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Bari – Croce e delizia in una categoria difficile come la C

E’ stata una vittoria dal notevole peso specifico, una vittoria che potrebbe dare il “la” ad una svolta positiva nonostante la carenza di gioco e l’inerzia con la quale si va avanti. Una vittoria conquistata col rotto della cuffia all’ultimo secondo, ancor più bella perché ottenuta su calcio di rigore trasformato da Antenucci, una gara, tuttavia, pregna di errori, di ansia e di disagi interiori che ne hanno contaminato l’andamento della stessa. Una vittoria, comunque, riteniamo meritata perché ottenuta dopo una costante pressione del Bari verso la metà di campo reatina i cui giocatori, praticamente, non hanno mai oltrepassato il centrocampo soprattutto nel secondo tempo ed anche prima dell’espulsione di un loro giocatore, allorquando hanno pensato solo a difendersi. Ha fatto eccezione il primo tempo dove il Rieti ha giocato meglio pur senza incidere sul volume delle azioni da rete e lasciando al Bari il pallino della gara,

Una vittoria ottenuta con la tuta da operai addosso, una vittoria, come suol dirsi, sporca, piena di errori che hanno lasciato un retrogusto di incompleto, senza momenti altamente emotivi, anzi, una vittoria che lascia un po’ preoccupati per il futuro tanto che i tifosi l’hanno accettata solo per i tre punti conquistati al gong finale e non perché ci sia stata convinzione.

Il mirino è continuamente orientato verso l’allenatore, reo di non avere ancora le idee chiare, soprattutto nello scegliere il modulo giusto ma, in realtà, lui ha ben chiare le sue idee perché da sempre ha una concezione del calcio così, ovvero poco spettacolo e molta sostanza, lo ha dimostrato ovunque sia andato anche quando gli hanno affidato locomotive sbuffanti, lo ha dimostrato (e lo sta dimostrando) con le  Ferrari dategli in dotazione sin dallo scorso anno. Una scelta che, evidentemente, non convince i tifosi. Ed in effetti, quella di ieri è stata una partita giocata molto male dal punto di vista tecnico, col solito atteggiamento attendista che ha coinciso con una manovra lenta e prevedibile attuata dai difensori che il più delle volte hanno spedito il pallone in area coi soliti cross dal centro del campo senza incidere più di tanto, e non sarà un caso che i gol son scaturiti da un rimpallo (Ferrari) e da un rigore. Per contro, occorre dire, per mera onestà intellettuale, che la squadra di Cornacchini non ha concesso pressoché nulla alla squadra Sabina. In effetti, da questa squadra, è legittimo chiedere di più. Insomma, una squadra come il Bari avrebbe dovuto vincere la gara segnando un gol (ma anche due) nel corso della gara e non al 50’, per giunta su rigore.

E non sarà un caso che l’atteggiamento arrembante sia coinciso con l’espulsione del giocatore reatino, ovvero quando i laziali hanno accusato un prevedibile calo atletico in quanto intenti solo a difendere il pareggio, rafforzati anche dai cambi del loro allenatore volti a coprirsi ancor di più, un momento in cui il Bari ha dominato sul campo, nel senso che ha avuto sempre il comando del gioco. Del resto la differenza l’hanno fatta le sostituzioni (Awha, D’Ursi e Floriano). Tutt’altro che caterpillar, dunque, la squadra deve lavorare sodo, vestirsi sempre da operaia, sporcarsi continuamente mani e piedi e cercare la vittoria sempre in quanto le potenzialità individuali ci sono.

La C è una categoria maledetta nella quale il “gioco” latita un po’ in tutte le latitudini, si tende a spezzettare il gioco senza dimenticare che quando si incontra il Bari, gli avversari ci mettono il 110% dell’impegno badando a difendersi (spesso male) e affidandosi alle ripartenze, un po’ come ha fatto la Viterbese.

E la pressione dei tifosi, sicuramente, non aiuta la causa anche se chi sceglie Bari deve sapere che esiste una pressione da sempre amplificata anche dai social. Non osiamo immaginare cosa sarebbe stato se il Bari avesse perduto ieri a Rieti. Forse quel che manca è un po’ di equilibrio, come spesso capita in questi casi, pur consapevoli che in una piazza come Bari è difficile, molto difficile trovarlo. Non è stata una squadra da censurare quella intravista con la Viterbese e non è una convincete quella di ieri, esistono delle indubbie difficoltà ma anche dei marcati rilievi e quando si rivoluziona una squadra, soprattutto nel caso in cui si partecipa ad una categoria diversa dalla precedente, occorre sempre del tempo perché tutto funzioni a regime. Ma occorre fare i conti con una piazza poco incline all’attesa, la stessa vuole e pretende tutto e subito senza sapere che questa categoria è un campo minato anche se la squadra si chiama Bari. Ed è solo attraverso il cammino tortuoso che si può crescere partita dopo partita prima di accelerare e portarsi nelle posizioni che contano in classifica. E non lo scriviamo per difendere l’allenatore ma solo per mera obiettività. Poi, ovvio, l’allenatore può sbagliare, come contro la Viterbese e l’Avellino, così come può estrarre dal cilindro la scelta vincente. Come ieri.

 

Massimo Longo


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