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Celibato dei preti. Perché  non si legge il vangelo?

Cultura & Società

Il versetto del vangelo che parla del celibato è il seguente: «Vi sono infatti eunuchi che nacquero così dal seno della madre, e vi sono eunuchi che furono resi tali dagli uomini, e vi sono eunuchi che si resero tali da sé per il regno dei cieli.

Chi può comprendere, comprenda» (Mt 19,12). La Chiesa cattolica “ha compreso” che per i presbiteri, la rinuncia al matrimonio non debba essere una scelta, ma un obbligo. Le Chiese orientali  “hanno compreso” invece che uomini sposati possono essere ordinati sacerdoti, ma non vescovi. Nel giudaismo, in base al precetto divino espresso in Genesi 1,28 («crescete e moltiplicatevi»), era sentito come un dovere religioso che l’uomo prendesse moglie; una sentenza rabbinica del secolo I d.C. dice: «Colui che non si preoccupa di avere una discendenza, è come colui che commette omicidio». Al n. 15 del Catechismo della Chiesa Cattolica: “I consigli evangelici, nella loro molteplicità, sono proposti ad ogni discepolo di Cristo. La perfezione della carità, alla quale tutti i fedeli sono chiamati, comporta per coloro che liberamente accolgono la vocazione alla vita consacrata, l’obbligo di praticare la castità del celibato, la povertà e l’obbedienza”. L’errore sta nel fatto di trasformare tranquillamente, arbitrariamente, i “consigli evangelici”, in obblighi evangelici.

“E io ti dico: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16, 18 – 19). Pietro era sposato, così come lo erano con molta probabilità gli altri apostoli.

Renato Pierri


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