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Tra vilipendio e mito: Matera racconta Pasolini

Cinema

La genesi del film “Il Vangelo secondo Matteo” in un incontro-dibattito 

di Veronica Mestice 

Cristo si è fermato a Eboli. Ma Pasolini è rimasto a Matera. Nelle viscere del tufo, nell’atmosfera sospesa di una città dal destino capovolto, il sole ferocemente antico continua a splendere e sublimare “la civiltà immobile” che oggi ha raggiunto il trono a dodici stelle. E’ iniziato tutto qui, dove agli albori degli anni Sessanta l’intellettuale corsaro Pier Paolo Pasolini girò “Il Vangelo secondo Matteo”, portando quei Sassi inariditi e spenti, al cospetto del mondo.

Ed è proprio sul “miglior film su Gesù mai girato nella storia del cinema” che si è dibattuto sabato 30 settembre nella Chiesa del Cristo Flagellato a Matera, alla presenza di mons. Giuseppe Caiazzo (vescovo della Diocesi di Matera-Irsina), di Raffaello De Ruggieri (sindaco di Matera), di don Basilio Gavazzeni (teologo e parroco della Chiesa di S. Agnese), di Patrizia Minardi (Ufficio Sistemi Culturali e Turistici della Regione Basilicata), di Francesco Bellusci (filosofo e saggista – Doppiozero) e di Beatrice Cristalli (critica letteraria – Treccani). L’Associazione Pasolini Matera, nell’ambito della rassegna “Infinite Eresie”, ha organizzato l’incontro “Tra vilipendio e mito” con l’intento di far conoscere l’immane bellezza del poeta di Casarsa, lungi dalle santificazioni che della sua figura e della sua opera sono state compiute. Un progetto di conoscenza che parte dall’immenso patrimonio documentale di Domenico Notarangelo, fotografo, scrittore, meridionalista e testimone politico di un’indimenticabile stagione di cambiamenti sociali, scomparso a dicembre scorso.

Un monologo iniziale, recitato dal curatore dell’iniziativa Peppe Notarangelo e dal regista Antonio Andrisani, ha introdotto il tema della serata: Pasolini, l’eretico che sente l’irrefrenabile desiderio di raccontare Gesù. In una notte insonne di ottobre, nel 1962, ad Assisi sul comodino della sua stanza trova “per caso” il Vangelo di San Matteo e lo divora tutto d’un fiato, come un romanzo. Così, il cineasta più lontano dalla fede e dalla morale cristiana (nel 1963 fu accusato di vilipendio alla religione di Stato per il film “La Ricotta”), matura la decisione di girare un film su Cristo. Un impeto esegetico che non ammette ostacoli, in quanto privo di remore: la sceneggiatura l’ha scritta Matteo. “Emozione estetica” è per Pasolini, una furiosa ondata irrazionalistica che si mescola al sentimento del sacro e produce una palingenesi interiore. L’uomo della crisi per eccellenza che non raggiunge mai la sintesi trova nella mitezza del Cristo la sua pace, la sua riunione.

Corre veloce il paragone a Sant’Agostino” – secondo il Vescovo – “e alla sua notte di disperazione che trova una prepotente quanto irriducibile forza nella parola di Cristo”. Il cristianesimo e la sua dimensione escatologica preparano a vivere il futuro e a rifiutare l’idea piatta e totalizzante di un presente legato all’immediato, degradante – aveva scritto Pasolini. E’ la critica al Nuovo Fascismo, all’edonismo ciecamente dimentico di ogni valore umanistico che fa emergere l’esigenza di un fine ultimo, in cui la Chiesa dovrebbe essere guida di tutti coloro che rifiutano il nuovo potere consumistico, irreligioso e corruttore.
“C’è indubbiamente un ricongiungersi attraverso quella meditazione e poi il futuro film a quella che è la tradizione di credenza del suo popolo, un popolo cattolico” – secondo Padre Basilio. “Non possiamo non dirci cristiani” l’aveva detto Croce vent’anni prima. Nondimeno Pasolini sperimenta nel Vangelo “il solo caso di bellezza morale immediata, allo stato puro”. Il suo Cristo “resiste”, contraddice radicalmente la vita come si era configurata all’uomo moderno e lo fa al cospetto di una città bollata come “vergogna nazionale”.

L’anima antica di Pier Paolo incontra l’incontaminazione e la verginità della Lucania, così primitiva e dimenticata, talmente fuori dal tempo da sembrare perfino reale. Lo scenario è perfetto per il Vangelo, Matera la Gerusalemme del XX secolo. Nasce così il film: bellissima trama sull’uomo e la religione, l’amore e il dolore, pregno di nostalgia per il mitico, l’epico, il tragico, per quella forza rivoluzionaria della tradizione che Pier Paolo anelava a vessillo di cambiamento.

Sullo sfondo della critica alla civiltà dei consumi che ha lacerato e violato l’anima del popolo italiano Pasolini dà voce alla sua angoscia per la desacralizzazione moderna di tutta la realtà, non ammettendo però la possibilità di una convivenza dialettica tra i due poli della sua analisi   – ha sostenuto il Professor Bellusci.

Ciò nonostante, la pars destruens pasoliniana fa pace con la sua pars costruens nell’ammissione di un’eredità del sentimento del sacro che si riscontra nel concetto di Comunità (Ecclesia),  dove la Carità si contrappone al grigio cinismo e all’astuto conformismo – ha ricordato infine la Cristalli.

E’, quindi, l’umanità a parlare dalla croce piantata sull’arida Murgia, davanti ai Sassi. L’umanità di Cristo, spinta da una inconsapevole forza interiore, da una tale irriducibile sete di sapere e di verificare il sapere. La stessa forsennata ricerca di una verità più vera del vero che ucciderà Pier Paolo in una notte senza luna di Novembre di parecchi anni dopo, senza risposte, né repliche, né sentenze. Solo continue domande che racchiudono le risposte stesse. Forse perché l’essenza dell’uomo ha la forma di una domanda, persistente. E le “Infinite eresie” continueranno a interrogarsi…

“Matera racconta Pasolini – Tra vilipendio e mito” è anche una mostra dell’Associazione Pasolini Matera, che sarà inaugurata sabato 7 ottobre alle ore 20,00 nello Studio Medico del Dottor Nicola D’Imperio Galleria in Piazza Vittorio Veneto 34, a Matera. Nella mostra Video-Foto-Documentale  saranno esposte alcune lettere originali dattiloscritte dal poeta a Don Giovanni Rossi della Pro Civitate Christiana di Assisi e al suo produttore Alfredo Bini.

Il carteggio e le altre documentazioni e strumentazioni utilizzate nel ’64 per girare il Vangelo a Matera sono state gentilmente concesse dalla Cineteca Lucana di Oppido Lucano. La mostra è visitabile fino al 29 ottobre.


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