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Solito Bari incapace di gestire la superiorità numerica: solo un pari a Pescara

Sport & Motori

Pescara – Tanto per non soverchiare la regola, il Bari si è fatto raggiungere dopo che è stato in vantaggio di due gol. Un Bari incapace di gestire il doppio vantaggio dopo che il Pescara ha dato segni di reazione quando avrebbe dovuto chiuderla siglando il terzo gol che lo avrebbe messo al sicuro, per giunta in superiorità numerica, tipico del Bari da anni. Non è una novità, insomma, per il Bari perdere partite o punti in undici contro dieci.
In piena fase decisiva stagionale, Grosso, che indirettamente chiedeva strada a Pillon, aveva considerato questa gara come importante e voleva affrontarla per vincerla pur consapevole che davanti ci sarebbe stato un avversario di qualità. Voleva fare una grande partita, convincente, visto che fino ad oggi il Bari, pur con le sue vittorie, non aveva mai convinto, essendo venuto meno quel furore agonistico necessario per ritenersi soddisfatti (lo ha detto anche il mitico Totò Lopez, un ex del Bari, in una intervista in settimana, dunque non siamo solo noi a pensarlo), cercando di guadagnare punti per rimanere attaccati al treno della promozione diretta e cercando di non far recuperare punti alle inseguitrici sempre più affamate. E sol oin parte c’è riuscito perché il Pescara è riuscito a pareggiare dopo essere stato sotto di due gol.
Obiettivi opposti per le due squadre, col Bari che voleva tornare alla vittoria per rimanere nei playoff, ed il Pescara, reduce da un ottimo pareggio a Palermo, alla ricerca di una vittoria che mancava da febbraio, e che non segnava da quasi duecento minuti in casa. Ma siccome l’avversario si chiamava Bari, dunque abbordabile statisticamente, tutto è diventato più facile: il Pescara ne ha fatti due di gol.
Da sempre sfida particolarmente delicata tra le due tifoserie, quella pescarese, che attraverso qualcuno di loro, ha tentato di metterla sull’intimidazione con un paio di botti fatti scoppiare, nella notte, presso l’hotel dove ha alloggiato il Bari, e con qualche scritta balorda sui muri di casa Grosso a Spoltore, il paese dove risiedono i genitori di Fabio Grosso, gesti deprecabili ancorché idioti ed imbecilli: ma si sa, la mamma di questi ultimi, di qualunque latitudine, è perennemente incinta.
L’allenatore del Bari ha mandato in campo Micai in porta, Sabelli e Balkovec terzini, Gyomber e Marrone al centro della difesa, Henderson e Iocolano mezzali, Basha mediano, Galano (si rivede titolare) e Cisse’ ali esterne e Nenè al centrattacco. Fuori, dunque, Sabelli e Galano.
Pillon, altro ex biancorosso, che cercava quell’autostima necessaria per proseguire nel campionato, ha risposto con Fiorillo in porta, gli ex Fiamozzi e Crescenzi terzini, Fornasier e Coda coppia centrale difensiva, Valzania e Coulibaly mezzali, Brugman mediano, Mancuso e Capone esterni e Pettinari davanti in attacco.
Primo tempo non privo di emozioni col Bari entrambe le squadre che han provato a far la partita sempre con entrambe che hanno approfittato delle relative ripartenze.
Per attendere qualche emozione occorre attendere fino al al 10′ quando Iocolano, dopo un’azione di Cisse’ sulla linea di fondo, ha sferrato un tiro dal limite ma il pallone è terminato di poco alto sull’incrocio dei pali.
Al 15′ ci ha provato Galano dalla distanza tra le linee, con un tiro straordinario finito di un soffio alto sulla traversa
Scorreva il 18′ quando, per il Pescara, ci ha provato Capone servito in area da Valzana, ma Marrone si è immolato deviando il pallone.
Ed ecco che al 22′ il Bari è andato in vantaggio con un cross pennellato di Henderson per Nenè, colpevolmente lasciato solo da una difesa degna del posto che occupa in classifica, che di testa ha spinto la palla in gol.
Al 27′ Mancuso, in quel momento col Bari schiacciato dal Pescara, con un sinistro ha provato a tirare in porta in area di rigore, ma Micai si è fatto trovare pronto parando.
E al 30′ il Bari ha raddoppiato con Anderson che, dopo aver rubato a centrocampo un pallone perso dai pescaresi, è arrivato in area con Nenè solo ad attender il pallone sul lato opposto preferendo tirare in porta battendo Fiorillo.
