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Scusaci Liliana, davvero

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Liliana Segre potrebbe essere una donna come tante, una mamma, una nonna, un’amica. Liliana Segre però non lo è perché nel 1943 è stata costretta a fuggire e poi deportata nel campo di sterminio di Birkenau-Auschwitz con la matricola n.75190 alla sola età di 14 anni. Liliana Segre ha subito l’orrore di perdere parte della sua famiglia, l’orrore di vivere in un periodo in cui l’odio e l’intolleranza stavano per conquistare il mondo. Ci eravamo andati vicini, ma fortunatamente così non è stato.

Siamo sopravvissuti a due guerre mondiali che ci avrebbero dovuto insegnare il valore della libertà e della solidarietà, che l’odio per il semplice gusto di disprezzare non porta da nessuna parte, che la violenza contro i deboli strema la società, che diffondere la paura non fa altro che portare con sé altra prepotenza. Dovevamo imparare dai nostri errori, ma forse così non è stato.

Liliana Segre è stata messa sotto scorta a causa delle minacce che da tempo riceveva. La sua colpa? Quella di impegnarsi nella lotta contro l’intolleranza e l’odio che continuano ad esistere nel nostro presente. Ci prova nella sua azione quotidiana, come senatrice a vita, con l’istituzione della commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. Una vittoria sì, ma dal sapore amaro: l’approvazione della mozione ha visto 98 astensioni tra i senatori di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Anche in quell’occasione ha dovuto subire l’ennesimo dispiacere. Nel momento in cui a livello politico Liliana aveva provato dare un segnale istituzionale per il contrasto a questi episodi ormai sempre più frequenti, non doveva trovare opposizioni. Si è detta “amareggiata” ma “odiare significa perdere tempo prezioso. E’ un peccato verso se stessi”. Quanta verità.

In quella circostanza le giustificazioni di un’area politica che ha tentato di spiegare la motivazione di un gesto così irrispettoso, sono apparse solo grottesche. Ridicolo è poi chi paragona le ‘minacce’ ricevute a quelle della senatrice a vita, sminuendo la gravità della situazione. Ridicoli sono anche quelli che si dimostrano solidali verso Liliana Segre e poi sono i primi ad usare la violenza, fisica, verbale e mentale nel proprio quotidiano.

Questo clima continuo di odio, razzismo e violenza continua ad essere sempre più legittimato da chi dovrebbe tutelarci, da chi è dovrebbe occuparsi dell’interesse pubblico del nostro Paese. L’unico modo che si ha per reagire a questi rigurgiti che sembravano passati deve essere quello di reagire perché ormai non sono più episodi isolati. Questo è quello che Liliana Segre sta cercando di fare per noi.

Scusaci Liliana se nel 2019 siamo ancora a questo punto. Scusaci se hai dovuto assistere in prima persona all’indebolimento della nostra coscienza. Scusaci se da cittadini non riusciamo ad impedire che la politica si comporti nel peggiore dei modi, assecondando la pancia della propria essenza, quella fatta di bassi interessi. Il tutto per un voto in più. Scusaci Liliana se devi subire l’ipocrisia di questo secolo.

Da chi non ci sta

Di Sara Carullo


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