fbpx

Assad – L’Europa è stata protagonista principale nel creare il caos in Siria

Estero

Di Malachia Paperoga 

Pubblichiamo la versione scritta dell’intervista al Presidente siriano Assad. Realizzata da Rai News 24 e poi non mandata in onda senza una ragionevole spiegazione, di fronte al montare delle critiche e al fatto che il video fosse stato divulgato intanto dai media siriani è alla fine stata dirottata su RaiPlay, una scelta che il sindacato Usigrai ha definito “incomprensibile”.
Assad risponde in modo convincente, introducendo il punto di vista siriano sulla questione: le ingerenze esterne (europee e americane), le accuse all’esercito siriano mai provate, l’importanza di tornare alla normalità, ossia ad una Siria liberata, riunita e sovrana.

Traduzione di Carmen The Sister e Malachia Paperoga

Damasco. Il presidente Bashar al-Assad ha detto che la Siria uscirà più forte dalla guerra e che il futuro della Siria è promettente e la situazione sta molto migliorando, sottolineando le conquiste dell’esercito arabo siriano nella guerra contro il terrorismo.

Il Presidente ha concesso un’intervista alla TV Rai News 24 il 26 novembre 2019; l’intervista doveva essere trasmessa il 2 dicembre, ma la televisione italiana non ha mandato in onda la trasmissione per motivi incomprensibili. Assad ha aggiunto che l’Europa è il responsabile principale della creazione del caos in Siria e che il problema dei rifugiati è il risultato del sostegno diretto al terrorismo da parte dell’Europa insieme agli Stati Uniti, alla Turchia e a molti altri paesi. Il presidente Assad ha sottolineato che, fin dall’inizio della storiella riguardante le armi chimiche, la Siria ha sempre affermato di non averle usate.

Il Presidente ha affermato che l’organizzazione OPCW ha falsificato e inventato il rapporto riguardante le armi chimiche, solo perché gli Americani volevano che lo facesse. Quindi, fortunatamente, questo rapporto ha provato che tutto quello che diciamo da qualche anno, fin dal 2013, era corretto.

Nel seguito il testo completo dell’intervista:

Prima domanda: Signor Presidente, grazie per averci fatto venire. Iniziamo parlando della situazione attuale in Siria, qual è la situazione sul terreno, che cosa succede nel paese?

Presidente Assad: Se parliamo di Siria a livello sociale, la situazione è molto, molto migliorata, da questa guerra abbiamo imparato molte lezioni  e penso che il futuro della Siria sia promettente; verremo fuori più forti da questa guerra. Se parliamo della situazione sul terreno: l’esercito Siriano è avanzato negli ultimi tre anni e ha liberato molte aree dai terroristi; rimane ancora Idlib, dove c’è al-Nusra che ha l’appoggio dei Turchi, e abbiamo la parte nord della Siria dove i Turchi hanno invaso il nostro territorio il mese scorso. Riguardo alla situazione politica, possiamo dire che sta diventando molto più complicata, perché abbiamo molti attori coinvolti nel conflitto siriano per a prolungarlo e trasformarlo in una guerra di logoramento.

Seconda domanda: Quando lei parla di liberare, sappiamo che lo fa in ottica militare, ma la questione è: qual è la situazione ora per le persone che hanno deciso di rientrare nella società? Il processo di riconciliazione, a che punto è? Sta funzionando?

Presidente Assad: In realtà, abbiamo chiamato “riconciliazione” il metodo che abbiamo adottato quando volevamo creare, diciamo, una buona atmosfera: permettere alle persone di vivere insieme, e che le persone che hanno vissuto fuori dalle aree sotto il controllo del governo possano tornare all’ordine della legge e delle istituzioni. Abbiamo concesso l’amnistia a tutti coloro che hanno deposto le armi e obbedito alla legge. Su questo punto la situazione non è complicata, se avrete la possibilità di visitare il paese vedrete che la vita sta tornando alla normalità. Il problema non era quello di persone che lottavano tra loro, la situazione non somigliava a quello che la narrativa occidentale cercava di rappresentare – Siriani che si combattevano tra loro. Il termine “guerra civile” è fuorviante. La situazione era che i terroristi avevano preso il controllo di alcune aree, e avevano imposto le loro regole. Quando i terroristi non ci sono più, la gente torna alla loro vita normale e vivono tutti insieme. Non è stata una guerra di religione, né una guerra etnica, né una guerra politica; sono stati terroristi sostenuti da poteri esterni, che grazie al denaro e alle armi hanno occupato queste aree.

