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Fitch taglia le stime di crescita per l’Italia

Economia e Finanza

CRESCITA ZERO NEL 2019 NO COMMENT DELL’UE SUL DEF, ‘ASPETTIAMO VALUTAZIONE COMPLETA’

Ancora un taglio per le previsioni di crescita per l’Italia da parte di Fitch. Nel 2019 il pil restera’ fermo la precedente previsione era +0,1%). Tagliate da un +0,5% a un +0,4% anche le stime sul 2020 mentre nel 2021 l’agenzia ipotizza un +0,6%. La Commissione Ue non commentera’ le cifre del bilancio prima che tutti i passaggi della procedura di valutazione dei conti pubblici non saranno terminati, fanno sapere da Bruxelles dopo il via libera alla nota di aggiornamento del Def che prevede lo stop all’aumento dell’Iva e l’avvio del taglio delle tasse sul lavoro.

Crescita zero per l’Italia nel 2019. E’ la previsione avanzata nella nuova edizione del Global Economic Outlook da Fitch Ratings, che per l’anno in corso ha limato la cifra rispetto al frazionale progresso dello 0,1% indicato lo scorso giugno. “Il panorama politico domestico ancora incerto e il contesto esterno in deterioramento non favoriscono al momento significativi aumenti negli investimenti”, spiega l’agenzia di rating, che vede il Pil in ripresa nel prossimo anno e nel 2021 rispettivamente al ritmo del +0,4% e del +0,6%. Il vento del rallentamento non soffia d’altra parte soltanto sul Belpaese.

Nello stesso documento, Fitch prospetta infatti il raggiungimento nel 2020 dei minimi da otto anni a questa parte per la crescita globale, data al 2,5% come non succedeva dal 2012. Dall’Organizzazione mondiale del commercio arriva intanto un’altra doccia fredda per tutti: i volumi commerciali, a livello globale, saliranno infatti solo dell’1,2% nell’anno in corso. Anche in questo caso, si tratta di un taglio. E non di poco: ad aprile, il Wto prevedeva una crescita più che doppia, pari al 2,6%. Per il 2020, si parla invece di un +2,7%, a sua volta inferiore rispetto alla precedente proiezione al +3%. Ma con una doverosa precisazione. “I rischi al ribasso rimangono alti”, segnala l’organizzazione, precisando che la velocità di crociera del prossimo anno dipenderà da un ritorno a “relazioni commerciali più normali”. A completare il mesto trittico di giornata sono quindi Istat, Ifo e Kof, che nel nuovo Eurozone Economic Outlook evocano “prospettive di crescita debole per l’area euro”, chiamando in causa le turbolenze geopolitiche associate proprio alla riduzione dei flussi di commercio globale. Nel terzo trimestre, si legge nel documento, la produzione industriale è attesa diminuire (-0,6%) per poi aumentare in misura contenuta nei trimestri successivi (+0,2% nel quarto trimestre e +0,3% nel primo trimestre 2020). Indicazioni che vanno a riflettersi nei dati del Pmi manifatturiero rilevati per il mese di settembre da Ihs Markit attraverso la consueta serie di interviste ai direttori degli acquisti. Mentre le condizioni del settore in Italia peggiorano al tasso più veloce in sei mesi, per la Germania il dato si posiziona sui minimi da giugno 2009 e per l’eurozona nel suo complesso su quelli da ottobre 2012. 


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