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A Montecitorio si ri-parla di Sud. Il nostro contributo al dibattito sul Mezzogiorno

Politica

L’aula del Senato a Palazzo Madama. REUTERS/Alessandro Bianchi

Decenni di malgoverno hanno prodotto ed acuito i disagi di milioni di persone. Alla tradizionale periferialità del sud d’Italia si sono aggiunti decine di altri “Mezzogiorno”: nelle aree montane del nord, nelle aree appenniniche del centro, nelle periferie delle grandi città, nelle aree rurali dimenticate, nelle isole, … la gran parte d’Italia soffre una progressiva emarginazione dovuta alla crescita dell’influenza della burocrazia e della grande impresa  ad essa alleata.

Tutte le politiche economiche propulsive non solo non hanno prodotto i risultati che promettevano ma hanno acuito le differenze tra tassi di sviluppo e i disagi delle aree meno fortunate; le risorse destinate al rilancio sono state attratte dalle grandi imprese; financo i danari destinati ai terremotati sono di fatto niente altro che ristoro per le imprese impegnate alla ricostruzione. L’idea di rilanciare lo sviluppo sottraendo danari da alcuni italiani per consegnarli ad altri oppure indebitando i nostri figli ed arricchendo le imprese colluse con la politica, non poteva non produrre l’ulteriore arricchimento e consolidamento della classe politica ed imprenditoriale dominanti.

Il destino ed il benessere del singolo cittadino non è che l’ultimo dei risultati che preoccupano questa classe politica e queste lobby di affaristi che affolla anche i Palazzi delle Istituzioni.

Non è credibile che si formino sufficienti posti di lavoro nelle imprese ad alta tecnologia e quasi completamente robotizzate; così come non si può credere che le migliaia di extracomunitari che attendono di essere integrati nella nostra economia possano essere assunti dalle imprese 4.0. Né ora, né mai. Questa è la cultura che si deve gridare alto e forte se no non ce ne usciamo!

Il sistema grandi ndustriale richiede competenze che molti non hanno e quindi forma attorno a poche isole fortunate il vuoto economico. Intere generazioni escluse dal mondo del lavoro imparano a vivere di espedienti e ad odiare le Istituzioni che li hanno dimenticati. Al contrario solo l’autoimpiego può dare le risposte necessarie quando, dove e come il cittadino in cerca di lavoro chiede.

Noi dobbiamo restituire ad ogni singolo cittadino la sua dignità e la sua libertà di impresa e di lavoro; la centralità del singolo cittadino non è solo un radioso obiettivo da raggiungere ma lo strumento più immediatamente spendibile per rilanciare l’economia e la occupazione.

Ancora peggio è sentire alla televisione che l’economia “riparte” statisticamente solo perché le imprese sopravvissute e supportate dalla politica a spese del contribuente riescono fortunosamente ad allargare i propri ricavi. Queste notizie producono frustrazioni e sensi di inferiorità che non hanno fondamento ed inducono anche a reazioni violente.

Peraltro senza un tessuto diffuso e capillare di piccole medie imprese e di maggiore e migliore occupazione come si può pensare alla crescita delle stesse grandi imprese? Al più assisteremo, come assistiamo, alla forzata esportazione di prodotti e di interi stabilimenti all’estero con ulteriore impoverimento reale della nostra Italia… mentre le statistiche continuano a dirci che siamo sempre più ricchi! Queste sono offese alle nostre intelligenze e producono solo odio verso le Istituzioni e le imprese multinazionali.

Quindi se è vero e comprovato che l’opera redistributiva dello stato non ha dato risultati si deve smettere di credere che la maggiore spesa pubblica a carico del contribuente o a carico delle future generazioni possa essere la soluzione. Si deve togliere allo stato tale diritto feudale di ipertassare certuni per dare a certi altri; con questa politica si sono realizzati gli scempi più incredibili e si sono penalizzati i meriti per favorire i collusi.

Al contrario si deve introdurre una maggiore libertà di intrapresa per le aziende nascenti, le si deve accompagnare nelle prime fasi e primi anni di operatività al fine di superare il gap di competenza e di esperienza che le destina al fallimento. Le imprese nascenti non vanno perseguitate ma consigliate; il vigile urbano non può essere un dipendente pubblico con il potere di far chiudere una impresa ma deve essere un amico in grado di offrire consigli sulla legislazione vigente e di spiegare gli obiettivi che si vogliono raggiungere con la marea di leggi in vigore. Deve essere un informatore, un amico, un difensore del giovane o meno giovane che vuole cimentarsi nell’aprire una bottega artigiana o un negozio o una attività agricola mai più un suo nemico pagato con le tasse che la classe politica applica allo stesso lavoratore.

Mai più le Istituzioni devono essere viste come nemiche da cui guardarsi,  mai più un cittadino deve essere privato del suo diritto a lavorare per ragioni burocratiche o legali di qualunque genere. Il diritto di lavorare è un diritto originario ed intoccabile.

Questo è il meridionalismo che il Sud d’Italia oggi vuole venga rappresentato in queste aule; non vogliamo soldi perché sappiamo che quella è carità pelosa voluta per incanalarla verso i portafogli delle imprese attrezzate per intercettare tali cifre. Non vogliamo che lo stato continui ad andare con il cappello in mano alle Autorità europee ad elemosinare “flessibilità” cioè possibilità di scaricare sui nostri figli la prodigalità di politiche di spesa pubblica sballate. Ognuna di quelle parte d’Italia che oggi sono “Mezzogiorno” di altre devono poter beneficiare di maggiore libertà di intrapresa.

Quindi per tutti i Mezzogiorni d’Italia vogliamo che si restituisca ai cittadini che operano nelle zone più svantaggiate minore burocrazia e più presenza amichevole dello stato; l’attenuazione degli effetti nefasti della dittatura della Pubblica Amministrazione è un percorso obbligato per evitare che la depressione economica crescente che subiamo da decenni si trasformi in detonatore sociale. Le dittature non sono un buon ingrediente dello sviluppo: esse favoriscono sempre certuni a danno di altri; così la attuale dittatura della burocrazia (che non è altro che dittatura della casta politica) assegna ricchezze e sviluppo solo agli amici e ai collusi; quindi viviamo una economia malata e duale. Questa storia deve finire per il bene dell’Italia, per i nostri giovani, per il bene delle future generazioni, perché si formi un modello per tutti i Mezzogiorni come il nostro. Ce la faremo!

Il Quotidiano Internazionale On line “ Il Corriere Nazionale” con il suo Direttore, il Comitato di Redazione e lo staff di Direzione e collaboratori siamo pronti ad avviare incontri pubblici per dare il nostro contributo a capire la nostra economia regionale e nazionale e a spiegare anche chi attua la cattiva e la buona politica regionale e nazionale in atto.

Canio Trione

Staff di direzione Il Corriere Nazionale


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