Terza domanda: Non è preoccupato che il tipo di ideologia estremista che ha preso piede ed è stata il riferimento nella vita di tutti i giorni della gente per tanti anni possa in qualche modo radicarsi nella società e ripresentarsi, presto o tardi?

Presidente Assad: Questa è una delle più grandi sfide che stiamo affrontando. Quello che lei chiede è molto corretto. Abbiamo due problemi. Le aree che erano fuori dal controllo del governo sono state governate da due cose: caos, perché non c’era legge, per cui la gente – specialmente le generazioni più giovani – non sanno nulla di Stato, leggi e istituzioni. La seconda cosa, che è profondamente radicata nelle menti, è l’ideologia, l’ideologia oscura, l’ideologia wahabita – dell’ISIS, di al-Nusra o Ahrar al-Cham, o di altre ideologie di terroristi estremisti islamici. Ora abbiamo iniziato con questa realtà, perché quando si libera un territorio bisogna risolvere i problemi, se no a che scopo liberarlo? La prima parte della soluzione è religiosa, perché l’ideologia è un’ideologia religiosa, e il clero siriano, o diciamo le istituzioni religiose in Siria, stanno facendo un grande sforzo a riguardo, e stanno avendo successo; riescono ad aiutare queste persone a capire la vera religione, non la religione che gli è stata insegnata da al-Nusra o dall’ISIS o da altre fazioni. 

Quarta domanda: Quindi essenzialmente il clero e le moschee sono parte del processo di riconciliazione? 

Presidente Assad: Si tratta proprio della parte più importante. La seconda parte sono le scuole. Nelle scuole, hai gli insegnanti, hai l’istruzione, e hai i curriculum nazionali, e questo è molto importante per cambiare la mente di queste giovani generazioni. Terzo, abbiamo la cultura, il ruolo dell’arte, degli intellettuali, e così via. In alcune aree, è molto difficile giocare queste carte, quindi è stato molto più facile partire con la religione, e poi con le scuole.

Quinta domanda: Signor Presidente, torniamo per un istante alla politica. Lei ha menzionato la Turchia, giusto? La Russia è stato il vostro miglior alleato in questi anni, non è un segreto, ma ora la Russia sta scendendo a patti con la Turchia su alcune aree che sono parte del territorio siriano, come affronta la questione? 

Presidente Assad: Per capire il ruolo della Russia, occorre capire i principi russi. La Russia crede nella legge internazionale – e nell’ordine internazionale basato su questa legge – sia nell’interesse della Russia e nell’interesse di tutti al mondo. Quindi, per loro, supportare la Siria significa sostenere la legge internazionale; questo è il primo punto. In secondo luogo, essere contro i terroristi è nell’interesse del popolo russo e del resto del mondo. Quindi, essere con la Turchia e cercare compromessi non significa sostenere l’invasione turca; piuttosto hanno voluto giocare un ruolo per convincere i turchi che devono lasciare la Siria. Non sostengono i turchi, non dicono “questa cosa è buona, accettiamola e la Siria deve accettarla”. Non è così. Ma a causa del ruolo negativo degli americani e del mondo occidentale riguardo alla Turchia e ai Curdi, i russi hanno preso posizione, per bilanciare il loro ruolo, per rendere la situazione… non direi migliore, ma meno peggiore se vogliamo essere precisi. Perciò, nel frattempo, questo è il loro ruolo. In futuro, la loro posizione è molto chiara: l’integrità della Siria e la sovranità della Siria. L’integrità e la sovranità della Siria sono in contraddizione con l’invasione turca, questo è molto ovvio e chiaro.

Sesta domanda: Quindi, mi sta dicendo che i russi potrebbero trovare un compromesso, ma la Siria non scenderà a compromessi con la Turchia. Voglio dire, le relazioni sono ancora parecchio tese. 

