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Ad ogni legge elettorale il suo effetto

Politica

Dopo la bocciatura della Consulta sul referendum della Lega sul ritorno ad un maggioritario a causa della “eccessiva manipolatività”, continua la ricerca di una legge elettorale che possa accontentare le parti politiche, almeno quelle di governo. L’ipotesi più condivisa sembra essere quella del Germanicum, un proporzionale con soglia di sbarramento al 5% simile al corrispettivo attualmente in vigore in Germania, sul quale stanno lavorando Emanuele Fiano (Pd), già promotore dell’attuale legge elettorale (il Rosatellum appunto) e Francesco Forniciti (M5S).

Indipendentemente dalla riuscita o meno di questo progetto, la legge elettorale è uno dei migliori sistemi per ‘controllare’ la rappresentanza futura di un Paese. Se si guarda al passato, dall’inizio della Seconda Repubblica, le leggi elettorali hanno permesso di avere determinate conseguenze: ad esempio le leggi Mattarella (l.n. 276 e 277/1993) sono state elaborate con l’obiettivo di semplificare il sistema politico, ridurre la frammentazione partitica permettendo la formazione di due grandi poli che potessero generare stabilità dopo i turbolenti fatti che hanno portato alla dissoluzione della Prima Repubblica. La componente maggioritaria della legge permetteva sì di ottenere collegi uninominali ma per vincere era necessario costituire una coalizione, finendo per essere fortemente inclusive ma notevolmente instabili.

La legge Calderoli (l.n. 270/2005) invece, seppur a prevalenza proporzionale e con un premio di maggioranza per la coalizione vincente, non è riuscita a ridurre la frammentazione perché le soglie consentivano anche ai piccoli partiti di essere potenzialmente decisivi e pertanto compromettere la stabilità interna alla coalizione. Questo meccanismo è stato incentivato dalla presenza di una componente maggioritaria che invogliava a rimanere in coalizione perché anche i micropartiti potevano vincere un collegio uninominale.

Il modello tedesco ha sempre rappresentato un modello che l’Italia ha sempre cercato di replicare. Anche prima dell’approvazione della legge Rosato-Fiano (l.n. 165/2017), era stato proposto un sistema similare che fu bocciato proprio dal Movimento 5 Stelle. Gli effetti proporzionali del Germanicum sono attraenti per i partiti di governo perché permetterebbe loro di poter avere seggi che altrimenti con un sistema maggioritario sarebbero difficili da ottenere. Basta un solo voto in più per aggiudicarsi il collegio uninominale.

Per due partiti in difficoltà come il Pd e il M5S, un simile sistema sarebbe fondamentale per mantenere la loro presenza sul territorio e dunque avere parlamentari in numero tale da poter contare ancora. Una soglia di sbarramento così elevata però penalizza le piccole forze politiche come LeU e la neonata Italia Viva perché risulta essere difficile da superare, specie per la prima.

Di Sara Carullo


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