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Dopo il “caro” e il “tu” è arrivato l’amore…

Arte, Cultura & Società

Scrivevo in una lettera pubblicata da un noto settimanale: «Non so se in tutta Roma, o addirittura in tutta Italia, ma qui nel quartiere di Colli Aniene, i bar dove non ti chiamano “caro” si contano sulla punta delle dita di una mano. Nel negozio di ferramenta mi hanno chiamato “giovanotto” in omaggio alla mia barba bianca. Pazienza! Il fatto è che mentre uscivo ho sentilo chiamare “giovanotta” una signora. Eravamo in pizzeria l’altra sera, in un quartiere attiguo a Colli Aniene, e a servirci c’era un cameriere distinto, con buone maniere, forse troppo cerimonioso. Ho detto a mia figlia: “Be’, meno male, questo cameriere non mi chiamerà caro”. Ci passa vicino un altro cameriere, che non c’entrava per niente col nostro tavolo, e ci chiede: “Tutto bene, cari?”».

E in un’altra lettera: «E che dire del “tu”? Mi piacerebbe, ad esempio,  che il medico di famiglia non si ostinasse a darmi del tu mentre io mi ostino a dargli del lei. Non mi viene, capite? Non mi riesce di dargli del tu, sebbene lo conosca da anni. Non siamo amici, perché dovrei dargli del tu?».

L’altra mattina, però, qualcuno è andato oltre. Vado a pagare cornetto e caffè nel solito bar dove mi reco sempre giacché le brioche sono squisite, la cassiera mi comunica il costo e anziché “signore”, mi chiama “amore”. E’ un po’ di tempo che mi conosce, ma non immaginavo d’essere considerato da lei un amore. Un amore di nonno.

Renato Pierri


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