Presidente Assad: No, nemmeno i russi sono scesi a compromessi riguardo alla sovranità. No, affrontano la realtà. Ora, la realtà è negativa, devi farti coinvolgere per fare qualcosa… Non userei la parola compromesso perché questa non è la soluzione definitiva. Potrebbe essere un compromesso riguardo alla situazione a breve termine, ma a lungo e medio termine, la Turchia dovrebbe andarsene. Non c’è dubbio a riguardo.

Settima Domanda: E a lungo termine, sono in programma discussioni tra lei e il signor Erdogan?

Presidente Assad: Non mi sentirei orgoglioso se un giorno dovessi farlo.  Mi sentirei disgustato ad affrontare questo tipo di islamisti opportunisti, non musulmani, islamisti – è un altro termine, è un termine politico.  Ma ancora una volta, dico sempre: il mio lavoro non è quello di essere contento di quello che sto facendo o infelice o altro. Non si tratta dei miei sentimenti, ma degli interessi della Siria, quindi ovunque vadano i nostri interessi, lì andrò io.

Ottava Domanda: In questo momento, quando l’Europa guarda la Siria, a parte le considerazioni sul paese, vede due questioni principali: una sono i rifugiati, e l’altra sono i jihadisti o i “foreign fighters” che ritornano in Europa. Come vede queste preoccupazioni europee?

Presidente Assad: Dobbiamo partire da una domanda semplice: chi ha creato questi problemi? Come mai ci sono rifugiati in Europa? È una domanda semplice: la causa è il terrorismo che viene sostenuto dall’Europa – e naturalmente dagli Stati Uniti e dalla Turchia e da altri – ma l’Europa è stato l’attore principale nel creare caos in Siria. Quindi, chi semina vento raccoglie tempesta.

Nona Domanda: Perché dice che l’Europa è stato l’attore principale?

Presidente Assad: Perché hanno pubblicamente sostenuto, l’UE ha sostenuto i terroristi in Siria fin dal primo giorno, dalla prima settimana, proprio dall’inizio. Hanno dato la colpa al governo siriano, e alcuni regimi come quello francese hanno mandato armi in Siria, l’hanno detto – uno dei loro funzionari – mi pare il loro ministro degli Affari Esteri, forse Fabius, ha detto “mandiamole”. Hanno mandato armi; hanno creato questo caos. Ecco perché molte persone hanno trovato difficile rimanere in Siria; milioni di persone non potevano vivere qui quindi hanno dovuto uscire dalla Siria.

Decima Domanda: In questo momento, nella regione, ci sono disordini, e c’è un certo caos. Un altro degli alleati della Siria è l’Iran, e qui la situazione si fa complicata. La cosa ha un qualche effetto sulla situazione in Siria?

Presidente Assad: Certamente, ogni volta che si crea caos, la situazione diventa brutta per tutti, ci saranno effetti collaterali e ripercussioni, specialmente quando ci sono interferenze esterne. Se è qualcosa di spontaneo, se parliamo di dimostrazioni e di persone che chiedono riforme o un miglioramento della situazione economica o di qualche altro diritto, si tratta di una cosa positiva. Ma se si tratta di vandalismo e di distruggere e uccidere e di interferire da parte di poteri esterni, allora no, – è senz’altro una cosa negativa, brutta, e un pericolo per tutti gli abitanti della regione.

Undicesima Domanda: È preoccupato di quello che succede in Libano, che è proprio alle vostre porte?

Presidente Assad: Sì, nella stessa maniera. Naturalmente, il Libano potrebbe influire sulla Siria più che su qualsiasi altro paese, perché è un paese confinante. Ma ancora una volta: se si tratta di una cosa spontanea e riguarda riforme e liberarsi di un sistema politico settario, sarebbe una buona cosa per il Libano. Ancora una volta, dipende dalla consapevolezza del popolo libanese nel non lasciare che qualcuno dall’esterno tenti di manipolare il movimento spontaneo o le dimostrazioni in Libano.

