Estero

India, in 132 villaggi non nascono più bambine

Caterina Giojelli

In un’area dello stato di Uttarakhand in tre mesi sono nati 216 bambini, tutti maschi. Qualcuno nega l’emergenza aborto selettivo ma nel paese sono più di 63 milioni le femmine abortite, lasciate morire o abbandonate subito dopo il parto

Duecentosedici nati in 132 villaggi negli ultimi tre mesi, e nessuno di uno di loro era una bambina. Il governo di Uttarkashi, un distretto a Nord di Nuova Delhi, ha aperto un’indagine per scoprire la causa della “scomparsa delle bambine” sul suo territorio. «Non può essere solo una coincidenza. Ciò indica chiaramente che c’è in corso una strage dei feti femminili nel distretto. Il governo e l’amministrazione non stanno facendo nulla», è la denuncia degli assistenti sociali dell’Asha (Accredited social health activist) all’agenzia di stampa Ani.

UNA TASK FORCE DI 25 INVESTIGATORI

Sul caso dei “villaggi senza bambine” sta lavorando il magistrato Ashish Chauhan, «abbiamo identificato le aree in cui il numero di parti di bambine è pari a zero o a un numero a una cifra sola. Stiamo monitorando queste aree per scoprire cosa sta accadendo e scoprire la verità». Una task force di 25 investigatori si occuperà del caso e di scoprire «se vi siano stati aborti selettivi o forzati», ha spiegato ad Al Jazeera Rekha Arya, la ministra per le donne e i bambini dello Stato. «Su 132 villaggi ce ne sono 82 che mostrano un livello più alto di parti. Quindi cominceremo da quelli». Intanto monta la polemica, qualcuno parla di errore amministrativo, qualcuno nega vi sia un pregiudizio di genere all’origine della scomparsa delle bambine: nello stato di Uttarakhand, dove la media delle bimbe nate è sempre stata di poco inferiore a quella dei bambini, nello stesso periodo in cui nei 132 villaggi sotto indagine non sono stati registrati parti di femmine, in altre zone il dato sembra ribaltarsi.

ABORTIRE O LASCIAR MORIRE DI STENTI LE NEONATE

Nel 1994 l’India ha bandito l’aborto selettivo. Tuttavia, alcuni esperti affermano che la decisione di abortire se si scopre di essere incinte di una femmina (o ad abbandonare o lasciare morire di stenti le neonate) non è mai stata eradicata per motivi economici e culturali: la proprietà passa solo ai maschi e le usanze matrimoniali richiedono che i genitori delle ragazze paghino una dote sostanziale. Per questo le famiglie indiane (non solo nelle campagne, anche nelle città più avanzate, non solo tra le caste più povere, ma anche tra benestanti) tendono a rifiutare le figlie femmine che comportano un costo e non sono in grado di contribuire finanziariamente ai bisogni di una famiglia quanto i maschi, a cui spetta fin da piccoli, come vuole la religione induista, eseguire anche i riti funebri dei loro genitori. Da qui il progredire del business degli aborti selettivi, un business clandestino a cui non si può non pensare leggendo le notizie che provengono da Uttakashi.

IL MEDICO CHE LOTTA PER SALVARE LE FEMMINE

Due anni fa, Tempi aveva intervistato Ganesh Rakh, il medico indiano che nella sua battaglia per salvare dall’aborto le bambine del suo paese è riuscito a coinvolgere 10 mila dottori. «Per un medico la cosa più difficile è annunciare ai parenti quando una persona muore. Ma per me lo era anche quando nasceva una bambina. I parenti e la madre piangevano disperati perché reputavano più importante della vita la continuità della propria discendenza». Molte donne, aveva spiegato il medico, «non abortiscono prima semplicemente perché vanno dai santoni che preparano intrugli assicurando loro la nascita di un maschio». Sebbene la legge vieti la selezione in base al sesso, punendo i medici che la praticano con multe fino a 50 mila rupie e il carcere fino a tre anni, il divieto non è mai stato rispettato. Colpa della corruzione, ha spiegato Rakh, vengono incriminati solo quei medici che non pagano una tangente, e colpa «dell’arrendevolezza del governo, che non fa nulla per sensibilizzare sul tema, anzi chiude gli occhi sull’operato di numerosi centri in cui si praticano esami diagnostici al fine di abortire le bambine. E se alla nascita hanno bisogno di cure, spesso le famiglie preferiscono lasciarle morire». Rakh ha aperto nel 2007 a Pune un ospedale privato: nel 2011, quando il numero delle femmine si è abbassato ulteriormente in tutta l’India, ha deciso che la sua clinica si sarebbe trasformata in un presidio gratuito per la nascita delle bambine. Lavorando  17 ore al giorno, visitando dai 50 ai 100 pazienti per poter permettersi di realizzare il suo progetto, ha dato il via a una campagna “Save the baby girls” che ha contagiato diecimila colleghi, ciascuno chiamato a far nascere una o più femmine gratuitamente per «celebrare la vita».

PIÙ DI 63 MILIONI DI BAMBINE ABORTITE O UCCISE

Sono più di 63 milioni le bambine “scomparse”, cioè mai nate, in India, abbandonate o lasciate morire di stenti. E almeno due milioni di piccole ogni anno vanno “disperse” a causa di aborti, malattie, non curanza e malnutrizione. Lo riporta il report annuale sull’economia indiana stilato dal governo di Nuova Delhi lo scorso anno. Non solo, secondo il report governativo sarebbero 21 milioni le figlie femmine indesiderate, cioè nate nonostante i genitori sperassero in un maschio. Queste ragazze sono destinate a una vita ai margini della società, nutrite poveramente, poca istruzione, poche cure mediche. Tra una settimana, promettono i funzionari indiani, si scoprirà di più anche sulle “bambine scomparse” in Uttarakhand.

Foto Ansa

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