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Marocchini, violette e complimenti ad una certa età

Immigrati

 “Un bel marocchino”, ho detto alla cassiera del bar pasticceria dove mi reco spesso, e lei, scherzando: “Un bel marocchino va bene per me, per lei ci vuole una bella marocchina”. “Alla mia età – ho risposto – bisogna accontentarsi, mi basta il bicchierino ricolmo di caffè, schiuma di latte e cacao, purché sia fatto ad arte”. Sarà l’età che mi rende contento di piccole cose? Questa mattina ho raccolto violette. Non è facile trovarne nei giardini, almeno nel quartiere dove abito a Roma. Violette nascoste sotto le foglie. Ne ho fatto un mazzolino. Le ho fotografate. Ho inviato la foto a mia figlia, che mi ha risposto così: “Che bellezza! Ma sono violette?”. Ho inviato la foto ad una signora, che mi ha risposto così: “Bellissime! Sono violette?”. Conosco bene le violette da quando ero bambino. C’era pieno di violette a Carrara, sulle rive del ruscello che scorreva a poca distanza dalla strada dove abitavo. Bastavano pochi passi per uscire dalla città e trovarsi in campagna. Adesso al posto di quella campagna che conoscevo, che amavo senza saperlo, ci sono strade e palazzi. Il ruscello è scomparso. Ricordi. Sarà l’età che mi fa apprezzare piccole cose? Mi ha scritto il mio ultimo editore per un bonifico a mio favore, giacché sono state vendute 27 copie del mio libro su Nostra Signora di Lourdes e 24 copie del mio libro su Nostra signora di Fatima. Ovviamente non è la piccola somma che mi ha dato soddisfazione, bensì il fatto che i miei religiosi libracci controcorrente, che una volta sarebbero stati messi all’indice dalla Chiesa, si vendano ancora dopo diversi anni dalla pubblicazione. E che dire dell’onestà e della correttezza del piccolo editore? Piccole cose che fanno piacere. Sarà l’età?

Gli psicologi affermano che una persona matura non ha bisogno dell’approvazione altrui, io non so se abbia bisogno dell’approvazione altrui, però so con certezza che certi complimenti mi fanno piacere. Viene il medico a casa, un noto cardiologo della Capitale. Non per il mio cuore, ma per un po’ di tosse che non riesco a mandar via. Il mio cuore, secondo il dottore, non è quello di un ultraottantenne, bensì di un giovanotto. Meglio così, sempre che non faccia troppa resistenza quando sarà la mia ora, ché non voglio mettermi a litigare con sora morte corporale. Chiacchieriamo un po’, faccio un’autodiagnosi, attribuisco il disturbo al reflusso esofageo, e forse per questo o per altro, non so, certo è che nel momento in cui  mi allontano per andare a bere in cucina, lui dice a mia moglie: “Sono innamorato della sua intelligenza”. Scherziamo? Innamorato. Non l’ho sentito, me lo ha riferito più tardi la mia consorte. E questo mi ha fatto maggiormente piacere, che il complimento mi sia stato fatto nel momento in cui non ero presente. Un altro complimento pure non rivoltomi direttamente:  “Beh… un mito! Del resto solo gli eretici e gli anarchici hanno la testa libera”. Da mandarti in brodo di giuggiole. Sarà l’età?

Renato Pierri


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