Dodicesima Domanda: Torniamo a quello che sta succedendo in Siria. In giugno, Papa Francesco le ha scritto una lettera chiedendole di dare attenzione e rispettare la popolazione, specialmente a Idlib, dove la situazione è ancora molto tesa, perché ci sono scontri là, e anche per come i prigionieri vengono trattati in prigione. Lei gli ha risposto, e che cosa gli ha risposto?

Presidente Assad: La lettera del Papa riguardava le sue preoccupazioni per i civili in Siria e ho avuto l’impressione che forse in Vaticano non conoscono l’intera situazione. Tutto questo è normale, dal momento che la narrazione mainstream in occidente è tutta incentrata sul “governo cattivo” che uccide la “brava gente”; a leggere e ad ascoltare gli stessi media ogni pallottola dell’esercito siriano e ogni bomba uccide solo civili e solo ospedali! Non uccidono terroristi, perché prendono di mira i civili! Il che non è vero. Quindi, ho risposto con una lettera che spiegava al Papa la realtà della Siria – perché noi siamo i più preoccupati, o quelli che si preoccupano prima, delle vite dei civili, perché non si può liberare un’area in cui le persone si rivoltano contro di te. Non puoi parlare di liberazione mentre i civili sono contro di te o contro la società. La parte più cruciale della liberazione militare di ogni area è di avere il sostegno della gente in quell’area o in generale nella regione. Questo è stato chiaro fin dall’inizio di questi nove anni e il contrario sarebbe contro i nostri interessi.

Tredicesima Domanda: Ma questo tipo di appello, in qualche modo, vi ha fatto ripensare anche all’importanza di proteggere i civili e la gente del suo paese?

Presidente Assad: No, queste cose le facciamo tutti i giorni, non solo per valori morali, principi ed etica, ma perché è nel nostro interesse. Come appena detto, se non avessimo questo sostegno – senza il sostegno della gente, non si può ottenere nulla… non puoi avanzare politicamente, militarmente, economicamente in ogni aspetto. Non avremmo potuto sopportare questa guerra per nove anni senza il sostegno della gente e non avremmo avuto il sostegno della gente se ci fossimo messi ad uccidere i civili. Questa è una semplice equazione, auto-evidente, nessuno può contraddirla. Ecco perché dico che, a prescindere dalla lettera, questa è la nostra preoccupazione. Ma comunque, il Vaticano è uno stato, e noi pensiamo che il ruolo di ogni stato – se si preoccupa di questi civili, è di occuparsi della ragione principale del conflitto. La ragione principale è il ruolo occidentale nel sostenere i terroristi, e sono le sanzioni imposte alla popolazione siriana che hanno reso la situazione molto peggiore – e questa è un’altra causa dei rifugiati che vi ritrovate ora in Europa. Voi non volete i rifugiati, ma allo stesso tempo create la situazione o il clima che suggerirà loro “vai via dalla Siria, da qualsiasi altra parte”, e naturalmente andranno in Europa. Quindi questo paese, ogni paese, dovrebbe affrontare le vere ragioni e noi speriamo che il Vaticano possa interpretare questo ruolo all’interno dell’Europa e nel mondo; convincere molti stati che dovreste smetterla di immischiarvi nelle questioni siriane, smetterla di violare le leggi internazionali. Sarebbe sufficiente questo: abbiamo solo bisogno che la gente rispetti le leggi internazionali. I civili sarebbero al sicuro, si ripristinerebbe l’ordine e tutto andrebbe bene. Non serve nient’altro.

Quattordicesima Domanda: Signor Presidente, lei è stato accusato più volte di aver usato armi chimiche, e questo è stato il motivo di molte decisioni e un punto chiave, una linea rossa, per molte decisioni. Un anno fa, più di un anno fa, ci sono stati i fatti di Douma che sono stati considerati un’altra linea rossa. Dopo, ci sono stati bombardamenti, e sarebbe potuta andare peggio, ma qualcosa si è fermato. In questi giorni, attraverso WikiLeaks, sta venendo fuori che potrebbe esserci stato qualcosa di sbagliato nel rapporto. Quindi, nessuno è ancora in grado di dire cosa è successo, ma potrebbe esserci stato qualcosa di sbagliato nel rapporto.

