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Padre James Martin alle prese con Zaccheo

Cronaca

Elisa Merlo

«Il gesuita che sfida i conservatori: “La Chiesa accolga i gay, l’omofobia è un peccato”», questo il titolo di un articolo su La Repubblica  del 9 giugno. Si tratta di un’intervista a padre James Martin, consulente principe del nuovo film di Martin Scorsese Silence e autore del libro “Building a Bridge”, dedicato all’accoglienza delle persone Lgbt. Il gesuita non fa latro che ripetere ciò che già è scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica: “Costoro… devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza” (n. 2358). Aggiunge però che l’omofobia è un peccato.

Ma non è un’ovvietà? Il giornalista chiede: “Quale fatto del vangelo si avvicina di più all’idea della accoglienza delle persone Lgbt?”. E lui: «Per me, la storia di Zaccheo, nel Vangelo di Luca (19, 1-10) è un passaggio importante da considerare. Zaccheo era il capo degli esattori delle tasse a Gerico, una posizione che lo poneva nella situazione di pubblico peccatore a Gerico. Zaccheo si è arrampicato sull’albero di sicomoro, cercando di vedere ‘chi era Gesù’, mentre Gesù passava. Quindi la figura di Zaccheo è molto simile alla persona Lgbt oggi: cercano di vedere chi è Gesù, cercano di avvicinarsi a Gesù, ma sono considerati pubblici peccatori, e devono fare molta strada per avvicinarsi a lui.

E come Gesù tratta Zaccheo? Non grida ‘peccatore!’ No, gli dice, ‘oggi devo venire a casa tua’». La differenza però è che Zaccheo non era solo considerato un peccatore, ma era realmente un peccatore. Paragonando gli omosessuali a Zaccheo, padre Martin finisce per affermare che gli omosessuali sono peccatori, ovviamente se non osservano la castità per tutta la vita. Ed è ciò che fa la Chiesa, basta leggere il Catechismo: “Le persone omosessuali sono chiamate alla castità” (n. 2359). Pretesa crudele, insensata. Ma così va il mondo, certamente non il cielo.


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