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Lavoro

 A giugno +222.000 posti di lavoro negli usa ma sale la disoccupazione

 

L’economia americana ha creato a giugno 222.000 posti di lavoro, meglio delle aspettative. Ma il tasso di disoccupazione e’ salito lievemente al 4,4% dal 4,3% precedente, ossia il livello piu’ basso da 16 anni. Dopo le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, Microsoft ha confermato una nuova ondata di licenziamenti: tagliera’ “migliaia” di posti di lavoro nel settore vendite, che a livello globale impiega circa 50mila persone. Secondo i media verranno espulsi 3-4000 dipendenti.

In giugno le aziende americane hanno creato molti piu’ posti di lavoro del previsto, mentre il tasso di disoccupazione si e’ attestato a sorpresa in rialzo, seppure di misura. Negli Stati Uniti sono stati creati 222.000 posti di lavoro, mentre gli analisti attendevano un aumento di 174.000 unita’. Come riferito dal dipartimento al lavoro, il tasso di disoccupazione e’ salito dal 4,3 al 4,4%, mentre le previsioni erano per dato fermo al 4,3%. I numeri di maggio sono stati rivisti al rialzo da 138.000 a 152.000 posti di lavoro creati.

l dato di giugno da’ garanzie sullo stato di salute dell’economia americana, ormai da tempo sulla via giusta: negli Stati Uniti sono stati creati posti di lavoro ogni mese da ottobre 2010, cosa che ha consentito di riassorbire i quasi 16 milioni di posti andati in fumo durante la recessione. Questo da’ alla Federal Reserve basi solide per proseguire con la progressiva normalizzazione della politica monetaria (la Banca centrale ha alzato due volte i tassi quest’anno, a marzo e giugno, all’attuale range tra 1 e 1,25% e potra’ stringere ulteriormente le maglie entro fine anno). Il mercato del lavoro sembra dunque ritrovare slancio dopo la battuta d’arresto della primavera: nei primi due mesi dell’anno erano stati creati 200.000 posti di lavoro, mentre in marzo solo 79.000. I numeri di aprile e maggio, come detto, sono stati rivisti al rialzo per un totale di 47.000 posti di lavoro. Nel secondo trimestre sono stati creati in media 198.000 posti al mese, contro i 166.000 del primo trimestre, mentre nel 2016 erano stati creati in media 187.000 posti al mese, contro la media di 225.000 del 2015 e di 260.000 del 2014 (2014 e 2015 sono stati gli anni migliori dal 1999). Secondo gli analisti occorrono circa 145.000 nuovi posti al mese per rafforzare in modo adeguato il mercato dellavoro. Il tasso di disoccupazione, appunto salito al 4,4%, si e’ abbassato del 2,8% da agosto 2013, quando si attestava al 7,2%, ed e’ all’interno della media tra il 4 e il 5% di prima della recessione. La Federal reserve considera come tollerabile un valore di lungo termine non superiore al 5,5%. La partecipazione alla forza lavoro, che si attesta attorno ai minimi in 40 anni, e’ salita dal 62,7 al 62,8%, poco sopra il minimo da ottobre 1977, pari a 62,4%, e al di sotto del 66% di prima della recessione. In rialzo i salari orari, che sono saliti di 4 centesimi a 26,25 dollari rispetto al mese precedente, mentre u base annuale sono saliti del 2,5%, sopra il range tra 1,9 e 2,2% segnato dal 2012 in poi e oltre la media del 2% degli ultimi sei anni. La durata della settimana media di lavoro e’ salita di 0,1 a 34,5 ore, livello attorno a cui si attesta da vari mesi. Da segnalare che sono stati creati nuovi posti in quasi tutti i settori, in particolare quello della sanita’ (+37.000), dei servizi finanziari (+17.000) e minerario (+8.000). Includendo anche i 5,3 milioni di americani che si accontentano di un lavoro part-time (107.000 in piu’ del mese scorso) e i 514.000 scoraggiati il tasso disoccupazione si e’ attestato all’8,6%, contro l’8,4% del mese precedente. I disoccupati di lungo termine (quelli senza lavoroda almeno 27 settimane) erano circa 1,7 milioni, in linea con il mese precedente, e rappresentano il 24,3% del totale, piu’ del 23,8% del mese precedente.

Dopo le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, Microsoft ha confermato una nuova ondata di licenziamenti: tagliera’ “migliaia” di posti di lavoro nel settore vendite, che a livello globale impiega circa 50mila persone. Gli esuberi, determinati da una riorganizzazione volta a spingere i servizi “cloud”, saranno soprattutto all’estero. Le prime lettere di licenziamento sono state inviate ieri. Gli esuberi, riferisce la Cnbc, saranno inferiori al 10% della forza lavoro; tre su quattro (il 75%) saranno fuori dagli Usa. Secondo la stampa statunitense, nel complesso ci saranno dai 3mila ai 4mila licenziamenti. La riduzione del personale rientra in una riorganizzazione aziendale che punta a rilanciare il cloud computing, vendendo in abbonamento una serie di software – ad esempio il classico pacchetto Office – utilizzabili dal cliente su qualsiasi dispositivo connesso a internet. Si tratta di un modello diverso rispetto alla vendita una tantum della licenza d’uso di programmi installabili e utilizzabili su un solo comp


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