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Il teatro e il suo ritorno alla ritualita’

Teatro

Dal 1962 il 27 Marzo di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale del Teatro organizzata dall’Unesco in collaborazione con l’Iti International Theatre Institute fondata nel 1948. In occasione di questa giornata altamente culturale diverse associazioni, attori, operatori dello spettacolo hanno aderito offrendo diversi eventi, spettacoli, contributi celebrativi. Al Teatro Eliseo di Roma e in molteplici teatri a livello internazionale, oggi viene celebrato Il Messaggio che ogni anno si fa declamare ad un personaggio di fama mondiale nell’ambito artistico, culturale e sociale. Il primo poeta e sceneggiatore al quale è stato affidato questo compito è stato Jean Cocteau nel 1962. Negli anni ne sono successi tanti come il noto drammaturgo e regista italiano Dario Fo.

Quest’anno in occasione del Settantesimo Anniversario dell’ITI,il Messaggio è stato scritto dal britannico Simon Mc Burney, della messicana Sabina Berman, dell’ivoriana Were Were Liking, dell’indiano Ram Gopal Bajaj e della libanese MayaZbib.
I messaggi del 2018 sono un invito a credere nella forma artistica più antica affidata all’essere umano per esprimere se stesso e cambiare la società odierna perché il teatro ha molteplici poteri che non possono essere ignorati e sottovalutati. Anche se da anni questo settore è in crisi gli operatori culturali non mollano, continuano ad offrire spettacoli ed eventi di qualità e valore. Il teatro non deve morire perché è parte del nostro patrimonio artistico culturale. Il Teatro è rappresentazione dell’essenza umana.

Come sostiene il britannico Simon Mc Burney nel suo messaggio per questa giornata commemorativa, il termine “teatro” deriva dalla parola greca “Theatron”, che letteralmente significa “luogo della visione”. Egli fa riferimento ad  un luogo dove non ci limitiamo solo a “guardare”, ma dove vediamo, riceviamo, capiamo. Il teatro è un luogo dove la gente non è isolata dietro uno schermo. Il teatro è un luogo in cui la gente entra in connessione con ciò che accade, si fonde diventando un tutt’uno con i protagonisti della vicenda messa in scena.

Questa epoca (più delle altre!) ha bisogno del teatro perché non se ne può più dei contesti che ci regalano “finte ed illusorie condivisioni”. Il teatro ci permette di essere partecipi, di sentire emozioni vere, di immedesimarci in gente vera che ha vissuto davvero determinate esperienze e le interpreta efficacemente. Il Teatro ha un effetto catartico nell’essere umano. Attraverso ciò che viene rappresentato in scena lo spettatore si libera di tutte le sue sofferenze, angosce, frustrazioni e fobie.

Il Messaggio declamato in questa Giornata è anche un messaggio ricco di umanità perché il teatro è una forma artistica che fa veicolo di messaggi sociali che declamano la pace e la convivenza civile tra diverse culture. Il teatro ha un linguaggio universale che ci fa sentire meno soli mentre lottiamo per obiettivi e battaglie che non sono solo le nostre ma che ci accomunano agli altri. Il Teatro combatte ogni giorno contro l’ignoranza e l’indifferenza e soprattutto contro la “finzione” che dilaga sempre più in quella che definiscono “nuova cultura” che viene diffusa in rete. Ci sono storie che solo nel Teatro possono essere raccontate perché come sostiene lo scrittore John Berger “è nella profonda natura del teatro che c’è il senso del ritorno rituale”. E’ proprio questo “Ritorno Rituale” che conferisce più enfasi e significato al vissuto umano.

Il Teatro è una forma di terapia per l’essere umano perché gli impedisce di alienarsi, di diventare un essere arido. Il Teatro ci permette di vivere tante vite in contemporanea e sono tutte vite che ci appartengono perché espressioni delle innumerevoli sfaccettature del nostro essere. Infine in questa giornata la scrittrice messicana Sabina Berman invita tutti gli operatori culturali a rimuovere dal teatro tutto ciò che è frivolo e superfluo perché più il teatro è semplice più è capace di comunicare efficacemente e diventare un “rito” necessario e vitale nel quale l’essere umano può identificarsi pienamente.

Mariangela Cutrone


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