Presidente Assad: Abbiamo sempre – fin dall’inizio di questa narrazione riguardo alle armi chimiche – detto che non le abbiamo usate; non possiamo usarle, è impossibile usarle nella nostra situazione per molte ragioni, diciamo ragioni logistiche.

Intervistatore: Me ne dia una.

Presidente Assad: Una ragione, una molto semplice: quando avanzi, perché mai dovresti usare armi chimiche?! Se stiamo avanzando, perché dovremmo averne bisogno?! Siamo in una situazione molto buona, quindi, perché usarle, specie nel 2018? Ecco la prima ragione. La seconda, molto concreta prova che respinge questa narrazione: quando usi armi chimiche – sono armi di distruzione di massa – parli di migliaia di morti, o almeno centinaia. Questa cosa non è mai accaduta, mai – tutto quello che abbiamo erano quei video di attacchi chimici simulati. Nell’ultimo rapporto che lei ha menzionato, c’è un’incongruenza tra quello che abbiamo visto nel video e quello che hanno visto come tecnici o come esperti. La quantità di cloro di cui hanno parlato: prima di tutto, questo cloro non è un prodotto per la distruzione di massa; in secondo luogo, la quantità che hanno trovato è la stessa quantità che potresti avere in casa, esiste in molte famiglie ed è usata magari per pulire o altro. La stessa identica quantità. Ecco quello che ha fatto l’organizzazione OPCW – hanno prodotto e falsificato il rapporto, solo perché gli americani lo volevano. Quindi, fortunatamente, questo rapporto dimostra che tutto quello che abbiamo detto durante i primi anni, sin dal 2013, era corretto. Noi abbiamo ragione, e loro torto. Questa è la prova, è l’evidenza concreta riguardo a questa questione, Quindi, ancora una volta, l’OPCW è condizionata, è stata politicizzata ed è immorale, e queste organizzazioni che dovrebbero lavorare in parallelo con le Nazioni Unite per creare un mondo più stabile – vengono usate come braccia americane e occidentali per creare più caos.

Quindicesima Domanda: Signor Presidente, dopo nove anni di guerra, lei parla degli errori degli altri. Vorrei che ci parlasse dei suoi errori, se ne ha fatti. C’è qualcosa che avrebbe fatto diversamente, e qual è la lezione che ha imparato e che può aiutare il suo paese?

Presidente Assad: Sicuramente, perché quando si parla di aver fatto qualcosa, si trovano sempre degli errori, fa parte della natura umana. Ma quando si parla di pratica politica, si hanno due cose: si hanno strategie o grandi decisioni; e si parla di tattiche – o in questo contesto, di implementazioni. In questo senso, le nostre decisioni strategiche o principali erano di opporsi al terrorismo, di iniziare la riconciliazione e di opporsi alle influenze esterne nei nostri affari. Oggi, dopo nove anni, adottiamo le stesse politiche; siamo ancora più aderenti a queste politiche. Se pensassimo che erano sbagliate, le avremmo cambiate; ma in realtà no, pensiamo che non ci fosse niente di sbagliato in queste politiche. Abbiamo intrapreso la nostra missione, abbiamo implementato la costituzione proteggendo il popolo. Ora, se dobbiamo parlare di errori di implementazione, naturalmente si trovano molti errori. Penso che se vogliamo parlare di errori riguardo alla guerra, non dovremmo parlare delle decisioni prese durante la guerra causate dalla guerra – o parte di essa, è un risultato di qualcosa avvenuto prima. Abbiamo dovuto affrontare due cose durante questa guerra: la prima era l’estremismo. L’estremismo è iniziato in questa regione alla fine degli anni ’60 e ha accelerato negli anni ’80, specialmente l’ideologia Wahabita. Se vogliamo parlare di errori nell’affrontare questa questione, allora sì, dirò che siamo stati molto tolleranti con qualcosa che era molto pericoloso. Questo è un grosso errore che abbiamo condotto in quei decenni; parlo di diversi governi, incluso il mio prima di questa guerra. Il secondo: quando hai persone che sono pronte a rivoltarsi contro l’ordine costituito, distruggere proprietà pubbliche, commettere atti vandalici e così via, sono persone che lavorano contro il tuo paese, sono pronte a lavorare con potenze straniere – intelligence straniere, chiedono interferenze militari esterne contro i loro paese. Quindi, qui si pone la questione: come abbiamo fatto ad averli? Se lo chiede a me, le dirò che prima della guerra avevamo più di 50.000 fuorilegge che non vennero catturati dalla polizia, per esempio; per questi fuorilegge, il nemico naturale è il governo, perché non vogliono andare in prigione.

