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«La riforma sul lavoro non combatte la precarietà»

Lavoro

Secondo il decreto dignità i contratti a termine dovrebbero avere una durata massima (rinnovi compresi) di 24 mesi. I rinnovi annuali che non si trasformano in un contratto a tempo indeterminato devono essere motivati dall’azienda. Il numero massimo dei rinnovi scende a 4 e a ogni rinnovo si prevede un contributo aggiuntivo dello 0,5%. 

«Riteniamo che la precarietà debba essere combattuta – aggiunge Betti -, ma non sarà l’irrigidimento delle regole a dare risultati. La restrizione normativa sui tempi determinati, che ha messo d’accordo tutte le associazioni di categoria nel dire che il testo debba essere rivisitato, non consente veramente un investimento a lunga durata da parte dell’imprenditore. Sappiamo che nel nostro settore l’85% dei tempi determinati a fine periodo viene stabilizzato. Il restringimento della norma determinerà un forte fluttuare di dipendenti sul contratto a tempo determinato di un anno. Questa è la nostra percezione».

Quali proposte di modifica potrebbero essere dunque avanzate? «A livello nazionale Bergamo – aggiunge Betti – intende portare l’attenzione dei settori che rappresentiamo. Terziario e turismo è pacifico che abbiano esigenze diverse da altri settori. Il turismo è soggetto a picchi stagionali. Indubbiamente non faccio una guerra alle proroghe, ma la causale che per altro per come scritta oggi la norma non prevederebbe nemmeno la sostituzione della maternità o del lavoratore che si assenta dal lavoro, crea effettivamente un forte disagio agli imprenditori e in ricaduta agli stessi lavoratori. Andranno riviste le durate e le introduzioni delle causali per evitare un forte contenzioso che era calato da 8000 a 400 cause all’anno».


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