte integrante della quotidianità. Se uno vive in centro a Roma, certo non ha proprio la sola sensazione di percepire i suoni della natura o la musica di una radio!!! Cosa voglio dire con questo: in campo musicoterapico il concetto di suono e frequenza hanno un significato molto più ampio, e vanno tenuti in considerazione. Alcuni studi di neuroscienze fatti proprio sulle frequenze hanno dimostrato che un’onda sonora può modificare il battito cardiaco, la respirazione, la pressione sanguigna; questi diventano punti di partenza in una esperienza musicoterapica, si dice che un corpo malato è un corpo disarmonico, la musica ed il suono puro lavorano sulla stimolazione e la riarmonizzazione delle parti non sane. Non si fanno miracoli, sia chiaro! La musicoterapia è una disciplina scientifica, che ormai è scesa a fianco delle altre discipline mediche come supporto, e certamente non ha più la necessità di essere messa in discussione, ma non perché lo dico io da musicista o musicoterapista, ma perché ha una sua storia ed una sua valenza scientifica.

Alcuni autori, in particolare, riescono a produrre musiche che portano beneficio psico-fisico e chi le ascolta, ma, al pari, altre sonorità, possono disturbare e danneggiare; quale, secondo lei il criterio da seguire nella somministrazione di suoni e musiche?

Il piacere che si prova ascoltando una musica o un suono è molto personale e diventa parte del vissuto di ogni individuo, e quando ti trovi a fare una seduta di musicoterapia con persone che si trovano in una certa situazione clinica come nello stato vegetativo, devi tener conto prima di tutto che questi soggetti sono privi di difese, vulnerabili sotto ogni aspetto. Si capisce bene che si tratta di un campo di lavoro molto delicato, ed è per questo che generalmente prima di ogni intervento viene fatta una anamnesi sonoro musicale, sul vissuto e sul presente, in modo tale da avere un quadro molto ampio e specifico unito a quello clinico, che ci permetta di orientare in modo mirato tutto il lavoro. Questo tipo di pratica, quindi, non preclude nessun tipo di musica, sia essa attiva o passiva, o qualsiasi autore, noi semplicemente dobbiamo saper ascoltare e vedere quello che più si avvicina alle persone con cui entriamo in contatto.

Quanto incide, a suo parere, oltre che la musica in sé, l’impulso, sensoriale (sua finalità, intensità ecc.), impresso allo strumento, ai fini di chi ascolta?

Le ricerche e le esperienze fatte sino ad oggi, dimostrano senza alcun dubbio che uno stimolo sonoro viene percepito a livello di vibrazione sia dal corpo che dal sistema uditivo, e questa percezione musicale si verifica nella corteccia uditiva di entrambi gli emisferi; quando ci troviamo difronte ad un SNC danneggiato, quest’ultimo elabora con più facilità uno stimolo sonoro rispetto al linguaggio verbale, quindi diventa molto efficace sottoporre un individuo che si trova in queste condizioni a stimoli musicali e a stimoli non verbali. Nessun altro mezzo di comunicazione è in grado di provocare reazioni emotive così forti come la musica, sia essa suonata che semplicemente ascoltata. Ora qualsiasi risposta si ottenga, sia essa positiva che negativa, fanno parte della comunicazione non verbale tra musicoterapista e soggetto. Recentemente ho letto su un libro una frase che mi ha colpito, e dice che la musica è una cura se sappiamo ascoltare il messaggio, e può soddisfare le nostre esigenze più profonde.

Quali i suoi prossimi impegni?

Insieme alla Presidente della nostra associazione Aulòs, la Dott.ssa Bieker, e a mia moglie Chiara, stiamo portando avanti una serie di progetti sia con strutture pubbliche come nel caso dell’Ospedale di Gorizia, collaborazioni con asili nido di Trieste e del comune di Manzano, in strutture private come il Fate bene Fratelli di Gorizia. Sono progetti che prevedono sia un intervento musicoterapico di tipo preventivo, sia di tipo riabilitativo. Inoltre sto preparando un progetto da presentare all’Ospedale di Udine dove si prevede un percorso musicoterapico affiancato ai corsi di preparazione al parto. Non mancano gli appuntamenti musicali, quali l’inaugurazione di un organo recentemente restaurato, oltre ad alcuni concerti in regione, insieme al quartetto Vidulee, con cui stiamo portando avanti il progetto “Haidyn”.

Fedele Eugenio Boffoli


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