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La crisi del lavoro

Il 2019 terminerà con una percentuale di disoccupazione non inferiore al 9 %. Anche nel primo trimestre del prossimo anno, il valore non scenderà in modo espressivo. Vedremo se, poi, l’Esecutivo saprà ridare fiducia alla produttività nazionale.

In sostanza, dietro alla percentuale che abbiamo segnalato ci sono tanti italiani che non hanno un lavoro o, peggio, che l’hanno perduto. Si scrive, ma non sempre a ragione, che la “colpa” è della crisi economica che ha coinvolto anche il nostro Paese. Giacché ”mal comune non è mezzo gaudio”, andremo a rilevare il livello della disoccupazione nel Bel Paese. I limiti d’età restano, però, una variabile che ha da essere considerata con attenzione.

 Da noi l’occupazione ufficiale non è stata mai piena. La percentuale dei senza lavoro ci ha sempre accompagnato. Prima della Crisi (2008/2015), i senza lavoro erano il 5,8% della forza occupazionale nella Penisola. Poi, la percentuale è aumentata. In questo 2019, non è prevedibile un suo calo espressivo. Come a scrivere che, in ogni caso, la percentuale resterà ancora con effetti negativi sulla vita di parecchie famiglie italiane che, con molto pudore, tentato di tirare avanti senza indebitarsi più di tanto.

Nonostante il “progetto lavoro” della compagine Di Maio/Salvini, la situazione resta complessa per la mancanza di fiducia negli investimenti nazionali. Il mercato dell’occupazione ha risentito della situazione politica. Per investire in produttività è indispensabile avere una qualche certezza occupazionale. Invece, non solo si sono perduti posti di lavoro, ma anche strutture che potevano fornirli.

In questo sistema tutto da rivedere, ci sono responsabilità recenti, ma anche remote. La politica ha avuto la sua parte e i Governi che si sono succeduti hanno fatto il resto. In economia non ci sono vie di mezzo. I compromessi, che possono essere utili in politica, non reggono sul fronte del lavoro. Lo abbiamo notato da subito. In otto anni, l’indice occupazionale è, progressivamente, calato. Solo ora sembra stabilizzato. Il che non significa ancora nulla se la percentuale di chi non ha lavoro resta sempre sopra la media UE. D’illusioni non ce ne facciamo e non siamo intenzionati a prospettarle. Meglio essere realistici.

Giorgio Brignola


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