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Politica italiana della difesa e della sicurezza: un’analisi propositiva

Cronaca

Studio dell’Archivio Disarmo

Laura Zeppa, Maurizio Simoncelli, Luigi Barbato

Il quadro globale e le minacce

A venti quattro anni di stanza dalla caduta del muro di Berlino e della fine della Guerra Fredda, è ormai necessario riconsiderare gli elementi fondamentali della politica della difesa e della sicurezza italiana nel quadro di un mondo profondamente mutato e globalizzato, sia politicamente, sia economicamente.

Il primo elemento da considerare è quello relativo alle minacce, potenziali e/o reali. Va evidenziato che allo stato attuale non esistono minacce di tipo militare nell’area del Mediterraneo, sia perché i principali paesi sono alleati nel quadro NATO e/o UE, sia perché i paesi rivieraschi del Nord Africa e Medio Oriente non hanno intenzioni ostili (né i mezzi eventuali per poterle esercitare). I documenti ufficiali della NATO e dell’UE1 in questo senso confermano tale assenza, evidenziando, invece, i pericoli derivanti da un’eventuale proliferazione nucleare (Iran e Corea del Nord), dal terrorismo2 e dai cambiamenti climatici (siccità, desertificazione, ecc.).

I primi due pericoli suddetti (proliferazione nucleare e terrorismo) devono essere affrontati il primo con una politica di rafforzamento del disarmo nucleare (potenziamento del Trattato di Non Proliferazione nucleare, dell’Agenzia Internazionale Energia nAtomica, del Comprehensive Test Ban Treaty ecc.), il secondo con strumenti soprattutto d’intelligence (come ha dimostrato l’azione contro Osama Bin Laden, ad esempio).

In ambito nucleare, la persistenza delle armi nucleari tattiche USA dislocate in Europa (Italia compresa) con il piano di ammodernamento delle bombe B61-123, la dotazione di cacciabombardieri F35 con capacità stealth (invisibili ai radar avversari) e la dislocazione di basi antimissile ai confini della Russia appaiono, invece, segnali orientati in senso opposto ad una politica di distensione e di confidence building, evidenziando una scelta sia italiana sia dell’Alleanza Atlantica, tesa non solo alla conferma dell’opzione nucleare, ma anche al suo rafforzamento.

E’ necessario, pertanto, che il Parlamento italiano (e non solo altri attori quali i vertici militari ed industriali) sia protagonista di un’adeguata riflessione pubblica sulla strategia di sicurezza nazionale per definire gli obiettivi e gli strumenti della politica estera e di difesa, per evitare l’esautoramento delle sedi istituzionali sinora realizzatosi.

In questo quadro, ad esempio, appare opportuna anche una revisione del programma F35, non solo per il significato strategico ed industriale di una scelta di questi apparecchi della statunitense Lockheed Martin, ma anche in relazione ai costi elevatissimi che la comunità nazionale deve sopportare in un momento di drastici tagli allo stato sociale, alle pensioni, alla sanità e all’istruzione. In tal senso, un’approfondita discussione politica in ambito nazionale, tesa anche ad un coinvolgimento dell’opinione pubblica4, permetterebbe, inoltre, l’assunzione di posizioni significative e democraticamente condivise nei consessi internazionali a cui l’Italia partecipa.


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