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C’è l’accordo sul “salva-Roma”

La riunione del Consiglio dei Ministri, durata ben oltre quattro ore, ha trovato un accordo in merito al cosiddetto “salva-Roma”, ossia la norma contenuta nel ddl Crescita che permetterebbe allo Stato di farsi carico del debito finanziario della Capitale. Di fatto dei 7 commi previsti per la questione, sono stati approvati dal Cdm solo l’1 e il 7, praticamente dimezzando l’entità dell’aiuto statale al debito.

Il provvedimento infatti prevede un alleggerimento del peso del debito da parte dello Stato, con la fine, entro il 2021, della gestione commissariale (Roma, dal 2008, è infatti l’unico comune italiano ad avere una gestione commissariale del debito accumulato). Lo Stato contribuirà erogando annualmente 300 milioni di euro, mentre 200 milioni verranno ricavati da un’addizionale Irpef e altri ancora da una tassa applicata sulle partenze dagli aeroporti della capitale.

Il M5S così commenta alla fine del Cdm: “E’ un punto di partenza, siamo sicuri che il Parlamento saprà migliorare ancora di più un provvedimento che, a costo zero, fa risparmiare soldi non solo ai romani ma a tutti gli italiani”.

La questione però ha visto un lungo braccio di ferro tra le due compagini di governo poiché se Salvini osteggia il provvedimento poiché “non ci sono comuni di serie A, e quelli di serie B. […] I debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani ma restano in carico al sindaco della Capitale”, per Di Maio rappresenta la possibilità di tener testa la suo alleato su una questione che sta interessando una città emblematica per il M5S. Roma, infatti, è stata la prima vera vittoria del Movimento 5 Stelle, volta a dover dimostrare di saper governare, di essere capaci di essere un’alternativa non solo credibile, ma anche competente. L’intervento continuo sulla Capitale da parte dello Stato rappresenta però una debolezza per il M5S che ha investito su di essa forze e speranze, ma che continua ad essere un “carrozzone” enorme da trainare.

Il provvedimento “salva-Roma” però crea un precedente: sarà esteso a tutti i comuni che sono in dissesto o a rischio dissesto? Secondo la viceministra Laura Catelli però il governo starebbe vagliando diverse ipotesi: “Una di queste, la possibilità per i Comuni che hanno già varato piani di riequilibrio prima del 2019 di spalmare in 20 anni i costi del debito sarebbe dovuta finire nel testo (riguarda una trentina di comuni, tra cui spicca Reggio Calabria). Per le altre misure (possibilità di rinegoziare i mutui con Cassa Depositi e Prestiti, sospensione per due anni delle rate etc.) sarebbe rientrata in un pacchetto in fase di conversione del decreto perché servono coperture e l’accordo di banche e Cdp”. Dunque l’idea sarebbe quella di aiutare molti comuni in difficoltà, ma a quale costo per i contribuenti?

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