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Rivelazioni shock di Francesco Storace La “svendita” del Lazio

Politica italiana e internazionale

Ieri, 28 febbraio, è uscito sul Giornale d’Italia un interessante e – se confermato – inquietante redazionale a firma del direttore Francesco Storace. Una sorta di patto del Nazareno anche per la Pisana, ove emergono sconcertanti legami tra l’entourage di Stefano Parisi e i pezzi grossi del “cerchio magico” di Matteo Renzi.

Riproponiamo, per dovere di cronaca, integralmente ciò che l’ex Presidente della Regione Lazio ed ex Ministro in quota PDL ha pubblicamente asserito e “denunziato”… con estrema dovizia di particolari. A voi lasciamo le dovute e legittime riflessioni.

Buona lettura.

Scatola dopo scatola, il cerchio si chiude. C’è un Nazareno servito anche per la competizione per il Lazio. Alla Pisana – e soprattutto nella sede della giunta regionale in via Colombo – ci sono ricchi affari da garantire. E non bisognava disturbare il presidente uscente, Nicola Zingaretti, l’uomo giusto per proseguire a farli senza troppi ficcanaso. Per questo centrodestra e centrosinistra hanno scelto il manager trombato a Milano Stefano Parisi, dopo ben nove candidati scaricati dal cerchio magico berlusconiano. Dicono che sia stata la Meloni a dire no a Pirozzi.

Spiegazione troppo facile: in realtà, sia Renzi che Berlusconi hanno avuto interesse a non scalfire il potere di Zingaretti. Altrimenti non si comprenderebbe perché il segretario del Pd non abbia mosso un dito per evitare che chi lo vuole ammazzare politicamente – a partire da Leu – appoggiasse il governatore in carica, col quale si è evidentemente messo d’accordo su un piano diverso da quello propriamente politico, mentre il suo Gori va al massacro in Lombardia. A Berlusconi del Lazio interessa davvero poco e ha lasciato il buon Gianni Letta a gestire la pratica. Risultato, Parisi serve al loro disegno: confermare Zingaretti.

Del resto, Parisi ha due buoni amici al vertice della lobby chiamata partito Energie per l’Italia, in grande confidenza con l’entourage di Matteo Renzi e con il suo braccio affaristico capitanato da Marco Carrai, fiorentino intimo amico dell’ex premier e capo della società di intelligence che il segretario del Pd ha in testa per la sicurezza nazionale. A Carrai fa capo una società, la Wadi ventures sca, costituita in Lussemburgo nel 2012 all’epoca delle primarie perse contro Bersani. Il 27 del mese e’ il finanziere Serra – altro sodale di Renzi – a versare i primi cinquantamila euro. Tra i soci della Wadi arriva anche Francesco Valli, membro del comitato nazionale del partito di Parisi: secondo quanto riportato tempo addietro e senza smentita anche dal Fatto, proprio lui versa 150mila euro alla società promossa da Carrai. Non e’ finita, perché tra i dirigenti del movimento di Parisi c’e’ un altro nome importante, quello dell’avvocato Matteo Mungari.

“Coincidenza” lo vede impegnato in un altro importante servizio a Matteo Renzi, sempre attraverso Carrai. Giuliano da Empoli, già assessore di Renzi a Firenze, ha dato vita ad un centro studi – quelli che oggi va di moda chiamare think tank – rintracciabile all’indirizzo internet voltaitalia.org la cui nascita venne annunciata durante la solita Leopolda tanto cara al segretario del Pd. Al vertice del comitato esecutivo sono in cinque, tra cui l’immancabile Carrai e, sorpresa, l’avvocato Mungari. Chissà se Valli e Mungari sono o no in buoni rapporti con Gianni Letta… Sicuramente sarà tutto così normale, ma certo risulta abbastanza curioso che l’uomo che nel Lazio dovrebbe contrastare la sinistra abbia nel suo massimo organo di partito persone in rapporti abbastanza stretti con gli esponenti più vicini a Matteo Renzi. Il cerchio pare chiudersi abbastanza agevolmente.

La Lombardia a voi, il Lazio a noi. Ne’ Gasparri ne’ Rampelli potevano garantire una sicura sconfitta. Tantomeno Pirozzi. Ecco perché hanno scelto Parisi: in fondo in certi ambienti non è una bestemmia il vecchio detto che gli affari sono affari.

Francesco Storace


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