Il Pescara non ci sta e al 42′ ci ha provato Pettinari dopo un dialogo con Capone, ma il tiro è risultato altissimo.
Ancora Bari al 44′ con un buon break di Galano che, dopo aver saltato un paio di avversari, ha sferrato uno dei suoi tiri di sinistro deviato in corner.
Infine al 46′ da segnalare un colpo di testa di Mancuso su un cross invitante, ma il pallone è terminato al lato di Micai.
Secondo tempo. Al 2′ Mancuso ha riaperto la partita segnando il gol che ha ridotto lo svantaggio freddando Micai, con Gyomber che non è riuscito a fermarlo.
Adesso il Pescara è a provare l’impresa spinto anche dall’entusiasmo scaturito dopo il gol ma il Bari che, tutto sommato, sia pur con qualche sbavatura, è sembrato capace di gestire la fase pescarese.
Al 6′ Pettinari ci ha provato pareggiare da posizione angolata, ma il tiro è stato parato da Micai in corner. Pescara vicinissimo al pareggio che arriverà alla fine della gara.
8′ ci prova Cissè con la sua fisicità divorandosi il gol dell’1-3 solo davanti a Fiorillo tirando sul secondo palo, ma il pallone è terminato fuori con Galano arrivato troppo tardi.
La partita è vivacissima con capovolgimenti di rotta dall’una e dall’altra parte e piena di situazioni emotive con la vivacità abruzzese che ha dato l’idea di crederci, e col maggiori tasso tecnico pugliese a farla da padroni.
Grosso allora al 16′ ha deciso di far entrare Busellato a dar manforte a centrocampo fino a quel momento con poco filtro (Basha non è stato il solito) al posto di Henderson anche oggi decisivo con quel cross per Nenè su cui è scaturito il vantaggio barese. Mossa che voleva anche guadagnare qualche secondo prezioso in termini di gestione palla.
Al 19′ azione corale e veloce di Anderson che in area ha servito Busellato il quale col tiro ha scheggiato il palo facendo terminare il pallone fuori.
Al 20′ Micai è graziato con un destro a giro di Capone che ha sfiorato il palo. Poteva essere il pareggio abruzzese.
E’ il momento di Tello al 25′ che si è avvicendato con Iocolano a causa di un risentimento scaturito da uno scontro in campo.
La gara ha continuato a regalare emozioni come al 27′ con un pericoloso Pettinari che da solo in area ha, tirato in porta ma Micai ha deviato come ha potuto, e sulla deviazione ci ha riprovato Valzania a colpo sicuro ma ancora Micai ha negato la gioia del pareggio. Insomma un’occasione limpidissima per segnare e segno che la squadra di Pillon avrebbe venduto cara la pelle.
Ha sofferto il Bari, evidentemente, tanto che i cambi son serviti a poco in quanto si è arroccato nel suo Fort Apache ed il Pescara, con i suoi arieti, ha cercato di accedervi in tutti i modi risultando pericolosissimo.
Non ce l’ha fatta Basha, oggi in ombra, e al suo posto è subentrato Petriccione al 36′.Cambiato tutto il centrocampo praticamente
Al 40′, finalmente, ci ha prova Cisse’ che, servito da Galano, ha tirato in porta ma il pallone è terminato al lato.
Espulso Campagnaro al 43′ per un fallaccio su Cisse’, un fallo di frustrazione a cui è scaturito il cartellino rosso di Pinzani.
Ed il Pescara, rinvigorito dalla situazione dalla quale è lecito aspettarsi una reazione psicologica,al 47′, come vuole la tradizione barese, Pettinari, dimenticato da Petriccione, ha pareggiato (non segnava da quattro mesi: ed il Bari cosa ci sta a fare?), forse in sospetto fuori gioco, su punizione, servito da un compagno, in dieci uomini, confermando i disastri biancorossi in difesa. Il Bari conferma la storia che lo vuole sempre in difficoltà ogni volta che è in superiorità numerica.
Bari che deve fare mea culpa sulla punizione sulla quale è scaturito il pareggio, sena dimenticare la cosa più importante, vale a d ire che in dieci uomini ha gestito male il possesso palla e, soprattutto, è risultato incapace di chiudere la gara segnando il terzo gol.
Peccato perché, considerati i risultati, si sarebbe potuto portare a soli due punti dal Frosinone. Ma si sa che al Bari piace molto l’autolesionismo. E così sarà fino a fine torneo. Meglio prepararci, dunque, perché qui nessuno regala nulla. Nemmeno il Novara, il Foggia, il Palermo, il Parma, il Carpi e l’Entella.


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