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Il coraggio di resistere raccontato da Matteo Campese

Oltre Tevere

Cosa hanno in comune un “soldato senza nome” e il topo Mosè relegati in una prigione nel deserto? La voglia di resistere e non soccombere di fronte alle innumerevoli avversità e sfide della vita. Il “soldato senza nome” e il topo Mosè sono i protagonisti del primo romanzo “Contro il vento alta è la sua fronte” di Matteo Campese edito da Mursia. Questo libro segna l’esordio nel mondo della scrittura di uno dei più noti speaker radiofonici di Radiofreccia.

La sua è una scrittura intimistica, esistenzialista grazie alla quale il lettore entrerà in empatia con le vicende, le sensazioni, le emozioni che il soldato affiderà al topo Mosè semplicemente raccontandosi. Lo farà attivando una sorta di autoanalisi che gli consentirà di viaggiare in un mondo di ricordi che lo condurranno a ripercorrere gli eventi più salienti della sua esistenza, dalla ruvida infanzia ai motivi della sua carcerazione.

Un libro che fa riflettere sul senso della vita. Infonde coraggio e forza. Fonte di ispirazione per tutti coloro che ogni giorno combattono a testa alta le loro battaglie personali e hanno la forza di trasformare le energie negative in qualcosa di costruttivo, capace di far loro evolvere. C’è tanto di Matteo Campese da rintracciare in “Contro il vento alta è la sua fronte”. Da dove ha tratto l’ispirazione per questo libro, dell’origine del titolo e del messaggio di cui fa veicolo ci parla in questa esclusiva intervista.

Com’è nata l’idea di creare i personaggi di “Contro il vento alta è la sua fronte”?

L’ispirazione è nata dalla necessità di trasformare in bello ciò che bello non è. È sorta in un periodo in cui cercavo di affermarmi in campo radiofonico, uno dei miei più importanti obiettivi da realizzare qui a Milano. Era quello un periodo in cui grazie alla scrittura riuscivo a metabolizzare tutte le frustrazioni e le energie negative accumulate nell’inseguire il mio sogno ambizioso. Il “soldato senza nome” sono io ma può essere chiunque. Il topo Mosè è il mio “vero io”. Rappresenta tutti coloro che hanno bisogno di raccontarsi e tutti coloro che attivano una sorta di analisi verso sé stessi. Ho utilizzato questo stilema narrativo per arrivare a tutti. Chiunque può identificarsi nei personaggi del mio romanzo. È un libro che parla di noi stessi.

Si evince dal personaggio del soldato la voglia di raccontarsi e il potere del racconto. Per te che hai sempre a che fare con le parole, cosa significa “raccontarsi”. Che potere ha per te il racconto?

Noi siamo composti da una serie di storie che possiamo raccontare. Siamo fatti di storie. C’è un vecchio detto che afferma che noi abbiamo delle orecchie e una sola bocca perché dovremmo ascoltare di più piuttosto che solo parlare. È la pura verità. Il racconto è fondamentale nella nostra vita. C’è chi racconta e chi ascolta. In un’epoca in cui più che parlare si urla, ascoltare è un privilegio di pochi.

Quanto la musica che ti accompagna quotidianamente nel tuo lavoro di speaker telefonico è stata fonte di ispirazione nella scrittura del tuo libro?

Sono molto riconoscente a Bruce Springsteen. Nel periodo più buoi della mia vita assistere ad un suo concerto mi è servito tanto. Mi ha letteralmente tenuto in vita. Reduce da quel concerto potevo “illuminare” un’intera città per come mi sentivo vitale. Mi ha aiutato a catalizzare le energie negative reagendo alle avversità e spronandomi a combattere.

I tuoi due personaggi hanno in comune la forza di resistere di fronte alle avversità della vita. Si può tradurre questa resistenza in resilienza, tu come la definisci?

La esprimo restando. Il titolo del mio romanzo “Contro il vento alta è la sua fronte” esprime al meglio questo concetto. Quando ci mettiamo allo specchio spesso non ci riconosciamo. È importante davanti alle avversità tenere la fronte alta. L’origine del titolo è curiosa. Abitavo in un quartiere di Milano chiamato Famagosta dove passa la linea della metropolitana. Ogni mattina prendevo la metro per andare al lavoro e passavo da un sottopassaggio addobbato da splendidi murales. Uno di essi ritraeva il profilo di una donna bellissima che impugna un covone di grano e un falcetto. È ritratta con una postura orgogliosa e la fronte alta. A fianco al profilo c’era la scritta “Contro il vento alta è la sua fronte”. Quando la guardavo mi incoraggiava. Sentivo che quel titolo era lì per me e me lo sono preso.

La riflessione che emerge dal tuo romanzo è quello di dare un senso alla vita. Cosa secondo te dà un senso alla vita?

Lo scopo di tutto non è vincere. Il senso è continuare a combattere anche se sai che perderai. La chiave di tutto sta nella fierezza di combattere.

Qualche anticipazione sulle prossime presentazioni del libro…

Il 22 Ottobre sarò a Bologna alla Libreria Feltrinelli di piazza Ravegnana mentre il 28 mi trovate a Roma alla Mondadori di Via Cola di Rienzo.

Perché il lettore de IlCorriereNazionale.net dovrebbe leggere il tuo libro?

Perché parla d lui. Perché ognuno ha le proprie battaglie e sfide e le affronta quotidianamente con forza e coraggio. Spero che il mio libro porti a conoscere Lo Straniero di Camus, un grande della letteratura dell’Ottocento. Un libro impressionante e suggestivo, scritto da un genio che ha vinto anche il Premio Nobel. L’ambientazione e lo spazio cronologico del mio romanzo si rifà molto a Lo Straniero di Camus.

Parlando di progetti futuri…Stai già pensando alla scrittura di un secondo romanzo?

Vorrei pubblicare un libro di poesie anche se è un progetto molto ambizioso in quest’epoca. Sarà la mia sfida personale. Ci sto lavorando.

 

Mariangela Cutrone

 


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