Sedicesima Domanda: E cosa mi dice della situazione economica? Perché parte di essa – non so se una piccola o grande parte – ma una parte è stato anche il malcontento e i problemi della popolazione in certe aree in cui l’economia non funzionava. C’è qualche lezione da imparare?

Presidente Assad: Potrebbe essere un fattore, ma sicuramente non un fattore principale. Alcune persone parlano dei quattro anni di siccità che hanno spinto la gente a lasciare la propria terra nelle aree rurali per recarsi in città… potrebbe essere un problema, ma questo non è il problema principale. Hanno parlato della politica liberale… non avevamo una politica liberale, siamo ancora socialisti, abbiamo ancora un settore pubblico – un settore pubblico molto grande nel governo. Non puoi parlare di politica liberale mentre hai un grande settore pubblico. Abbiamo avuto crescita, buona crescita.

Ovviamente, nell’attuazione della nostra politica, di nuovo ci sono stati degli errori. Come si possono creare pari opportunità tra le persone? Tra zone rurali e tra le città? Quando l’economia cresce, le città ne trarranno maggiori benefici, ciò creerà più immigrazione dalle aree rurali alle città… questi sono fattori che potrebbero avere un ruolo, ma non è questo il problema. Nelle zone rurali in cui si ha più povertà, il denaro del Qatar ha svolto un ruolo più efficace che nelle città, è naturale. Lì paghi per mezz’ora quello che ottengono in una settimana; va molto bene per loro.

Diciassettesima Domanda: Siamo quasi arrivati alla fine, ma ci sono altre due domande che voglio farle. Una riguarda la ricostruzione, e la ricostruzione sarà molto costosa. Come può immaginare di potersi permettere questa ricostruzione, chi potrebbe essere il vostro alleato nella ricostruzione?

Presidente Assad: Non abbiamo grossi problemi. Dicono che la Siria non ha soldi… no, in realtà i siriani hanno molti soldi; il popolo siriano nel mondo ha molti soldi e vuole venire a costruire il suo paese. Perché quando si parla di costruire il paese, non si tratta di dare soldi alle persone, si tratta di ricavarne benefici – è un business. Quindi, molte persone, non solo siriane, vogliono fare affari in Siria. Quindi, parlando di dove trovare i fondi per questa ricostruzione, ci sono già, ma il problema è che queste sanzioni impediscono a quegli uomini d’affari o a quelle aziende di venire e lavorare in Siria. Nonostante ciò, abbiamo iniziato e, nonostante ciò, alcune società straniere hanno iniziato a trovare dei modi per eludere queste sanzioni e abbiamo iniziato a pianificare. Ci vorrà tempo, senza le sanzioni non avremmo problemi con i finanziamenti.

Diciottesima Domanda: Conclusione su una nota molto personale, signor Presidente; si sente un sopravvissuto?

Presidente Assad – Se parliamo di una guerra nazionale come questa, in cui quasi tutte le città sono state danneggiate dal terrorismo o dai bombardamenti esterni e quant’altro, allora possiamo dire che tutti i siriani sono dei sopravvissuti. Penso che questa sia la natura umana: essere un sopravvissuto.

Giornalista – Ma lei?

Presidente Assad – Io sono parte di quei siriani. Non posso essere separato da loro; ho gli stessi sentimenti. Ancora una volta, non si tratta di essere una persona forte che è riuscita a sopravvivere. Senza questa atmosfera, questa società o questo contesto in cui sopravvivere, non si potrebbe sopravvivere. È un fatto collettivo; non è una sola persona, non è una performance individuale.

Giornalista – Grazie mille, signor Presidente.

Presidente Assad – Grazie.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai apprezzato i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli.

RSS
Facebook
YOUTUBE