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Padre James Martin e il suo ponte discriminante e offensivo

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Renato Pierri

«“Costruire un ponte” con persone LGBT, parla padre Martin», è il titolo di un articolo di Andrea Tornielli, apparso su Vatican Insider – La Stampa del 31 maggio, e riportato da don Mauro Leonardi sul blog “Come Gesù”, dove lo leggo. Si tratta di un’intervista rilasciata a Vatican Insider dal gesuita americano James Martin, autore del libro “Building a Bridge: How the Catholic Church and the LGBT Community can enter into a Relationship of Respect, Compassion, and Sensitivity” (Costruire un ponte: come la Chiesa Cattolica e la comunità LGBT possono instaurare una relazione di rispetto, compassione e sensibilità).

Il giornalista chiede al gesuita: «Com’è possibile, secondo la sua esperienza, accogliere queste persone e allo stesso tempo presentare integralmente l’insegnamento della Bibbia e del Catechismo della Chiesa cattolica a proposito della pratica omosessuale?». Ed ecco parte della risposta: «Il mio libro si concentra su una parte trascurata di quel testo. Siamo chiamati a trattare la persona LGBT con “rispetto, compassione e sensibilità”. E queste stesse virtù possono applicarsi sia a come la chiesa istituzionale si riferisce alla persona LGBT, sia al modo in cui la persona LGBT si rapporta alla chiesa. Così nel Catechismo c’è già un modo per costruire un ponte tra la comunità LGBT e la chiesa istituzionale. Ma il percorso più fondamentale è il modo di operare di Gesù: incontro, accompagnamento e amore».

Ora, se io, poiché gli ebrei sono stati disprezzati e perseguitati, dicessi: «Gli ebrei devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza” (queste le parole esatte nel Catechismo), non sarei, magari senza rendermene conto, un razzista? Per non esserlo, infatti, dovrei dire: “Gli ebrei devono essere trattati come tutte le persone”. Tutte le persone, infatti, devono essere rispettate. Ma che cosa c’entra la compassione? Sto parlando di un malato? Che cosa c’entra la delicatezza? Sto parlando di un neonato? Stesso discorso si può fare riguardo ad una persona dalla pelle scura. Sono un razzista se affermo che le persone dalla pelle scura devono essere trattate con rispetto, compassione e delicatezza. Il rispetto è ovvio, la compassione e la delicatezza non c’entrano. In tal modo si costruiscono ponti discriminanti, offensivi.

Il gesuita rincara la dose, ricordando la storia di Zaccheo nel vangelo di Luca:  «All’epoca, il più importante esattore fiscale era anche considerato il maggior peccatore della città. Ma si deve osservare ciò che Gesù fa quando spia Zaccheo, arroccato sull’albero, sperando di vedere “chi era Gesù”. Non grida: “Peccatore!” No, vede Zaccheo e dice: “Devo venire a casa tua oggi!”». Zaccheo è un gran peccatore. Gesù però è buono e non glielo dice che è un gran peccatore, ma tale lo considera e spera nella sua conversione. Gli omosessuali sono grandi peccatori, però padre Martin è buono e non glielo dice che sono grandi peccatori. Spera nella loro conversione. Ma che bei ponti!


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